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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

MEMORIA DI UN PONTE

Teatro Degli Opposti: (atto unico per mimi e danzatori).

147 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 27 aprile 2020 in Arte

Tags: #Angeli #Dante #Danza #Ponte #Roma

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Vista Ponte degli Angeli dal Castello
Vista Ponte degli Angeli dal Castello

MEMORIA DI UN PONTE

Teatro-danza 2000 (atto unico per mimi e danzatori).


Intro:

Balletto per mimi in cui si narra la storia di un Ponte, una sorta di “memoria dell’acqua” che nel suo lento andare riporta memorie del passato: gli accadimenti della città di ieri come fossero racconti dell’oggi, gli umori e le fantasie popolari, nei canti di un “fiumarolo” che conduce i pellegrini da una sponda e l’altra del fiume.


Personaggi:

Mimo (personaggio narrante)

Sei/otto Mimi-danzatori.


Scena:

Fondale riproducente la città di Roma in penombra, con le sue cupole, i suoi obelischi ecc. (dal dipinto di Roesler Franz).

Un lungo telo bianco, di lino o cotone, che scende dal soffitto a dar forma alle arcate di Ponte Sant’Angelo, in primo piano, che resta un poco sollevato dal palcoscenico.


Attrezzatura:

Barca di fiume senza fondo completa di remi, costumi e orpelli processionali, fantocci orrendi (che calano dall’alto).


Musiche:

rintocchi di campana, effetti di battaglia, canti processionali, canto di lavandaia, canto di traghettatore di fiume, canto festoso per il Giubileo, canto popolare per il carnasciale.


Scena, buio:

Il lungo telo bianco, viene sollevato molto lentamente a formare le arcate del Ponte. Le prime luci dell’alba si accendono mentre sullo sfondo s’intravedono le cupole di Roma.

S’odono cinque rintocchi di campana.


Mimo:

Sopraggiunge dal fondo, sulla barca, remando lentamente, si ferma al centro della scena.


Voce fuori scena: (narrazione)


«Siamo nell’Anno 1300. La città di Roma si prepara per il primo grande Giubileo. In occasione del quale giunsero a Roma quasi 200.000 pellegrini e il Ponte Sant’Angelo era l’unico che collegava la città a San Pietro. Il papa Bonifacio VIII, per evitare disordini, stabilì che la folla camminasse in due file ordinate: chi andava verso la basilica procedeva su un lato del ponte guardando verso Castel Sant’Angelo, chi tornava camminava sull’altro lato con la fronte rivolta verso monte Giordano ( una piccola collina al di qua del Tevere).


Per evitare che i pellegrini si scontrassero, al centro del ponte fu collocato una enorme e lunga tavola di legno per dividere le due corsie. E questa è la storia che, ipoteticamente riviviamo qui stasera, da sotto le arcate del Ponte Sant’Angelo, con i suoi Angeli di Pietra che svettano contro il cielo. Ma è lo scorrere dell’acqua del fiume che per lo più riporta alla memoria le storie cantate dal “fiumarolo”, quel trasbordatore d’anime che lento va da una sponda all’altra a raccontare gli accadimenti della città: storie che parlano di guerre e di morti, di epidemie e salvazioni, di contrasti e tradimenti, di abbandoni e amori ritrovati, che bene s’attagliano a questa Roma d’eterna gloria».


Mimi:

Da sotto le arcate escono i mimi in calzamaglia nera coperti degli stendardi che riproducono le figure degli Angeli del Ponte. Camminano velocemente, quasi volando sul palcoscenico (tecnica russa), in una sorta di rito processionale, accompagnato dal canto.


Mimo:

Introduce ogni singolo Angelo, assumendo di volta in volta le diverse figure (aggiungendo piccoli indumenti di vestiario) della storia che è narrata e mimata da tutti gli altri:

  1. Il racconto del fiume (canto del traghettatore / la battaglia)
  2. La peste (canto/pianto di una madre)
  3. La processione penitenziale (canto processionale)


Scena, buio:

S’accendono le luci del tramonto, le arcate del Ponte s’indorano del colore rosa-antico di Roma, e man mano si abbassano al livello del palcoscenico per permettere l’accesso ai pellegrini (mimi) accorsi per il grande Giubileo.

La campana chiama al “vespro”.


Mimo: (o voce narrante)

Dante era a Roma nel 1300 e riferisce in questi versi della Divina Commedia, un episodio al quale ha assistito:


«Nel fondo erano ignudi i peccatori: dal mezzo in qua ci venìen verso ‘l volto, di là con noi, ma con passi maggiori, come i Roman per l’esercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto, che dall’ un lato tutti hanno la fronte verso ‘l castello e vanno a San Pietro; dall’altra sponda vanno verso il monte».


(Dante - Inferno XVIII, 25-33

  1. Il via vai dei pellegrini per il Giubileo (canto per il Giubileo)
Angelo del Castello
Angelo del Castello

Scena, buio:

I pellegrini (mimi) con le fiaccole accese in mano, attraversano il Ponte più volte da un lato all’altro, creando un certo trambusto e talvolta affrontandosi (s’ode il clangore di scudi e dell’armi).


Mimo:

Nelle vesti dell’ “Angelo della Città”, entra in scena con l’elmo alzato e la spada in pugno, e con fare militaresco sgomina la pestilenza (fantocci orrendi che piovono dal cielo). Quindi si leva in cielo all’altezza dei merli di Castel Sant’Angelo:


«La città è salva!» – esclama, mentre tutt’intorno esplode la festa.


  1. La parata papale di ringraziamento (canto chiassoso di inno sacro misto a voci popolari e clangore di strumenti)
  2. La festa popolare (canto di carnasciale)


E mentre dalle due sponde del Ponte, ormai divenuto il “Ponte della Speranza” i mimi salutano (e ringraziano).


Mimo: (con la tiara da vescovo sulla testa) dichiara chiuso il Giubileo.


«Il perdono di Dio è qui giunto, andate in pace!» – esclama, mentre tutti escono di scena.


Scena, buio:

S’odono cinque rintocchi di una campana. Le arcate del Ponte tornano ad alzarsi sul fiume che torna a scorrere in silenzio.


Mimo:

Si allontana lentamente sulla barca, e raggiunge il fondo della scena, nel mentre si sente l’eco del canto mesto del barcaiolo.


FINE




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