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Una storia di CinziaMarchese

Mate Poaching

predatrice di compagni

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6 minuti

Pubblicato il 06 febbraio 2019 in Storie d’amore

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Milano <<< una mattina come tante…>>>


Mi chiamo Eva, ho trentadue anni e, come ogni mattina, sono a far colazione nel bar sito accanto al mio ufficio, in un palazzo alquanto antico, ma d’indubbio fascino, in questa grigia metropoli lombarda.

Seduta sul girevole di acciaio, a gambe accavallate sbocconcello un cornetto alla crema e sorseggio caffè, curiosando con lo sguardo tra i presenti. Questo è il momento che più prediligo della mia giornata, non c’è cosa migliore del gustare un fragrante cornetto caldo, ascoltando i pettegolezzi della gente…

C’è la radio in sottofondo, R101, che martella un motivetto in voga: si confonde al brusio di tazze e voci, mentre irrompe con suadente non chalance lo speaker di turno Marco Balestri.

“Ora mie care amiche, affronteremo un tema che vi lascerà riflettere per tutto il giorno: attenzione, a Londra già impazzano le <mate poaching>, predatrici di uomini felicemente accoppiati, donne senza scrupoli che s’aggirano indisturbate e sorridenti nella vostra quotidianità, tra un passaggio in macchina e una cena a casa con amici. Pare che, secondo un sondaggio, gli uomini gradiscano molto questa <nuova moda>, allora in guardia!Buona vita a tutte, ci sentiamo domani”. La notizia risuonò curiosa alle orecchie di tre giovani donne sedute in circolo, sopra un variopinto divanetto: le loro facce, disgustate, ironizzavano sull'argomento.

Sfido io, se ciascuna di loro non avesse mai dubitato dell’amicizia dell’altra, di un interesse particolare ben oltre la conoscenza dei rispettivi compagni. Io, ci sguazzavo ogni santo giorno in queste tresche clandestine: come la famosa agenzia di Miriam Ponzi, mi occupavo d’investigare nelle relazioni giunte oramai al capolinea.

Sarò sincera, negli ultimi tempi c’era stata un’escalation, dove erano molte più donne a chiedere dei miei servigi: certo <la carne fresca non manca> per dirla nuda e cruda alla maniera non di un macellaio ma, di un impenitente dongiovanni, conoscente di vecchia data. La mia attività, ringraziando Iddio, non aveva visto ancora lo spettro della crisi economica ed io potevo ben fantasticare sul progetto, in un prossimo futuro, di partire per andare a mettere radici, in un paese lontano…

Non lo nego la notizia delle <mate poaching> mi faceva alquanto sorridere. Perché? Vi chiederete… Cosa ci sarà mai di divertente? Beh! Mi sento anch'io parte di loro.

Non ne vado fiera, ma è come una malattia, vi assicuro…

Forse i miei, affibbiandomi il nome di Eva, alla nascita già mi avevano predestinato per un ruolo d’ipotetica tentatrice: ricordo, da piccina ero una bella bambina, dal caratterino deciso e i maschietti mi preferivano nei loro giochi, isolando le altre.

Quando fui poco più che adolescente, le cose non cambiarono: inventammo con le amiche un gioco, si chiamava < la lista delle provocazioni>. C’era di tutto: scambiarsi carezze negli autobus davanti alle vecchine, fingendosi lesbiche; sedersi ai primi banchi di scuola nelle ore dei docenti maschi, con gambe accavallate e minigonne inguinali; baciare sconosciuti con la lingua per poi gridare al maniaco.

Gli uomini…sembrava li attirassi come una calamita: ricordo un giorno che, con la lista alla mano, puntammo tre bellocci in un bar, più o meno sui trenta; sembravano innocui, per questo ci attrassero di più. Avevo il cuore in gola, buttai giù un intruglio <vodka, pesca, lemon> e presi coraggio: toccava a me, mi avviai verso di loro studiando mentalmente ciò che avrei dovuto improvvisare. “Ciao, mi chiamo Eva” I tre mi guardarono incuriositi e poco dopo, forse ancora dubbiosi sul mio recondito intento di rifilargli qualcosa, uno di loro, con occhi verdi da favola, mi sorrise dicendo: “Ciao, io sono Alessandro, e loro Paolo e Luca”. “Tanto piacere” Poi replicai: “Sono venuta da voi, perché avrei bisogno di un favore, magari potete aiutarmi…” Poco lontano le mie amiche se la ridacchiavano scrutando le facce inebetite dei malcapitati. Continuai “Qui ho una lista con delle cose che devo fare assolutamente: e una di queste è baciare uno sconosciuto”. Agitai il dito indice roteandolo verso ognuno di loro, in attesa…

Scusa, ma è una caccia al tesoro?”

