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Una storia di Albert5454

Questa storia è presente nel magazine Pillole di pensieri.

Di scienza & coscienza.

Sembrano lontane.Proviamo a sentirle entrambe.

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11 minuti

Pubblicato il 10 dicembre 2018 in Altro

Tags: #scienza #coscienza #comandamenti #chiesa #birra

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E ti ho incrociato, coscienza.

La notte sprizza, silenzio attorno. L’oscurità dai colori neri in aumento, si è oramai trasformata in profondo buio. Sto bene in questa terrazza in questo ambiente placido. Sul soffitto la candela disegna luci dai movimenti astratti. Impossibile dar loro un senso, ma la sua fiamma, sembra dispensare calore ad animo e spirito. La città in lontananza, si è addormentata. Le luci sono diminuite ancor più. Peccato mi dico l’abbandonare le vecchie luminarie per queste nuove cariche di tecnologia, di prezioso risparmio energetico. In cuor mio, amavo quelle luci gialle. Seminavano a piene mani il servire calma, donavano pacatezza al tuo incedere nelle vie. Fornivano una coperta alla mente mentre indolcivano indole ed animo. Incitavano ad un rientro calmo e sereno. Raccoglievano, per me, il senso migliore di quella mezza giornata chiamata notte. Qui attorno un tavolo scarno in cose. Un bicchiere raccoglie questa birra, torbida, ma ricca nella esplosione del suo gusto. il suono costante, gioviale, leggero della roggia dei mulini, pare sciacquare dalle spalle, pensieri e malinconie di giornate lievi o pesanti. Non ho stranezze nella mente. Certo in me di tanto in tanto, sembro rivedere attimi. Ripensare a persone. Rivedere nel pensiero, chi hai trovato tardi o chi hai perso precocemente.

Chissà mi dico, perché ricordo te stasera. Non lo so. Sarà stato quel mio andarmene inaspettato. Sarà perché sei stata quella più sola. Sarà stato quell’imponderabile, che ti fa sceglier strade diverse forse errate, di getto, spesso senza un vero senso. La mente corre. Lo sguardo vaga lontano, per tornare poi, sul soffitto. Senti che sembra scrutarti dentro. Una sensazione mi raggiunge. Senza cercarla, senza una traccia di richiesta. Ma la sento dentro. Vorrei allontanarla ma non ci riesco. È come se non fossi solo stasera, qualcuno qui, sulla sedia di fronte. Così all’improvviso un filo di voce bassa, quasi dal senso preoccupato, mi esce. Sbotta in un “chi sei?” Non ti vedo, non riesco neppure ad evidenziare il tuo profilo. Non capisco se hai le sembianze nostre, di noi umani. Se hai uno sguardo, capelli lisci o crespi, labbra rosee ad incastonare la voce. Non comprendo se sei uomo, donna oppure chissà che. La tua voce non raggiunge l’udito, ma la sento specchiarsi dentro, in fondo all’ anima. Ad un mio nuovo “chi sei? “, risento solo il tuo essere. La sensazione del tuo dirmi “Sono sempre con te, ti seguo sai. In ogni tua opera, in ogni tua scelta, in ogni tuo pensiero. “ Ma sai, non ti vedo aggiungo, mai ti ho vista. La voce esprime in pieno la mia curiosità. Anche se sento nel respiro tracce di una preoccupazione insensata.


“ Non mi vedrai mai, ma anche se non ho voce fisica per l’udito, mi sentirai. Oh, si che mi sentirai, sino a che i tuoi occhi avranno luce. Sino all’ultimo dei tuoi giorni”.

Preoccupato, pensando che non è certo la poca birra bevuta, alzo la voce. “Il mio chi sei” è ora chiaro più forte, vuole sapere. Ed una risposta giunge… la sento solo dentro e mi appare quasi pesante. Viva, più viva che mai. “Sono la tua coscienza” le uniche parole che mi sussurra. Pur di farsi sentire, ha alzato il volume, modificato, adattato il tono. Di certo è giunta diritta dentro In me, semplice, strampalato uomo.

