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Una storia di utente_cancellato

La Grande Ruota Panoramica

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7 minuti

Pubblicato il 01 novembre 2019 in Altro

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Atto I


Quel mattino fu molto speciale, indimenticabile direi: I miei genitori mi avevano fatto salire sulla Grande Ruota Panoramica, quell'enorme marchingegno che dominava il cielo e portava la gente a toccare le nuvole con le punte delle dita. L'aria era ancor fresca e il sole primaverile iniziava a scaldarla lentamente. La brezza faceva danzare qui e là eserciti di soffioni che annunciavano l'inizio della bella stagione. Alcune nuvole, come fiochi di cotone, fungevano da cappello alla grande Ruota.

Ero eccitato per l'impresa che stavo per affrontare. Intuivo che si trattava di qualcosa d'importante e, a dire il vero, nutrivo anche un certo timore perché i miei non mi avrebbero accompagnato. “E' qualcosa che devi fare da solo” mi ripetevano in continuazione mentre ci dirigevamo insieme verso l'ingresso del colossale cerchio di ferro che, senza sosta, continuava a ruotare imperterrito.


“Non tutti possono salire su questa Ruota” mi spiegava mio padre con tono serio e concentrato. “Non tutti avranno questo privilegio, è una occasione unica” sentenziava spostando lo sguardo altrove, come invocando il ricordo di quel lontano giorno in cui era toccato a lui vivere questa esperienza.


“Non preoccuparti, andrà tutto bene” mi rassicurò. “L'importante, come ti abbiamo già spiegato, è che tu non ti sporga troppo perché potresti cadere. Lassù c’è un vento insidioso e la cabina dondola pericolosamente” mi esortò facendo gesti con le mani. “Comunque non devi perdere di vista il panorama e cerca di riflettere su tutto ciò che vedi”, aggiunse senza lasciare spazio alle mie domande. “Insisto, quello che non devi avere è paura perché è una esperienza che temprerà il tuo spirito. Reggetti forte quando guarderai in basso e non rimanere accucciato dentro. Goditi la esperienza, figliolo”


Tutti i consigli e avvertimenti mi procurarono una certa agitazione. Dovevo ricordare tutto e no fare sciocchezze perché rischiavo di cadere. Ero eccitato e allo stesso tempo spaventato e per ciò dovevo aprire bene gli occhi. Ero lì e oramai non potevo più tirarmi indietro. Mi affrettai a salutare i miei promettendo che sarei stato bravo, premuroso e ben attento.


Salì sulla piattaforma nel preciso momento che la Gran Ruota rallentava fino ad un minimo moto per permettermi di salire. Appena in cabina, uno sgradevole dondolio laterale mi confermò quanto sarebbe stato mosso il viaggio e questo mi preoccupava abbastanza. Avevo l'impressione di galleggiare in uno strano e indefinito mare prosciugato e lo stomaco ce l'avevo in gola. Con fatica mi voltai per salutare ancora una volta i miei cari e riuscì ad intravederli sorridenti ma con un aria di tristezza. Avrei voluto dire ancora qualcosa ma l'assordante rumore della ferraglia in movimento, mi fece desistere. La Grande Ruota iniziava ad accelerare abbandonando la piattaforma e in quel momento, tutte le mie incertezze scomparirono.

Atto II


All'inizio la salita fu lenta e molto rumorosa. I meccanismi di regolazione e i catenacci di ogni tipo cigolavano in continuazione. Il fracasso metallico mi distraeva e preoccupava assai. Mi chiesi come mai nessuno aveva pensato ad oliare meglio la Grande Ruota ma non avevo modo di avere risposte: ero da solo nella mia cabina. Il rumore dello scricchiolare era assordante. Mi chiesi perché non mi avevano avvertito che ci sarebbe stato questo disagio ma poi lasciai perdere il pensiero, oramai dovevo continuare.


Per fortuna, man mano passava il tempo e la velocità aumentava per sollevarmi sempre più in alto, il chiasso diminuiva fino a scomparire completamente.


L'aria calda diventava sempre più mossa. Guardai in basso e riconobbi la mia città natale rimpicciolirsi sempre di più. Individuai anche la mia casa, quella che mi vide nascere e crescere, diventare sempre più piccola e insignificante. Capii che stavo lasciando dietro tante cose e tra quelle, il candore della mia infanzia. A quei tempi tutto mi appariva enorme e inespugnabile generando in me, enormi paure e un forte senso di frustrazione ma, dall'alto, tutto diventava più chiaro, più semplice e acquisiva connotazioni completamente diverse.


Sopra la mia testa penzolavano altre cabine, con altri fortunati come me che erano partiti prima. Nella stessa misura, io ero avvantaggiato di trovarmi al di sopra di quelli partiti dopo. Non riuscivo ad intravedere chi fossero i miei vicini di viaggio ma sentivo le loro esternazioni di gioia e felicità man mano ci sollevavamo sempre più in alto.


