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Una storia di GiovanniBeria

Hanno contribuito

la scelta da fare

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Pubblicato il 12 marzo 2019 in Storie d’amore

Tags: #tradimento #vendetta

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Ho conosciuto un’altra donna.

Direte: e allora, dov’è la novità? La novità è che io, un Pinco Pallino qualunque, un emerito nessuno, ho un’amante; nel senso che sono io la novità. Che sia capitato a me di averne una. Capitato, sì, che non sono stato io a cercarla. Per il tipo d’uomo che sono, lo è eccome una novità. Non sono quello che esce dai binari, per intenderci. Sia perché non ne sono capace sia per le seccature che comporterebbe il dover misurarmi con situazioni che già mi annoiano al solo pensarci. Il cambiamento, ecco, è ciò che odio. Il dover affrontare fatti al di fuori della mia collaudata routine. Sono solo un manipolatore di sogni, dove non c’è fatica e non ci sono responsabilità, se non la delusione, certo, di dover constatare una volta ancora che non mi è rimasto niente in mano; il non avere, per essere chiari, la contro-prova del cosa si otterrebbe ad aver tentato; e non aver mai assaporato la soddisfazione, sempre che ci sia, che infervora quando si arriva al risultato concreto. La paura dell’ignoto, ecco cos’è. Quella che non aveva il mitico capitano Achab, fatemelo citare, anche se per lui “un uomo che non ha nessuna paura è un compagno di gran lunga più pericoloso di un vigliacco”. Me l’ero segnata questa affermazione, mi era rimasta impressa nella mente. Una giustificazione per quel che ero, e sono ancora, forse. Una remissività costruttiva, la mia, tanto per completare la definizione del mio carattere: il mio pormi di fronte agli altri. Mai in contrapposizione. Comprensivo, piuttosto; uno che col tempo e la pazienza, come diceva mia nonna, aggiusta tutto. Nel senso che rimediavo agli errori grossolani che facevano sia i colleghi che gli amici, pur di non dover star lì a sentir discutere per ore e ore. Questa volta, però, pare proprio che si sia concretizzato un sogno. Sì, proprio il sogno che ho sempre fatto, quello ricorrente, per intenderci; che potrebbe farti ammattire, anche. Anni e anni di varianti, aggiustamenti di un unico soggetto: l’incontro con una donna. A questo punto chiederete: non l’hai già incontrata una donna? Clara, insomma. Ti sei sposato, hai fatto figli. Certo, d’accordo. Ma, ve lo confesso, Clara non è mai stata la mia donna ideale. È stata l’unica donna che mi ha accettato. Sempre per il fatto che non c’ho provato con altre, la famosa contro-prova. Comunque, è accaduto. È chiaro che il nuovo incontro, lei, (si chiama Luisa) non la identifico ancora con la donna ideale. L’ideale è l’accadimento, fattosi adesso realtà; che sia capitato come avevo sempre desiderato. Il fortuito, insomma. Stento ancora a crederci, ne ho paura, direi. Perché, come ho detto, il sogno lo si può cambiare, riiniziare, cancellare addirittura. Invece se ti si concretizza davanti, appunto, e hai la consapevolezza che è reale, questo comporta tutte le conseguenze che nel sogno eviti. Hai improvvisamente quelle responsabilità che hai sempre evitato. Ma nello stesso tempo ne sei attratto. Paura e attrazione, in definitiva; che, tutto sommato, se vogliamo, è il succo della vita. Ma questo lo capisci dopo, quando devi fare la scelta, prendere una decisione, quella di cui parlavo prima, che ho preso.


Ecco presentarsi allora l'eterno dilemma: lasciare la compagna di una vita tranquilla (fin troppo) mia moglie Clara o, lanciarmi nel vuoto con la fascinosa Luisa?

Per un uomo spesso è inevitabile parlare di donne,sul posto di lavoro tra colleghi:a me capitava soprattutto il lunedì,inizio settimana,quando il peso del weekend trascorso tra quattro mura,in famiglia, diventava un capestro che mi rendeva nervoso e insoddisfatto,tanto da penalizzare anche il mio lavoro.

Qualcuno mi ragguagliava dicendo :"Stai in guardia,all'inizio può attrarti la novità ma poi con il tempo anche la novità diventa abitudine".

Io però non la reggevo più:la monotonia,il solo dovermi svegliare la mattina con Clara al mio fianco ed il parlare dal tono stanco delle piccole cose ,lo stretto necessario...no,anche se era una scommessa con me stesso avevo deciso.Prima o poi avrei detto tutto a mia moglie,cercando di rimanere in buoni rapporti da persone intelligenti e civili; perché per quanto possa dirne Clara era una donna di vivace arguzia intellettiva e, forse qualcosa già intuiva.Ma, come molte donne tradite fanno, restava da parte in silenzio,sperando che la burrasca passasse e ritornasse il sereno tra di noi.

Delle mie elucubrazioni attuali,Luisa non ne era ancora al corrente: si accontentava delle briciole entusiasmandosi di quelle ore rubate al mio quotidiano:assaporava gli incontri come ogni volta fossero gli ultimi vissuti,e questo la rendeva più ardente e trasgressiva,dolcissima poi negli attimi prima del lasciarci.Lei completamente diversa da Clara.Imprevedibile, istintiva a volte dominante,sapeva sconvolgere i miei sensi ed era questo il mio nostalgico sogno: un sogno diventato una prigione.

Sì ,una prigione perché a Luisa non avevo ancora detto che avrei lasciato Clara finalmente:

in fondo non mi aveva mai fatto pressione ,il ruolo di amante le calzava a pennello.Mi chiedevo:"E se glielo dico e qualcosa va storto? Se perdo d'interesse ai suoi occhi rendendomi libero da ogni legame?"

Avevo una doppia responsabilità ora davanti: avere il coraggio di tagliare con Clara e avere il coraggio di dirlo a Luisa.Che strana la vita: pianifichi tutto affinché non ti coinvolgi più di tanto, ti crei uno scudo inscalfibile e poi bastano due occhi nei tuoi e tutto crolla inesorabilmente.Sì,due occhi neri da gatta in un ascensore dove il tempo si era fermato come il mio cuore...


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