Grazie, ora, mi par di veder anche apparire il tuo contorno. È come se fossi qui, di fronte a me seduta. Pronta al dialogo, pronta ad ascoltare la mia di voce. Le mie domande, anche quelle dall’ aspetto inusuale. Comprendi che possono essere dolci od amare. Magari strane, ma vere. Costruite a volte sul dubbio, ma mai sulla menzogna. Un dialogo con Te lo ho sempre sognato, voluto. La sera è quella giusta, il discutere della bontà, del senso a cui offrire la vita mi intriga. L’intercederlo con visioni magari un po’ mistiche, proporle con un taglio religioso, non ha prezzo per me stasera.
Cosi ti dico “Sai, io amo l’essere buono, il tendere verso gli altri. Il mettermi nelle loro visioni nel loro pensare. Ma l’essere buono di questi tempi sembra avere aspetti diversi, da quelle tavole di pietra consegnate a Mosè con i comandamenti. No, su quelle pietre, non vi vedo messaggi di una religione unica. Le apprezzo e giudico, come guida dell’umano vivere in comunità. Al di la dei luoghi, del colore della gente. Al di la dei calendari. Esenti da ogni confine creato dagli uomini. Ecco su questo vorrei confrontarmi con Te…. Ma lasciami dire, ascoltami. Solo alla fine esprimimi il tuo giudizio. “D’accordo mi dici” ed io inizio con un piglio umano. Con quel piglio da uomo comune, che lotta, fatica, gioisce e a volte soffre nella vita.

Quando mi dicono, che di Dio ve ne è uno beh… sai… il “non avrai altro Dio all’ infuori di me” lo sento strano, duro da collegare alla parola libertà, alla parola pensiero. Ne ho trovato di gente, diversa da me. Con religiosità, silenzi modalità, lontane da quelle mie. Ma erano umani. Esseri umani liberi come me. Vedi amica coscienza, se Dio è il tutto, il padrone dell’universo sarà sempre unico, ma noi, possiamo vederlo, immaginarlo, amarlo con una immagine sua che vogliamo. Quella più simile a noi ala nostra sfaccettatura di credo. Il “non nominarlo invano” trovo che abbia invece un senso. Vi è chi lo bestemmia, ma è inutile e stupido. Inutile perché a che serve. Stupido in quanto, se non credi urli al vuoto e se credi perché offenderlo senza senso. Nominiamolo, invochiamolo, se vogliamo sentirlo vicino. Questo si, che forse ci fornirà del bene.

E poi sai, Santa Coscienza, a volte non mi ricordo di santificare le feste. Capita che mi sento sfinito così, al riposo cedo le priorità. La società civile di ora, l’economia, il difendere con giornate pesanti, lunghe, il posto in quel che chiamano mondo del lavoro, mi irrora di stanchezza. Stanchezza fisica che si ribalta, pesante nella mente. Non sempre me ne ricordo delle feste lo so. Forse, loro, quelli con il cuore a forma di salvadanaio, hanno più tempo. Sappi che le ricordo le feste comandate, ma le ricordo in me nel cuore, nel bene che dono. Lo percepisco, che mi scruti dalla tua sedia, anche se non ti vedo ti sento e lo sai. Mi sembra che ti intrighi questo mio pensare… Così mi par di sentirti suggerirmi, “Onora il padre e la madre”
Beh, sai, l’onore lo reputo una cosa diversa, sa di militare, di feriti e battaglie. No, sai qui direi e sento, “ ama i tuoi genitori”. Più semplice, più terreno, dispensatore di amore. Un sentimento davvero umano. E ricorda che resta difficile il suo essere identico per tutti. Ogni genitore dovrebbe amare, accudire, preoccuparsi dei figli. Ma a volte se ne dimenticano: Per questi figli c`è chi lotta e si danna per averli. Chi all` opposto, li sente indesiderati. Amare un genitore nasce dal loro distribuirti amore. Da quanto ti hanno fornito, da come ti hanno cresciuto. A ritroso, solo così potrà nascere il rispetto. Il vederli invecchiare e seguirli ancora. Loro ti presero per mano da cucciolo e poi starà a te prenderli per mano nel loro incedere con passo stanco. Proteggerli quando hanno gli occhi pressoché offuscati. Dar loro una carezza, stringendo quelle loro mani dal tremolio accentuato. No, non onore, bensì amore.

I disegni che produce la candela sul soffitto sembrano ora anime in agitazione. Uno sguardo lontano, raccolgo i pensieri, continuo. E poi sai, la vita va data non tolta. Nessuno ha il diritto di schiantare una vita altrui. Questo non vi è bisogno di affermarlo. Alzando la voce, impostando un tono serio aggiungo. Dovresti essere tu, amica coscienza a bloccare ogni mano che si alza, che violenta che spara. Lo so che in molti di noi questo blocco è automatico, ma per altri invece… Un bene unico, raro, prezioso, non deve essere mai tolto.


