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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

L’uomo di cristallo

(..just some speech about him).

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3 minuti

Pubblicato il 28 dicembre 2018 in Fantasy

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L’uomo di cristallo, (..just some speech about him).


Ha negli occhi essenza di cose, dissonanze di tempo, visioni sterminate di campi assolati, filari d’alberi ancor verdi e spogli, solchi profondi di piazze arate, fiumi d’orgasmo di strade affollate, frantumazione di folla, colta nell’attimo febbricitante sul filo dei marciapiedi dove cammina, dove impazzisce. A città automatizzate sostiene scheletri di edifici innalzati a futura memoria, il vecchio il nuovo contrasto d’ogni tempo, ove a buio flessuoso, gemente, muovono appaiono scompaiono, tengono stragrande spirito senza catene, sospese a incerta altezza, dove l’io convinto spazia in bilico a poter cadere, negli spazi d’ombra a vuoto.

Fra verticalismi incombenti, le grandi scritte sopra i muri rappresentano solo l’ultima scapigliatura di moda, gli artisti in vetrina mostrano le ultime schifezze dell’arte cialtrona, parassita, senza identità e costrutto, promessa di un domani liquido senza liquidità, senza valore, in assoluta mancanza di senso. Assonanze metafisiche a sostegno di attimi impossibili da vivere, cattivi umori stemperati sulle facce della gente, incoerenza d’idee, ostentazione di voleri altrui, guerre d’ombre fratricide, insoddisfazione d’amplesso.

Davanti alle chiese desolate raccoglie povertà, miseria della società cosiddetta avanzata, avanzi al mercato, letteratura stracciata, poesia marcescente, stramaledetta, per cui Prevert è un cane che vaga tra i rifiuti, Baudelaire ancora tiene aperto un ultimo banco dei fiori del male per tutte le stagioni. Allorché, lasciato lo spirito greve, chiede pace dell’anima, e sollevato a ricordi, in equilibrio, il primo passo affronta. Ma già il tempo sfugge al quadrante, l’ora riporta la quinta stagione, soffocata entro pareti di una stanza chiusa, dove ogni strada intentata, ipotetico Sé ingigantito a dismisura, dove rincorrere l’infinito, o forse cercare l’assoluto senza trovarlo.

Incontenuto, aberrato, allucinato, chiude a ulteriori spazi, l’uomo di cristallo, dimensione insoluta si sé, o forse, solo una maggiore quantità di tempo, l’effetto di una irreversibile inflazione che non concede tregua alcuna, dove l’io computer realizza, l’escapism oltre la parete, per una fuga annunciata. Il conto in banca, esautorato da carte nominali destituite d’ogni consistenza oggettiva, ridotto a piccoli rettangoli di plastica colorati, di carta riciclata di altre realtà senza futuro, distrutte, eliminate per sempre, per mai, alla ricerca di contrasti impossibili, connubi assurdi, dove raccogliere ricapitolazioni del passato, voci future, storie senza senso.

A giorni d’ombra, lo sguardo filtra, guarda a non vedere che contorni di nebbia, evanescenti fantasmi di rabbia, dove lo spirito grave cerca riflessi di luce per una messa a fuoco che lo soddisfi, che lo entusiasmi, o che lo uccida per sempre. In ciò che si ha manca qualcosa, in ciò cui si crede non c’è determinazione, solo costrutti senza domani, dove non accade nulla, dove si aspetta nessuno, dove non arriva nessuna, e all’attesa s’aggiunge un’altra attesa, che non arriva, dove pensieri trasmutano in pensieri, diversi e pur sempre uguali, per cui l’ansia, altro non è che un’emorragia del tempo attuale. Rifugio arcano per trasparenze di luce nel segreto diario del destino, a separare giorni d’oro e di smalto, a incastonare tessere di vita, nel mosaico di complicati arabeschi per una disfatta al tempo che tutto rinnega e contrasta.


A sera, immerso nell’ombra che tutto ridimensiona, l’uomo di cristallo, torna sui suoi passi, annichilito e stanco, fragile, frantumato in mille, centomila, un milione di pezzi che si scompongono che non si ricompongono, come dentro uno schiacciato di Picasso.

"La fragilità arricchisce l'uomo, mentre la potenza lo distrugge, / lo riduce a frammenti che si trasformano in polvere."

"Infatti, laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende. E mette in circolo quanto di più umano abbiamo da opffrire."

(Vittorino Andreoli.


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