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Una storia di GioMa46

THAT’S ENTERTINMENT

LA SCATOLA DEI SOGNI / 2: DAL ‘WEST END’ A ‘BROADWAY’ SULLA SCENA DEL GRANDE MUSICAL.

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26 minuti

Pubblicato il 16 dicembre 2019 in Giornalismo

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Locandina del film 1972
Locandina del film 1972

THAT’S ENTERTINMENT

LA SCATOLA DEI SOGNI / 2: DAL ‘WEST END’ A ‘BROADWAY’ SULLA SCENA DEL GRANDE


MUSICAL


Sebbene il ‘successo’ altro non sia che un effimero legato alla genialità di pochi individui capaci di mettere a frutto la propria creatività ed il personale impegno, allora quel ‘pizzico di follia’ che talvolta ci coglie, va necessariamente attribuito a quel che pure alimenta la nostra gioia di vivere e che ci concede quell’affermazione che, in un campo o in un altro, abbiamo fortemente desiderato o, quantomeno, ci elargisce un dono inaspettato che ci proviene dalla cieca fortuna. Che ben venga dunque parlare di ‘successo’ come di un’emozione procurata da quel sentimento che ci spinge a fare ciò che facciamo con la gioia di fare. E che possiamo anche paragonare all’amore per la vita, al piacere di produrre qualcosa di nostro, uscito dalle mani ingegnose e dalla nostra mente creativa.

Allora ci si dovrebbe chiedere il ‘cinema’ che cos’è? Null’altro che la moneta di scambio che permette a ognuno di “poter fermare la pioggia o di cambiare il flusso delle maree”, “di rinvigorire le antiche mitologioe e crearne di nuove’, o forse nulla di tutto questo e, al tempo stesso, rendere possibile la migliore dimensione possibile di noi medesimi, la cui ricerca è già di per sé un clamoroso ‘successo’.

Quindi pensiamo al 'successo' di un film e pensiamo alla grande, come quello che arrise ad "American Graffiti" fin dal 1973 presso tutti i giovani del mondo. Una 'compilation' che s'impose come nuiova formula del 'soundtrack', composto dai successi di quegli anni e di nuova musica che dilagava in ogni dove, un juke-box sempre acceso che insegnò ai più giovani una nuovas lingua in cui esprimersi e soprattutto tante canzoni da cantare e da ballare.

Locandina del film del 1973
Locandina del film del 1973
Locandina del film.
Locandina del film.

Se non questo, allora mi chiedo a che è servito e serve aver inventato il cinema-musicale che perseguiamo instancabili sul fronte dello spettacolo, dell’intrattenimento cinematografico, se non il rendere ciò che è immateriale accessibile, talvolta indicibile esprimibile e addirittura staordinario. Non in ultimo abbiamo visto cose insospettate: «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…” (Ridley Scott ‘Blade Runner’ - 1982)

Se a suo tempo non vi siete emozionati, nulla di preoccupante, vuol dire soltanto che non avete una sensibilità cinematografico-poetico-letteraria, si sopravvive lo stesso. Lo dico in funzione di quel ‘sesto senso’ che accompagna le immagini del cinema e le accosta alla poesia e alla musica, che ci fanno apprezzare la ‘visione’ di una scena, e che nel loro connubio sono capaci di scendere in profondità scavando nell’animo umano, fin dentro i recessi più oscuri dell’anima. Questa è la magia del cinema! Non sempre riesce solo perché talvolta non sono i veri ‘registi’ a fare il cinema, il Regista non necessita di essere anche protagonista, l’attore che si improvvisa dietro la macchina da presa, è colui il quale abbatte tutti i muri, che evade dallo schermo che ha davanti ed è capace di volare.

Il regista Lorenzo De Nicola in "Pastrone!" - Il lavoro del montatore. .
Il regista Lorenzo De Nicola in "Pastrone!" - Il lavoro del montatore. .
Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film

Inoltre agli staordinari “Moliere” (1978) della coreogreafa Ariane Mnouchkine che con grande maestria lo portò sulla scena francese; de “Il Mahabharata” (1990) di Peter Brook, un autentico happening ripreso dalla tradizione indiana, solo per citarne alcuni, e tantissimi altri.

Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film

Così come nel film-musicale troviamo un filone spesso trascurato di cui è qui utile parlare: quello afro-americano del Gospel, del Blues e del Jazz che si apre con “Cabin in the Sky” (1940) di Vincente Minnelli e Busby Berkeley, musicato da Harold Arlen. Successivamente, in un periodo in cui molto raramente attori afro-americani riuscivano ad avere una parte di una qualche importanza nelle produzioni hollywoodiane, la MGM produsse un importante film con un cast tutto di neri. “Stormy Weather” (1943) dal titolo di una canzone omonima del 1933. Il film diretto da Andrew L. Stone raccoglie una ventina di numeri musicali con la bellissima “Stormy Weather” cantata da Hethel Merman e ‘Aint Misbehavin’ cavallo di battaglia di Fats Waller e "Carmen Jones" (1954) con Dorothy Dandridge e Harry Belafonte.



Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film

Ma è con il già citato “Porgy and Bess” (1959) di G. Gershwin che, a partire dall’Opera lirica, si spalancheranno le porte a tutta una serie di spettacoli teatrali e film-musicali interpretati da afro-americani per lo più improntati sulla vita di personaggi autentici della scena del Blues e del Jazz. Fino al successivo film che prende il titolo da una canzone di successo: “Lady sings the blues” (1972) diretto da Sidney J. Furie, sulla drammatica esistenza della cantante ‘blues’ per eccellenza, la straordinaria Billie Holiday, interpretato inoltre che da Diana Ross, da Billy Dee Williams e Richard Pryor.

Coertina del vinile.
Coertina del vinile.
Un mito.
Un mito.


Sophisticated Ladies” (1981) titolo ripreso da una canzone famosa, diventa un Musical-Show di tutto rispetto. Andato in scena a Broadway al Lunt-Fontanne Theatre aprì nel mese di Marzo dello stesso anno e si chiuse nel Gennaio del 1983, dopo ben 767 performance. Il Musical concepito da Donald McKayle fu diretto da Michael Smuin, con le coreografie di McKayle, Smuin, Henry LeTang, Bruce Heath e Mercedes Ellington. Scenografie di Tony Walton, costumi disegnati da Willa Kim e le luci di scena di Jennifer Tipton. Nel cast figurano: Gregory Hines, Judith Jamison, Phyllis Hyman, Hinton Battle, Gregg Burge, and Mercer Ellington.

La ‘colonna sonora’ include tutti brani famosi: "Mood Indigo," "Take the "A" Train", "I'm Beginning to See the Light", "Hit Me With a Hot Note and Watch Me Bounce", "Perdido", "It Don't Mean a Thing (If It Ain't Got That Swing)", "I Let a Song Go Out of My Heart", "Old Man Blues", "In a Sentimental Mood", "Sophisticated Lady", "Don't Get Around Much Anymore", "Satin Doll", and "I Got It Bad and That Ain't Good", che rappresentano il ‘meglio’ della produzione artistic di Duke Ellington.

Locandina del musical. in vinile.
Locandina del musical. in vinile.

In quanto brano strumentale “Sophisticated Lady” non è solo uno standard jazz, composto nel lontano 1932 da Duke Ellington; il testo fu aggiunto in seguito da Irving Mills e Mitchell Parish, è il ‘pezzo’ che in qualche modo segna la storia del Jazz, per essere stato suonato e cantato dai più grandi interpreti che si conoscono, da Billie Holiday ad Ella Fitzgerald a Frank Sinatra e un’infinità di altri. Ellington stesso ebbe a dichiarare che il testo era: "meraviglioso ma non del tutto aderente alla mia idea originale."