La Grande Ruota iniziò a girare sempre più velocemente silenziosa e completamente libera da cigolii. Dovevo afferrarmi per non perdere l'equilibrio o essere catapultato fuori alla prossima raffica di vento. La cabina dondolava sempre più pericolosamente e questo richiedeva tutta la mia attenzione per non fare una brutta fine. Avevo ben presenti i consigli di mio padre raccomandandomi di non sporgermi troppo e allo stesso tempo, di avere gli occhi ben aperti e per riuscirci, dovevo proprio sforzarmi. La situazione era molto bella ma stancante e con un certo livello di pericolosità. Mi sentivo attratto e allo stesso tempo impaurito. A momenti non m'importava rischiare la vita ma un attimo dopo mi aggrappavo a lei con tutte le mie forze.


Salire così in alto mi aveva fatto perdere tutti i punti di riferimento ma, contemporaneamente, aggiungeva nuovi elementi al rompicapo della mia vita. L’aria in movimento scuoteva sempre con più forza la fragile cabina e la preoccupazione a volte cancellava la mia gioia.


Avrei desiderato un viaggio più lento, un giro più calmo di questa benedetta Grande Ruota per godermi un viaggio più confortevole, ma dentro di me immaginavo il motivo della fretta: c'erano ancora tante persone che dovevano ancora salire. Laggiù, una lunga e quasi invisibile fila di persone attendeva il loro turno; il loro diritto alla Grande Ruota Panoramica e questo spiegava la fretta e furia del mio viaggio.


Oramai il cielo si toccava con le mani quando avevamo raggiunto le nuvole più in alto. Non sempre era piacevole perché dentro di esse ci furono momenti molto difficili. A volte attraversavamo nubi cariche di fine ghiaccio che mi colpiva in viso. Altre volte erano talmente sature di vapore che coprivano la mia visuale accecandomi per lunghi periodi ma sempre, alla fine, il sole ricompariva spazzandole via per consentirci di asciugarci, scaldarci e carezzarci. Il sole c'era sempre al disopra di tutto ciò, anche quando non lo vedevamo e questo mi rassicurava.


Improvvisamente la Ruota Panoramica rallentò al minimo la sua corsa, come l'aveva fatto per farmi salire. Qualcun altro era salito in una cabina lasciata vuota e questo rappresentava per me, il senso del mio viaggio che non era dedicato solo a me, ma a tutti in modo inesorabile. Finalmente eravamo arrivati al punto più alto! Che spettacolo meraviglioso! Come era vasto il panorama e quante cose diventavano banali da questa prospettiva. Persino le montagne non sembravano più minacciose e da questo punto di visuale, tutto quello che s'aggirava giù era insignificante. Eravamo in cielo, eravamo importanti e molto fortunati di occuparlo. Giù c'erano ammassati mentre qui... qui mi sentivo in paradiso... La gioia inebriava il mio cuore.

Epilogo


La Ruota finì il suo periodo di grazia e ricominciò a muoversi. In quel istante un lamento collettivo di disapprovazione, proveniente dai viaggiatori, riempì lo spazio circondante. La Ruota non ci aveva concesso più tempo del dovuto e riprendeva imperterrita la sua discesa che, d'altro canto, significava la salita per altri passeggeri. I venti e le nuvole tempestose non rappresentavano più un problema perché scendendo molto più lentamente tutto diventava più calmo, sereno e silenzioso. Il suolo s'ingigantiva e la ruota ci riportava da dove eravamo venuti, senza pietà, senza sensi di colpa. Avevo capito che la nostra discesa verso il suolo significava la salita in cielo per altri nuovi viaggiatori.

E non c'era assolutamente nulla da fare, nulla da reclamare: la Ruota Panoramica faceva il suo lavoro in modo egregio alternando gioie e tristezze in contemporanea, Era stata costruita per questo scopo e un altro giro non era concesso.


Continuavamo a scendere.


Ripassai la mia esperienza vissuta durante la salita. Il ricordo era confortante ma era solo quello, un bel ricordo e non più dei momenti meravigliosi vissuti minuto per minuto. Avevo capito l'insistenza di mio padre di non farmi scappare nulla e aveva ragione ma forse il tutto è durato troppo poco per poter elaborarlo. D'altronde non avrei potuto restare per sempre lassù, prima o poi avrei voluto scendere. Prima o poi la Ruota sarebbe tornata alla piattaforma dove ero salito, al mio punto di partenza, ma non sarebbe mai più stato come prima, mai più bello come prima.


Mi preparai a scendere.


Ormai era notte e il freddo mi tagliava il volto. C'era aria di neve e un crudo inverno iniziava la sua morsa. Ancora un istante e avrei messo i piedi sulla terraferma e qui sarei rimasto fino la fine.



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