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Una storia di utente_cancellato

Questa storia è presente nel magazine Racconti Brevi

Mio Padre è un Supereroe

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8 minuti

Pubblicato il 15 settembre 2019 in Altro

Tags: #biografia #biography #storia #story

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Era il 1999 quando nacqui io , terzo figlio dopo due sorelle, vi posso dire che fui anche il figlio inaspettato, diciamo quello nato per errore. Ero un pargoletto di 3,100 kg.

Vi starete chiedendo cosa c'entri questo con la storia... beh forse me lo sarei chiesto anche io... ma per raccontare bene una cosa, è meglio cominciare dal principio.

Mio padre era sempre fuori per lavoro e quindi non lo vedevo quasi mai, potete capire tutti voi che l'assenza di un padre ad un bambino pesa, ed anche molto. Solo ora capisco che fu proprio grazie a lui ed al suo continuo assentarsi dalla mia vita se potevo permettermi di andare a scuola con vestiti decenti o avere la possibilità di vantarmi con i miei compagni del mio nuovo paio di scarpe.

Lui per me c'è sempre stato, anche se non sempre fisicamente. Avevo una profonda stima nei suoi confronti, mi vantavo sempre di lui con i miei amici, però, c'è da dire che avevo anche una grande paura. Mio padre è sempre stato fissato con "L'educazione ed il rispetto prima di tutto".
Così, quando mi ritrovavo a fare o a dire qualcosa di sbagliato, arrivava subito una punizione ed a volte anche un ceffone ben assestato. Ero piccolo e non capivo il perché lo facesse, così iniziai a desiderare che mio padre rimanesse sempre fuori casa. Solo ora, crescendo, capisco l'importanza del suo insegnamento. Oramai i ceffoni non si usano più e si opta per viziare sempre di più i bambini, non insegnando loro il rispetto per il prossimo e l'educazione che, oramai, sono un qualcosa di lontano. Mi fermo con il dire che questo è un mio pensiero personale, nato da quello che IO vedo.
Ma non andiamo troppo fuori tema e torniamo alla storia.

Quando ero piccolo, tra i quattro e i cinque anni, non ero proprio un bambino tranquillo. All'asilo salivo sui banchi, scappavo dirigendomi verso il cancello principale oppure mi mettevo sotto la cattedra senza voler più uscire. Questo fino a quando la maestra non capì quanta paura avessi di mio padre, infatti, da quel giorno le bastava dirmi: "Sto chiamando tuo padre" che io IMMEDIATAMENTE uscivo da sotto la cattedra e correvo a sedermi nel mio banchetto come se nulla fosse successo.

Arrivai in prima elementare e mi spensi. Non fui più il bambino vispo di un tempo.
Il motivo? venivo bullizzato.

Nella mia classe c'erano due bambini che si divertivano a fare i gradassi con me. Un bambino mi picchiava mentre l'altro si divertiva a farmi violenza psicologica. Questa situazione andò avanti fino a quando il bullo che si fermava alle parole non iniziò ad agire. Una volta prese una matita e dopo averla temperata ed appuntita a dovere me la infilzò nel palmo della mano, in quel momento ricordo che non piansi, forse perché non fu un dolore così insopportabile.
Quando tornavo a casa i miei genitori si ponevano mille domande poiché vedevano che loro figlio non sorrideva più.
Il bullismo andò avanti fino a quando un giorno sempre il bambino che mi aveva infilzato la matita prese le forbici e mi tagliò i capelli (non so se ora fa il parrucchiere, ma posso dirvi che quel taglio non fu uno dei migliori). Quando i miei genitori mi vennero a prendere all'uscita, videro che avevo un cappellino in testa ed essendo che c'era caldo e che il sole picchiava forte non si insospettirono, fino a quando una volta arrivato a casa non videro che non volevo togliermelo.
A quel punto mio padre mi disse "A tavola non si sta con il cappellino” .
Strano ma vero, decisi di non mangiare, non volevo toglierlo, non volevo risultare una delusione per mio padre. Mio padre riuscì a togliermelo in un mio momento di distrazione e notò subito che qualcosa nei miei capelli non andava. Avevo quattro buchi in testa.
Iniziò a chiedermi chi fosse stato ed io, impaurito, non volevo rispondergli. Mio padre allora decise di mettermi in punizione, seduto in un angolino fino a quando non avrei parlato, il problema che in quel momento mi venne una specie di mutismo selettivo.
Credo che per nessun bambino di sei anni sia facile parlare con i propri genitori per denunciare atti di bullismo soprattutto perché da bambino non sapevo manco cosa fosse il bullismo.
Fatto sta che nel pomeriggio riuscì a raccontarlo a mia madre che fece da tramite con mio padre. Mi sbagliavo. Mio padre non se la prese con me, anzi, si schierò dalla mia parte.
Sapevo di essere stato una delusione per lui e ne fui più convinto quando, dopo avermi cambiato scuola, mi iscrisse a Karate. Adesso, riesco ancora una volta a capire il vero motivo per cui lui lo fece, non era deluso, voleva solo proteggermi.