Si tratta di uno dei brani più famosi ed eseguiti di Ellington. Registrata per la prima volta su vinile nel 1933 con a-soli di Toby Hardwick (sax contralto), Barney Bigard (clarinetto), Lawrence Brown (trombone), e lo stesso Ellington al pianoforte. “Sophisticated Lady” entrò in classifica il 25 maggio e vi rimase 16 settimane, arrivando alla terza posizione, cosa questa che segnò un record per quei tempi.
Hardwick e Brown dichiararono in seguito di avere contribuito alla composizione della melodia, una rivendicazione che molti biografi hanno giudicato credibile. Nessuno dei due però fu mai accreditato come coautore e di conseguenza nessuno dei due ricevette royalties. Nel 1944, il regista Otto Preminger avrebbe voluto "Sophisticated Lady” come tema conduttore del suo film “Laura” (in italiano “Vertigine”), ma il direttore musicale Raksin, pensava che non fosse adatta e scrisse un tema alternativo, che sarebbe anch'esso diventato un successo e un famosissimo standard.

Nel 1956 Rosemary Clooney ne registrò una sua versione per così dire ‘sofisticata’ con lo stesso Ellington, entrata poi nell'album “Blue Rose”.

In un suo articolo per il Time di New York, Frank Rich scrisse, che "..la pulsione musicale e nuova al Lunt-Fontanne, è una celebrazione di Ellington che non finirà finché ha presa sul pubblico con la sua capacità dinamica. Non è un divertimento perfetto - salviamo per più tardi i difetti - ma sostiene con abilità la resa del pubblico e, chiaramente, la musica ne approfitta, fino a viziare il divertimento. Quello che c’è di più di altri musical è che opera su una scala veramente grande.

Locandina del film
Locandina del film

Round Midnight” (1986) è un film diretto da Bertrand Tavernier ispirato alla vita dei jazzisti Lester Young e Bud Powell ed ha come unico protagonista la musica jazz. Il film a suo tempo vinse un discreto numero di premi, tra cui l'Oscar alla migliore colonna sonora nell'edizione del 1987, grazie anche all’ottimo lavoro di Herbie Hancock. Il film ebbe un discreto successo per lo più tra gli addetti ai lavori. Comunque vi si ascolta della buona musica.

Il successivo “Dreamgirls” (1981) è il celebre musical di Michael Bennett insieme produttore, regista e coreografo, all’epoca uno dei più acclamati ma anche il più giovane sulla scena artistica statunitense. Vi si narra la storia della frenetica corsa verso il successo delle Dreamettes, un trio di cantanti afroamericane, ispirate alle vere Supremes, gruppo che vedeva come voce solista Diana Ross, che decretarono il trionfo della ‘black music’ nel panorama USA degli anni ‘60/’70.
Considerato dalla critica il ‘miglior musical show’, vinse ben sei Tony Awards per la sua originalità nel pur vasto panorama della scena teatrale di quell’anno. Andato in scena prima a Broadway si pose subito all’attenzione internazionale per la capacità di penetrazione sul pubblico più giovane. L’accattivante musica di Henry Krieger creata su testi di Tom Eyen scalò le vette delle classifiche internazionali. Si può ben dire che in “Dreamgirls” ogni ‘momento’ era già creato con il preciso scopo di farne un successo. Tant’è che appena in scena si pensò subito di farne un film. Quando si dice la forza dello show-business! Tuttavia il film arriverà parecchi anni dopo per la regia di Bill Condon: “Dreamgirls” (2009) ma i tempi erano ormai cambiati, la musica era cambiata, e il successo non arrise allo stesso modo come per il Musical del 1981. Comunque resta il fatto acclarato che continua a mietere successi e ricevere premi a non finire anche a distanza di molti anni dalla sua andata in scena.

Una scena di Dreamgirls
Una scena di Dreamgirls

E' del 1998 "Buena Vista Social Club" un film di Wim Wenders che si muove sulla scia del 'revival', ma sarebbe meglio definirlo un lungometraggio sul recupero della musica cubana, che sembrava definitivamente dimenticata dalle generazioni successive che si erano adeguate alle mode del resto del mondo. Una tradizione musicale originale e unica che non aveva avuto una continuità ma che pure aveva creato scalpore, vuoi per i suoi ritmi che la sua vena poetico-romantica dei testi di cui andava fiera. Le canzoni cubane avevano regalato al cinema momenti gloriosi e che grazie al ricercatore Roy Cooder, grande maestro e strumentista americano, con questo film, di cui ha curato la colonna sonore, abbiamo potuto apprezzare anche noi nel suo essere nel sottobosco cubano, ancora attiva e assai 'viva'.


