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Una storia di Kobein

10.06.2020

Non credo fosse un pazzo, o se lo era, era il pazzo più intelligente che abbia mai visto.

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3 minuti

Pubblicato il 10 giugno 2020 in Altro

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Ieri sera ero in centro con degli amici e siamo andati a fumare una sigaretta in una delle piazze più belle della nostra città. Ad un certo punto poco lontano da noi vediamo un clochard che inizia ad avvicinarsi ed ovviamente, timorosi per via dell’attuale situazione che ancora si respira in Italia, abbiamo indietreggiato. Il clochard si è fermato a qualche metro di distanza da noi, come se avesse saputo qualcosa della distanza di sicurezza, e con fare caciarone e con un tono di voce che poteva far immaginare che avesse bevuto abbastanza ci ha chiesto se avessimo una sigaretta. Gli abbiamo detto alzando ciò che ormai rimaneva delle nostre che non avevamo quelle già fatte ma solo quelle da rollare e che avevamo lasciato in macchina tabacco e cartine. Guardando l’amico che si trovava alla mia sinistra, si portò due dita alla bocca, e gli fece segno di lasciargli due tiri, specificando poi anche a voce. Ovviamente tutti ci trovavamo straniti e indecisi sul da farsi poiché una persona che vive per strada non è esattamente qualcuno che consigliano di incontrare e con cui condividere una sigaretta se è in corso una pandemia su scala mondiale. Nonostante questo il mio amico, forse intenerito, ha lasciato con molta attenzione e con molta cautela la sigaretta al nuovo membro del nostro gruppo. Ci chiese se potesse finire la sigaretta insieme a noi ed ovviamente, acconsentimmo. Da qui in poi il clochard non ha fatto altro che parlare. Sarà andato avanti a parlare per una cosa come un’ora con minime interruzioni da parte nostra. Ha cominciato dicendo qualcosa sull'offrire una sigaretta, poi ci ha raccontato di essere Tunisino e di aver vissuto per 15 anni a Forlì con una donna olandese. Durante questo periodo a detta sua ha scritto tutta la sua vita su dei fogli di carta che poi sono andati perduti. Ci ha raccontato di una tartaruga venuta a fargli visita e di come questa abbia perso la sua amata per colpa di una volpe. Ha detto che un re per poter governare deve essere antipatico e deve far si che il suo popolo sia ignorante, affamato e malato, così che non abbia tempo per pensare alla politica. Ad un certo punto poi ci ha guardato e ci ha chiesto che cosa facessimo nella vita, quando è arrivato il mio turno ho risposto che frequentavo la facoltà di legge e quando ha capito che quell'università formava futuri avvocati mi ha detto che un avvocato per essere bravo nel suo lavoro deve essere un figlio di puttana, mi ha quindi consigliato di non farlo. Diceva cose palesemente senza senso e si contraddiceva spesso e volentieri, ma nonostante questo, mi è parso di ritrovare nelle sue parole un filo rosso che sottolineava determinate cose che diceva e sembravano quasi dette in maniera metaforica, come se i suoi apparenti deliri fossero stati un velo per celare la verità, quanto meno la sua verità. Non ci ha chiesto nemmeno un euro e questa è la cosa che mi ha lasciato più spiazzato. Ha preso un sigaretta che avrà avuto ancora a disposizione 5/6 tiri e ha preteso solo un po’ di compagnia mentre la fumava. Nulla di più. Credo che quello che voleva era poter parlare con qualcuno che non fosse come lui, qualcuno che avesse ancora cervello e orecchie per ascoltarlo, perché quando non parliamo si annidano in noi troppe emozioni e cose da dire che non possiamo sfogare, e che alla prima occasione escono fuori come un fiume in piena. Non credo fosse un pazzo, o se lo era, era il pazzo più intelligente che abbia mai visto.


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