“ Beh, non proprio!” risposi.

Questo bacio sarebbe sulla bocca?”

“ Eh… si !”

“ A stampo o con la lingua?”

“ Poi si decide al momento”.

Mi squadrarono per bene, forse prendendomi per matta, e uno di loro, sbottò dicendo: “Cavolo, ma siamo tutti e tre sposati !”

“Scusate ragazzi, ma io non lo sono poi così tanto” sentenziò Alessandro, un concentrato di ormoni ben distribuiti per 1.84 d’altezza…

Voglio dire, se si tratta di aiutarti…”

Accidenti, in quella frazione di secondo mi resi conto che saperlo sposato, dava un tocco più frizzante a quel gioco puerile ripetuto non so quante volte. Chiusi gli occhi avvicinandomi e poggiai le labbra sulle sue: morbide labbra turgide, dal sapore d’ambra e di muschio. Nell'angolo del locale le mie amiche tossicchiavano ricordandomi di lanciare il famoso grido ma, per la prima volta, non me la sentii di inscenare la commedia. Baciare quell'uomo, perfettamente sconosciuto, perfettamente sposato e attraente mi aveva regalato brividi da paura, adrenalina ed endorfina a mille. Mi staccai da lui, con un senso di profonda perdita, alla pari di un neonato dal cordone ombelicale, e lo lasciai ammutolito…

Corsi verso l’uscita prima che potesse replicare e, le mie tre complici, mi seguirono a ruota.

Mi bombardarono di perché, erano un tantino arrabbiate: avevo rovinato irrimediabilmente il nostro patto.

Era scattata in me la consapevolezza che il gioco poteva essere piacevole, ma solo alle mie condizioni e così fu d’allora…

<E’ quello che succede alle femmine degli uccelli e dei pesci> spiegava uno psicologo, certo Anthony Little <che trovano più attraenti i maschi quando li vedono in compagnia delle loro femmine>.

Nel corso degli anni confermai d’esser “mate poaching” con carte in regola: entravo nelle grazie di compagne di studi e di lavoro, di conseguenza dei loro rispettivi compagni, soggiogandoli con arti seduttive degne della mia antenata. “Altro che mela del peccato!”. Sapevo bene cosa cercava un uomo: idolatrato a letto, andava poi accudito e coccolato senza tanti vincoli. Vedo il mio consequenziale, irrefrenabile comportamento come a un irrealizzato sogno d’amore: scoprire la felicità altrui mi rendeva audace e gazza ladra, in completa libertà. Oggi, sono una single di trentadue anni e penso sia giunta l’ora di cambiare aria: ho da parte abbastanza da poter partire, andare all'estero e …ricominciare. Forse Ibiza? Ne dicono un gran bene, nativi ospitali, sole e caldo a volontà.

Milano oramai, terra bruciata! Rimasta completamente sola, le vecchie amiche mi additano ovunque io le veda, non hanno tutti i torti….

Ricordate il famoso film Sex and City? <Carrie> il mio personaggio preferito, lo interpretava l’attrice americana Sarah Jessica Parker. L’avrò visto mille volte…La Parker intervistata dichiarò: “L’ importante che queste donne non abbiano perso il gusto della vita. Sex and City ha fatto scoprire che non sono solo gli uomini bravi a rimorchiare. Che sono oggetti di desiderio per le donne non meno di quanto esse siano per loro. Anche la donna può essere predatrice. E non è costretta a scusarsi di esserlo”.

Ben detto Carrie “Sarah Jessica Parker”, ed io non sarò la prima a farlo!

Almeno fino a quando non m’innamorerò davvero…


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