Abbiamo così potuto conosciuto l'arte strumentale di Ibrahim Ferrer, di Compay Secundo, di Ruben Gonzales, la voce ammaliante di Omara Portuondo e di Estrella de Areito; abbiamo imparato le loro canzoni e le abbiamo cantate; abbiamo apprezzato i loro concerti in un tour che ha elettrizzato le platee e del mondo intero. Oltre ai milioni di dischi venduti il DVD 'Collectors' Edition' vera perla per gli amatori del genere musicale ha occupato i primi posti in classifica per lungo tempo e il più venduto.

Ibrahim Ferrer e tutto il gruppo.
Ibrahim Ferrer e tutto il gruppo.
Locandina del film.
Locandina del film.
Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film
Locandina del film

Per quanto il ‘successo’ non sia poi sempre così scontato, molto dipende dal divertimento offerto al pubblico, dagli attori più o meno bravi che vi prendono parte, dal nome del coreografo che cura i numeri di ballo, dal maestro concertista e dal direttore d’orchestra. Ciò nonostante va detto che una siffatta forma di spettacolo non scaturisce dal nulla. È infatti noto che la forma più composita ed eterogenea del Musical ha nel tempo adattato alle proprie necessità produttive, le bizzarrie delle mode che, a loro volta, si sono susseguite nelle società industrializzate e meccanizzate. Utilizzando a sua volta la letteratura popolare e quella aulica, la musica classica e quella tradizionale, l’operetta a lieto fine e la ‘light-opera’. Giungendo fino a scandagliare nelle pagine del jazz fino al rock e oltre, con la pretesa che tutto quanto fa spettacolo potesse entrare a far parte dello show-business sempre alla ricerca affannosa del ‘successo per il successo’.

E che successo!, se solo si pensa ai costi e ai ricavi che comunque consta di milioni di dollari di investimento. Il Musical quindi come quint’essenza di una vita attiva che, in ognuna delle due città citate, contrassegna un costante fermento di idee, di maestranze, di corpi e di volti in cui l’illusione dorata di entrare in una ‘scatola dei sogni’ che si apre al mondo finisce per essere realizzata in pieno. E non senza quel ‘pizzico di follia’ che per la durata di due ore o poco più, trova la sua più grande affermazione nel meraviglioso ‘abbraccio’ con la gente, giovani e vecchi d’ogni età. Scenografie sfarzose dai colori squillanti, giochi di luci sfavillanti, musiche e canzoni accattivanti che fanno a gara con l’eleganza della moda e le qualità interpretative di attori/attrici di un certo richiamo, sono la cornice edulcorata di quel ‘successo’ che da sempre arride a uno stuolo di musicisti virtuosi, presentatori, showman e showgirl, cantanti e ballerini, circensi e donne favolose che ogni sera attendono l’applauso del pubblico.

Locandina originale del 1934 del musical.
Locandina originale del 1934 del musical.

Si può essere d’accordo oppure no, tutto sempre dipende da ciò che si vuole diventare nella vita, dal traguardo che ci si pone davanti, e qualche volta bisogna anche saper rinunciare. Come dire che tutto e tutti hanno la possibilità di entrare nel Musical in un modo o nell’altro: come autore, cantante, coreografo o ballerino di fila, l’importante è volerlo … In fondo “That’s All Musical!”. È in questa dimensione, allo stesso modo anticonformista e rivoluzionaria di qualsiasi schema si voglia qui attribuirgli, che vedremo orientarsi le attuali produzioni teatrali dal West End londinese ai palcoscenici della newyorkese Broadway, qui volutamente non distinguibili l’una dall’altra. Bensì accomunate dalla stessa grande qualità organizzativa, produttiva e registica che vede inoltre un numero esorbitante di maestranze altamente qualificate, tra cui sceneggiatori, musicisti, coreografi, scenografi, tecnici di scena, maestri di trucco e parrucco, in alcuni casi prestati dal cinema e viceversa, che hanno raggiunto fama internazionale.