Per il “ Non ammazzare” vedi di insistere, di seminare il valore della vita in ogni mente. Di provvedere. Ora sorseggio un goccio di birra, vedo se mi suggerisci qualche cosa, se accetti questa mia analisi. Ottengo solo il tuo silenzio dalla sedia di fronte. “Stai forse riflettendoci? “Un respiro profondo, poi continuo…

Vedi di atti impuri ve ne sono molti. Ogni ambito del vivere può contenere atti impuri. Il non agire secondo i tuoi suggerimenti, secondo coscienza lo ritengo atto impuro. Il non porsi dei dubbi, l’arroganza, il sopraffare gli altri è un atto impuro. Nei giorni della vita, scernere può essere faticoso. Da parte mia, ci penso, pensiamoci tutti ad ogni gesto compiamo. Invece che atto impuro, direi scegli fra il giusto e l’errato. Scegli a giudizio tuo, secondo i principi che hai dentro, e gli atti impuri saranno meno. Mi ricordi ora “non rubare”. Sai di ladroni con la boccia al piede non ve ne sono più molti. Se prendo un’arancia e non la pago è forse perché ho fame. Perché da tempo lo stomaco gorgoglia. L’istinto di sopravvivenza, non conosce le leggi dell’uomo. I ladri veri, non li vedi attorno, sono oramai pochi. Ora in case e palazzi rubano con il sorriso. A volte usano l’inganno, ti prospettano utili faraonici. No, il non rubare lo trasformerei in “odia gli ingordi, odia il fasto assurdo della ricchezza spropositata”. Ma sai, coscienza, nella società che ci è attorno oggi, senza iniziare ognuno in noi, risulta essere una di quelle opere impossibili.E poi vedi, quando mi parli di “non dire testimonianze false” penso a questo mondo attorno. Un tempo in cui l’ego e esploso. Si venderebbe anima e corpo pur di avere ragione. Una società in cui la difesa pesante è ritenuta legittima, mentre la giustizia sembra arrancare. Spesso manca l’onesta mentale in alcuni individui, o forse un po`a noi tutti. Il saper riconoscere le nostre colpe. Il dire: “Se è sicuramente colpevole lo è”. Difficile cambiare questa modalità, ma ricorda che, è ” l’onestà dell’individuo che la deve fare da padrone”. Vedi, noi leggi e carceri, possiamo strutturarli, organizzarli. Ma è a monte il problema. Lo ributto verso di Te. Sei Tu, la coscienza di ognuno, quella che potrà insegnare a noi tutti, ad ammettere colpe proprie.


Gli ultimi due, arrivano assieme nei pensieri. Sulle labbra, si trasformano in voce. So che mi ascolti. Subito ti dico, che li ritengo i più strani. Non per quanto dicono, ma perché anche se vanno oltre il giusto, sembrano, o sono lontani da questa nostra società. “Non, desiderare la donna o la roba degli altri” La società di ora è lontana una galassia da quella in cui le tavole furono scolpite. Qui sei proprio tu coscienza che devi metterti in gioco, entrare in ognuno. Far capire che la famiglia resta sacra, che l’amore deve essere la base. Che vi sono pilastri su cui costruire rapporti e che devono essere ben saldi. Ma un dubbio mi assale. Come non vi è un solo Dio per uomini e donne, forse in ogni cultura i valori sono diversi. Quindi applica la tolleranza verso il pensiero altrui. Rinsalda i nostri di valori. Non abbiamo la certezza che siano i migliori, ma per noi sono i più solidi. Granitici come sono le famiglie. Preziosi

nell` insegnare il rispetto fra uomini e donne. Garanti del vivere in libertà, traccia vera, nel creare rapporti umani.


Prima di lasciarti in pace, amica mia, prima che il tuo ascoltare scemi, aggiungo ancora questo. Uccidi, accoltella, massacra L’invidia. Nessuno desidererà più la roba di altri. Ma fa altresì che chi ha molto, forse troppo, lo abbia ottenuto con il sacrificio, il lavoro onesto, senza approfittare od ingannare nessuno di quei suoi simili chiamati esseri umani. E poi… e poi…. Semina serenità nei rapporti fra donne e uomini. Beh… ora è davvero tardi,

Le luci in città sono poche, di finestre illuminate, neppure l’ombra. La candela diffonde ancora una fioca luce. La fiammella oscilla. Prima di spegnerla con un soffio, mi concedo un caffè. Lo sorseggio, stranamente mi concilierà il sonno. Forse sulla sedia di fronte ci sei ancora, Voglio solo aggiungerti questo: “Fai in modo che sempre la pietà abbia il trionfo sul rancore”. Sembro non sentirti più, forse anche la coscienza, ha ritmi di riposo identici a nostri. Mi hai ascoltato, con pazienza, senza suggerirmi “verità assolute” Grazie per questo.


Lasciando il terrazzo, un ultimo pensiero solo mio. Come sono distanti forse quei comandamenti originali scalfiti sulla pietra. Si sono distanti, ma tu me li hai fatti sentire vivi. Sei in noi, sei viva tu, coscienza nostra. Il seguirti sarà un pregio. Sarà difficile, ma dobbiamo provarci. E questo… e questo, ne sono certo, sarà un bene per tutti noi. Albert.


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