Passarono gli anni e i turni di lavoro di mio padre si facevano sempre più intensi, a volte non tornava per diversi giorni.
Io ero tornato il bambino vispo di un tempo grazie al Karate e grazie al mio maestro che, prendendomi sotto la sua ala, riuscì a farmi avere una maggiore autostima nei miei confronti.
A soli otto anni, iniziai ad avere degli obbiettivi, mio padre non c'era quasi mai ma se avevo una gara lui era presente, mi seguiva ovunque, ed anche se durante il viaggio e prima di ogni combattimento poteva sembrare disinteressato, posso dirvi che ora riguardando tutti i miei video in cui combattevo, lui faceva il tifo per me.
Si sgolava urlando il mio nome, cosa che fino ad oggi non avevo mai notato.

Come sempre un bambino non pensa mai a come fa ad avere qualcosa o a chi paga i libri per andare a scuola . Un bambino si basa su ciò che vede e solo crescendo può capire quanto un genitore si sia sacrificato per lui.

Cresco e a scuola mi tengo sulla sufficienza, mio padre inizia ad essere più presente ed io continuo con il Karate iniziando a portare sempre più titoli a casa, dal 2008 ad oggi ho portato a casa un totale di 25 titoli contando anche il titolo di campione internazionale.
Ora posso svelarvi il mio segreto, non ho mai combattuto per una mia vittoria personale, ogni coppa che portavo a casa serviva per rendere mio padre fiero di me.
Cosa che capì solo nella penultima gara fatta nel 28/02/2016 in cui persi in finale, uscì dal tatami furioso, sbattendo i guantini per terra. Deluso da me stesso, deluso per aver deluso mio padre. Quando però tornai a casa portando solo un misero secondo posto ed essendo che quel giorno loro non potettero venire mostrai i video dei miei combattimenti, mio padre mi disse: "Eh vabbé, la prossima volta vincerai tu". Capì che non era deluso, per lui avevo combattuto bene e ciò lo rendeva fiero.

Crescendo iniziai a sentire la voglia di stare con mio padre, iniziai a condividere tutti i suoi interessi pur di renderlo fiero di me.
Iniziai a seguirlo ovunque, andavamo a vedere i rally, lo "aiutavo" in campagna e mi iniziò addirittura a portare alle mangiate con i suoi colleghi.
Quando i suoi colleghi/amici mi vedevano, dicevano che ero la sua copia (Tutt'ora in realtà quando qualcuno mi incrocia per strada me lo dice). Vi lascio immaginare quanto io ne andavo e ne vado fiero. Iniziai ad atteggiarmi, a muovermi e a parlare come lui.

Voi starete pensando "Non avevi personalità", non avete torto, ma cosa posso dirvi? Vedevo in mio padre un eroe, in fondo ogni bambino sogna di essere come il padre. Crescendo posso dirvi che il pensiero non è cambiato, lui resta il mio eroe.

Passa il tempo ed arriviamo ai giorni nostri, l'adolescenza. Il periodo in cui un ragazzo va contro tutto e tutti. Ebbene si, l'adolescenza ha colpito anche me ed in questo periodo mi ritrovo ad andare spesso contro mio padre. Immaginatevi che in due anni capitò due volte che non ci parlammo per tre mesi.
L'orgoglio, brutta bestia eh? Nessuno dei due disse più "a" all'altro. Il giorno della mia Cresima mia madre mi diede una lettera che aveva scritto lei.
Indovinate? Ancora una volta mi sbagliavo su mio padre, mia madre mi scrisse che in quei tre mesi mio padre aveva sofferto, che non passava giorno in cui non si interessasse a quello che facessi.
Leggendo quella lettera piansi come un bambino, cosa che non facevo da quando avevo sette anni. Andai da mio padre e lo abbracciai. Mio padre non è il padre più affettuoso del mondo non mi abbraccia mai, se non per fare le foto. Ma so e sapevo che fosse il suo carattere, quindi non mi scomposi quando non ricambiò l'abbraccio. Mi bastò vederlo sorridere, quello per me era mille volte meglio di un abbraccio.

Oggi posso dirvi che punto nuovamente a renderlo fiero, facendo però, ciò che piace a me. Ho scritto un libro ed ho trovato un editore. Ho partecipato ad un casting per una serie TV. Ho una fidanzata stupenda. Ho una mia vita, che non si incontra quasi mai con quella di mio padre, se non quando si tratta del Karate. Posso dirvi che so di renderlo fiero ogni volta che a tavola mi guarda e mi sorride, ogni volta che mia madre aspetta che esca per venirmi a dire:" Guarda che è fiero di quello che hai fatto". Ad oggi arrivo alla conclusione che per me mio padre è stato un eroe.
Oltre a rendermi ciò che sono diventato, posso dire che mi ha salvato da quei bulli... sicuramente se non ci fosse stato lui, sarei stato un'altra persona, magari più timida e riservata e magari i bulli avrebbero continuato a prendermi di mira per anni. Fu lui che mi fece crescere usando il pugno di ferro per farmi capire che la vita non è un gioco. Sono contento di essere arrivato ad una maturità tale da comprendere tutto ciò e comprendere che mio padre è sempre stato e sempre sarà, il mio EROE.


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