Una gara interessante dunque tra due centri di produzione dello show-business (buz) che hanno fatto del Musical un ‘mestiere’ qualificato e qualificante di dimensioni stratosferiche, che ogni anno offre lavoro a migliaia di nuovi e giovani talenti, fra attori, ballerini,secondi e terzi ruoli, tutti animati dal desiderio di raggiungere quel ‘successo’ sul quale hanno ampiamente fantasticato. Grazie anche alla grande possibilità offerta dalla medesima lingua espressiva: l’inglese.
Tuttavia, credetemi, non è affatto una coincidenza se, per così dire ‘a fare il teatro’ siano invece loro, i grandi finanziatori, magnati del dollaro e della sterlina che, investendo su questo o su quello ‘spettacolo’ in un gioco vorticoso di interessi, decretano il ‘successo’ di certe mega-produzioni, contrassegnate fin dall’inizio, dalla ricerca affannosa di nuovi e capaci talenti, le maestranze migliori, i nomi più prestigiosi fra compositori e arrangiatori musicali, produttori e registi, art-director e casting-review, scenografi e sceneggiatori, tecnici e architetti delle luci, visagisti e parrucchieri che operano nell’ombra dello show-business e che curano l’intera produzione della ‘grande macchina’ del Musical.


Locandina del film.
Locandina del film.

È così che il West End nel cuore di Londra e la favolosa Broadway a New York aprono il sipario dello ‘show-business’, con le sue scenografie da favola, le coreografie scintillanti, le musiche effervescenti, le scritte luminose multicolori che si rincorrono sui cartelloni pubblicitari, il carosello dei taxi che scaricano il folto pubblico davanti alle entrate dei teatri per assistere al più grande spettacolo di sempre, il più sensazionale degli spettacoli, il così detto ‘Musical!’. Cambiano i tempi e i luoghi, i costumi e le mode, i personaggi, le musiche e i ritmi che di volta in volta accompagnano le emozioni e le passioni umane; ora trasformati in canzoni di successo, in numeri coreografici di particolare pregio; ora in esibizioni di un qualche virtuosismo strumentale che hanno il solo scopo di sottolineare, esaltandoli, quelli che sono i momenti ‘clou’ di ogni rappresentazione.

Nonché dare forma a quei leit-motiv dai risvolti sentimentali, per questo straordinari, che insieme compongono l’anima del Musical. È qui che si rappresentano i ‘drammi’ e le ‘favole belle’ del tempo, con gli amori, gli affetti, le passioni, le pulsioni sessuali in cui si disciolgono i sentimenti, con il fine ultimo dello svago, dell’intrattenimento, dello ‘spettacolo per lo spettacolo’, onde per cui citare solo alcuni e trascurarne altri può sembrare anacronistico, come pure non è opportuno tirare in ballo statistiche di alcun genere. Purtroppo una scelta andava comunque fatta, se non altro per un problema di ‘pagine’ possibili da occupare ma a un’arida elencazione ho preferito citare solo alcuni titoli rappresentativi di successo.

Locandina del film.
Locandina del film.
Locandina del film
Locandina del film

Né deve meravigliare se nello stesso anno “Show Boat” (1927) un ‘kolossal’ del Musical americano andato in scema a Broadway sbarca nel West End sulle rive del Tamigi e ottiene uno successo strepitoso da mandare in visibilio critici e pubblico per il suo allestimento scenografico e coreutico, con le straordinarie musiche di Kern e le canzoni di Hammerstein II°, basato sul romanzo di Edna Feber. Così il critico Alfred Swan si espresse dopo la prima: “Il musical presenta personaggi assolutamente credibili e appassionanti in una vicenda seria e commovente, ambientata in luoghi pittoreschi, e tutto trova nell’andamento e nei versi e della musica una risonanza melodica perfetta”.
“Old man river” è solo una delle canzoni che va qui ricordata per la sublime interpretazione di Paul Robeson. La ‘storia’ (in breve) narra di un giocatore d’azzardo che unitosi a una compagnia teatrale in viaggio su un battello in navigazione lungo il Mississippi, s’innamora della primadonna e dopo alcune peripezie, infine la sposa, dando così una svolta onorevole alla sua vita. Ripreso una prima volta per il cinema dallo stesso Ziegfeld nel 1929, venne in seguito filmato nel 1951 e diretto da George Sidney per la MGM, con la partecipazione di splendidi attori quali Howard Keel, Kathrin Greyson e Ava Gardner, mentre le coreografie erano dell’ormai già noto Robert Alton.

