scrivi

Una storia di ClaudiaNeri

Quarantena: cosa non farò quando finirà

questo Coronavirus un regalo ce l'ha fatto

278 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 11 aprile 2020 in Giornalismo

Tags: #quarantena #coronavirus #covid

0

Oggi siamo al trentacinquesimo giorno di quarantena. Più o meno ognuno di noi ha trovato una sorta di equilibrio nella sua routine e ha probabilmente iniziato a fare qualcosa che prima non faceva, un hobby casalingo, come esaurire tutte le ricette di giallozafferano.


Personalmente posso confermare con piacere che nella mia routine – escluso lavorare da casa – faccio le stesse cose di prima solo in maniera diversa e per più tempo.
Mi mancano moltissimo le persone, la libertà, la pizza, il gin tonic, però ho capito anche che nella vita già facevo ciò che amo e questo non sempre è scontato.


Ma c’è qualcosa che ho scoperto, lo definirò un regalo che spero questo Coronavirus farà a tutti quelli che lo stanno vivendo. La mia riflessione è inaspettatamente partita da mia madre, che nel precedente articolo faceva parte della , ovvero coloro che la stanno vivendo con una certa ansia. Mia madre è venuta nella mia stanza e ha detto:

Ci pensi, proprio mo che mi volevi portare a vedere una città che non avevo mai visto…


Eh, per voler fare un viaggio tu, hai fatto venire il Coronavirus, ho risposto io


Eh no, ma sai qual è il fatto? Che se io domani muoio per via di questo virus, non ho mai visto il Duomo di Milano. E non sono stata a Genova a trovare Anna, e nemmeno sono entrata al San Carlo.


Mi ha lasciato un attimo interdetta, ho riflettuto e le ho risposto: Vuol dire che quando passa tutto facciamo tutte queste cose, però vuol dire anche che non dovevi aspettare un virus per decidere di farle.


Eh, è vero, ora l’ho capito. È tutto desiderabile ora perché non lo possiamo fare.


Senza saperlo, mia madre ha citato uno dei fondamenti della psicologia umana: che ogni cosa è più desiderabile quando è proibita, esclusiva o facilmente esauribile. A prescindere da questo però, mi ha fatto riflettere su tutte le cose che avrei voluto fare e che ho tragicamente rimandato.


Ogni volta che me ne viene in mente una come andare a teatro o a trovare mia sorella o fare una lezione di Angola, ma anche semplicemente abbracciare qualcuno una volta in più, penso a questo fatto.

Carpe diem è più vero che mai, se desideri agisci, perché i rimorsi non fanno male se non a chi lo coltiva e sapeva quant’era facile evitarli.


Che cosa stavo aspettando quando aspettavo? Ho sentito sulla pelle tutta la verità dell’inutilità dell’attesa, del cliché del “si vive una sola volta”. La buona notizia è che tutte queste cose potrò farle, che questa attesa le rende più desiderabili ma non le cancella.


Abbiamo l’incommensurabile fortuna di sapere che ci sarà un conto alla rovescia per la normalità e che le persone che amiamo sono lì ad aspettare un’altra mangiata, bevuta, ballata e tutto il resto.


Prendiamo da questo tempo ciò che di buono può darci e torniamo da tutti loro con un valore in più, un animo più profondo.

E la prossima volta magari, tra una rinuncia e un piacere, scegliamo la bellezza.


Claudia Neri


Altri articoli, poesie e racconti sul mio blog Parole Mute


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×