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Una storia di Alessiaposey

ALPI DI LEDRO E JUDICARIA

un patrimonio di valori ambientali e culturali

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3 minuti

Pubblicato il 16 marzo 2019 in Viaggi

Tags: #alpidiledro #farinadistoro #faunaeflora #lupi #volpi

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La Riserva della Biosfera interessa il territorio trentino chiamato “Alpi Ledrensi e Judicaria - dalle Dolomiti al Garda”, un insieme di comunità di uomini e di paesaggi che va dalle Dolomiti di Brenta al Lago di Garda passando per le Giudicarie, la Val di Ledro e la piana dell’Alto Garda.

L’area “dalle Dolomiti al Garda” è un patrimonio di valori ambientali, di valori culturali e di buone pratiche, che si concretizzano ad esempio nella Carta Europea del Turismo Sostenibile promossa dal Parco Naturale Adamello Brenta, nella costituzione della Rete di riserve di Ledro, nella certificazione EMAS da parte di diversi Comuni.

Il territorio della Riserva racchiude in poco meno di 30 chilometri di estensione un dislivello altitudinale di oltre 3000 metri, dalla Cima Tosa (3173 m), massima elevazione delle Dolomiti di Brenta, ai 63 metri del Lago di Garda nel punto più basso della Riserva e contribuisce alla realizzazione di un corridoio di collegamento tra il Parco dell’Alto-Garda della Regione Lombardia (verso sud), ed il Parco Naturale Adamello-Brenta (verso nord).

i lupi delle alpi Ledrensi
i lupi delle alpi Ledrensi

L’area della Riserva della Biosfera è abitata da 16.000 persone residenti in 11 Comuni, nei cui territori l’uso del suolo è destinato principalmente a boschi e prati (l’89,6%), in cui vengono praticate tradizionali attività silvo-pastorali. (l’area conta più di 800 aziende agricole, zootecniche e apistiche). Il territorio ha una vocazione turistica specifica (può contare su 28.000 posti letto in strutture di medie e piccole dimensioni), vantando luoghi di interesse culturale fra i più belli del Trentino e straordinari paesaggi naturali. L’area è l’habitat di oltre 1600 specie di flora e 149 specie di fauna protette, fra cui l’orso bruno, il lupo e la lince.

La Riserva è impegnata in particolare nella conservazione (paesaggi, ecosistemi, specie e diversità); promozione dello sviluppo economico e sociale (ecologicamente sostenibile), educazione e sostegno alla ricerca e alla formazione (sull’ambiente e sullo sviluppo sostenibile).

LA FARINA DI MAIS DI STORO

Il mais è una specie di origine americana. Questo cereale ha accompagnato la nascita e lo sviluppo delle civiltà precolombiane del Centro e Sud America, analogamente a quanto è successo con il riso per l’Estremo Oriente e con il frumento per il Vicino Oriente. Dopo la scoperta dell’America arrivò subito in Europa ma la diffusione nel Vecchio Continente fu piuttosto lenta e per alcuni decenni il mais rimase una curiosità botanica.

La dif­fu­sio­ne di que­sta col­ti­va­zio­ne in Tren­ti­no ha su­bi­to una forte con­tra­zio­ne già nel Primo do­po­guer­ra. Alla fine degli anni Cin­quan­ta del se­co­lo scor­so, l’e­so­do dal­l’a­gri­col­tu­ra, la

spe­cia­liz­za­zio­ne pro­dut­ti­va delle azien­de, i mu­ta­men­ti delle abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri hanno por­ta­to ad una ul­te­rio­re ri­du­zio­ne, fin quasi alla scom­par­sa, delle va­rie­tà tra­di­zio­na­li di mais e del loro im­pie­go nel­l’a­li­men­ta­zio­ne umana. In pa­ral­le­lo si è svi­lup­pa­ta la col­ti­va­zio­ne di mais ibri­di ad uso zoo­tec­ni­co per la pro­du­zio­ne di in­si­la­to. Nella bassa Valle del Chie­se (Tren­ti­no oc­ci­den­ta­le) e pre­ci­sa­men­te nella zona di Storo, da se­co­li si col­ti­va­va una va­rie­tà lo­ca­le di gra­no­tur­co. Nel Se­con­do do­po­guer­ra la dif­fu­sio­ne del­l’in­du­stria in que­sta zona ha im­pe­di­to la spe­cia­liz­za­zio­ne del­l’a­gri­col­tu­ra che in­ve­ce si è re­gi­stra­ta nelle altre valli tren­ti­ne, fa­vo­ren­do il man­te­ni­men­to, fino ad anni re­cen­ti, di un’a­gri­col­tu­ra tra­di­zio­na­le che do­ve­va sod­di­sfa­re solo esi­gen­ze di au­to­con­su­mo.



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