Locandina del film
Locandina del film
Locandina del Musical del 1927
Locandina del Musical del 1927
Locandina del film.
Locandina del film.

Come si può rilevare dalla lista sopra riportata, ma sono passati alcuni anni e la guerra ha fatto i guasti che tutti conosciamo. Molto si deve alla buona volontà di impresari e registi, attori e attrici, nonché di prestigiosi musicisti (superstiti) che hanno svolto in ambito teatrale, ma anche in ambito cinematografico, un vero e proprio recupero di moltissimo materiale musicale e di allestimenti precedenti con i quali si è riusciti a ricreare la ‘magica’ atmosfera di certe produzioni del passato, capaci ancora di regalarci in modo strabiliante, vuoi nello stile, nel suono, nella ricerca dei costumi, che nelle coreografie, molta della creatività di cui il mondo del Musical era ed è ancora oggi capace.
Così anche il Musical inevitabilmente, si adegua alle nuove tendenze, alle artificiosità delle mode, alle tecnologie che avanzano e che hanno permesso la sua evoluzione. Negli anni ’60 e ’70 il Musical-Show abbandona l’illuministica visione di un mondo di favola per affrontare nuove e inusitate tematiche. Nulla è lasciato al caso, dalla tensione causata dai problemi razziali, alle ostilità di una possibile guerra futura, dallo scandalo procurato dalle prime nudità, alle ‘accuse’ di alcuni accadimenti sociali e di cronaca.

Ai nomi di Herbert, Loewe, Gershwin, Kern, Berlin, Porter, Rodgers, Hart, Coward, Simon tra americani e inglesi dei primordi, si sostituiscono Robert E. Griffith, Harold S. Prince, Leonard Bernstein, Stephen Sondeim, Galt MacDermott, Jerome Ragni, James Rado, Jerome Robbins, Bob Fosse, Tim Rice, Andrew Lloyd Webber, Stephen Schwartz, Shapiro, Miller e numerosi altri. Ma è con “Fidler on the roof” (1964) di Jerry Bock e Sheldon Harnick con le coreografie di Jerome Robbins che, con le sue 3.442 repliche filate, riesce a battere ogni record d’incassi e, in ragione del quale si apre la nuova grande stagione del Musical moderno.

Tuttavia l’ondata ‘sentimentale’ dei primordi non si arresta e, come è ovvio che accada, la sua eco risale fino agli anni ’60 e i primi anni ’70. Sulla stessa scia per così dire ‘del cuore’ troviamo l'infaticale Julie Andrews con "Mary Poppins" (1964) firmato da un grande Walt Disney; quindi “Auntie Mame” (1966) di Jerry Hermann e Jerome Lawrence con la strepitosa Rosalind Russell, in cui si narra di una anziana ‘Zia’ che riesce a portare lo sbandato nipote protagonista della storia, sulla retta via. Per arrivare infine ad “Annie” (1977) da cui la splendida “Tomorrow”, una favola per bambini di Charles Strouse e Martin Charmin che non dispiace affatto ai grandi che gli decretano un enorme successo di pubblico, un ‘classico’ da riproporre nel periodo natalizio, insieme all'infaticale Julie Andrews di "Mary Poppins" (1964) firmato da un grande Walt Disney.


Innovativo e unico nel suo genere “Pal Joey” (1940) di Rodgers & Hart, con la famosa canzone di successo “Zip”, si pone a capostipite del cambiamento portando in scena aspetti della vita privata di una società decisamente rinnovata, la cui formula stravolge gli schemi tradizionali del Musical. A seguire “South Pacific” (1949) di Rodgers e Hammerstein, da cui la popolare “Bloody Mary”, che ottenne il Premio Pulitzer per la sua componente drammatica. E finalmente “Guys and Dolls” (1950), di Frank Loeser e Joe Scorling che, per la prima volta portò in scena aspetti della malavita newyorchese, vista attraverso l’ottica del reportage di cronaca. Qualcuno immagino ricorderà più facilmente la versione cinematografica titolata “Bulli e Pupe” interpretato da Frank Sinatra, Marlon Brando e l’allora giovane ma già bellissima Jean Simmons.
Ancora di quegli anni sono i ‘capolavori’ del genere musicale legati ad altrettanti successi di critica e di pubblico che hanno riempito le sale dei teatri e quelle dei cinema di tutto il mondo:
“The Carousel Valzer” da “Carousel” (1945) di A. Newman
“Shall we dance” da “The King and I” (1951) di Rodgers e Hammerstein II°.
“Strangers in paradise” da “Kismet” (1953) di Edward Knoblock e musica di André Previn, composta sulle “ Danze Polovesiane” di Borodin.
The boy friend” (1954) di Sally Wilson improntato sulla scia della ‘nostalgia’.
“I could have a danced all night” dallo strepitoso “My fair Lady” (1956) di Frederick Loewe e Alan Jay Lerner.
“Edelweis” da “The sound of music” (1959) ancora una volta firmato dalla fortunata coppia Rodgers e Hammerstein II° poi divenuto, come tanti altri qui citati, un film di successo dal titolo “Tutti insieme appassionatamente” e con il quale si chiude un’epoca ‘sentimentale’ che pure è considerata ‘d’oro’ del Musical delle origini.


(Continua)


Locandina del film.
Locandina del film.

Siamo ad una svolta epocale. “West Side Story” segna il punto di svolta del Musical. Mai un film musicale aveva ricevuto così tanti riconoscimenti. Nel suo Tour Mondiale approdò nel 1981 allo Sferisterio di Macerata per la coreografia dello stesso Robbins con Josie de Guzman, Ken Marshall, Debbie Allen, Sammy Smith, Jake Turner ed Arch Johnson per il Broadway theatre.

Nel 1984 Bernstein decise di ri-registrare il musical, dirigendo una sua composizione in prima persona per la prima volta. Nota come una "versione operistica" di West Side Story, vide la partecipazione di Kiri Te Kanawa nel ruolo di Maria, José Carreras in quello di Tony, Tatiana Troyanos come Anita, Kurt Ollman come Riff mentre Marilyn Horne canta "Somewhere" nel ruolo di un personaggio secondario ("Anybody"). Questa versione ha vinto un Grammy Award nel 1985.

Una scena del Musical.
Una scena del Musical.

Prima ancora che qualcuno si ponga la domanda sulla possibilità di una ‘moralità’ latente, esplode “Hair” (1968) di Rado, Ragni, MacDermot. La data è quella della contestazione giovanile che subitanea trova sbocco nel mondo contemporaneo con la forza rivoluzionaria e tuttavia innovatrice della protesta giovanile. Ma “Hair” non è semplicemente un Musical di successo che porta in scena gli enzimi rivoltosi di una gestione dell’opinione pubblica che rimette in discussione le scelte politiche della democrazia nel mondo, “Hair” scuote la gioventù di allora fino alle fondamenta verso nuove e inusitate esperienze, fino a diventare, successivamente, il manifesto della ‘new-generation’ nel riscatto della propria libertà d’espressione.
Il brano “Ain’t got no” segna la rivolta di quanti verranno in seguito appellati come ‘figli dei fiori’ per il loro estroverso e popolare modo di vestire che interrompeva la grigia austerità delle classi sociali ‘superiori’ e della elite economica ai governi dell’epoca. Eppure “Hair”, per quanti hanno avuto modo di vederlo a teatro, (ricordo che esiste una versione cinematografica di grande impatto emozionale), conteneva ed affermava un messaggio di pace e di fraternità universali. Sicuramente in negazione di quella guerra ‘non necessaria’ che il popolo americano era chiamato (non si sa bene da chi) a combattere per risolvere la problematica stabilità della democrazia nel mondo e ristabilire la necessaria pace.



Ma questa è un'altra storia, testimoniata da innumerevoli 'successi' più vicini al presente, nella prossima puntata.

(continua)



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