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Una storia di MarcoAmici

La bocca della verità

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9 minuti

Pubblicato il 13 febbraio 2021 in Storie d’amore

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Il suono che proveniva dal giradischi era la musica di Gino Vannelli e ad Elisa piaceva molto, così come la gonna che stava indossando. Seek and you will find era il titolo del brano. Quell’album Elisa lo conosceva praticamente a memoria. La serata si prospettava molto lunga e chissà che non si sarebbe andati oltre le aspettative. Tra sé e sé Elisa si chiedeva se Giorgio, un ragazzo appena conosciuto su in sito di incontri, avesse per caso l’intenzione di fare qualcosa al di là del solito clichè. Se lo immaginava non tanto timido, con gli occhiali, senza la barba che mostrava nelle sue foto e vestito con una camicia a quadri in stile americano e un paio di jeans. L’appuntamento era alle 18:30 in piazza Garibaldi. Elisa non è nuova a questo tipo di conoscenze e sa perfettamente che spesso e volentieri le foto che ritraggono ragazzi attraenti sono tali, ma solo all’apparenza. Infatti, in qualche occasione precedente le si sono presentati ragazzi che alla fine si sono rivelati brutti e anche sgraziati. Questa volta, però, tutto sembrava essere diverso ed Elisa se ne accorse già dal momento in cui uscì di casa. Si sentiva spensierata, come del resto era sempre, e anche più tranquilla rispetto al solito e soprattutto non si era fatta ancora nessuna aspettativa riguardo il seguito e via chat non aveva ancora rivelato nulla di importante a Giorgio, se non il fatto che abitavano nella stessa città in cui entrambi frequentavano l’università, ma facoltà diverse. Elisa non si vergognava di prendere l’autobus a differenza di alcune sue compagne di corso. Era una ragazza “vivi e lascia vivere”, a modo, riservata ma neanche troppo. Le piaceva molto parlare e discutere di filosofia e della vita in generale toccando anche temi come l’esistenzialismo o la teoria della conoscenza, nonostante studiasse tutt’altro.

L’autobus arrivò in tempo. Sarebbe potuta scendere anche al capolinea, che si trovava proprio di fianco alla piazza, ma preferì sentirsi più donna e quindi decise di scendere una fermata prima, così da far vedere di essere arrivata a piedi all’appuntamento. Nel percorrere a piedi le strade che portavano in centro, Elisa vide i contrasti di luce che tanto le piacevano quando il sole abbandonava la città per far posto alla sera. Non era una giornata particolarmente fredda e l’andirivieni di persone che caratterizzava il centro della città quel mercoledì non era per niente diverso da quello del sabato. Giorgio era lì, seduto sugli scalini sotto la statua di Garibaldi. Stava fumando una sigaretta, una Marlboro rossa e indossava dei blue jeans. Sopra portava una giacca dei Chicago Bulls. “Non proprio il massimo per un primo appuntamento”, direbbe qualcuno. Nonostante questo, però, ad Elisa quella giacca piacque molto tant’è che la prima cosa che disse a Giorgio dopo essersi presentata, fu proprio un complimento per quel look che sapeva molto di anni ’90. Una cosa apparentemente stupida ma che alla fine si è rivelata originale. Per di più, ad Elisa quegli anni piacevano molto. Giorgio era a detta di tutti quelli che lo conoscevano un bravissimo ragazzo, un po’ deluso dalle esperienze pregresse in amore e con un carattere brusco e franco. Qualche sua amica, però, così come una sua ex fidanzata, lo chiamava “orso” per i suoi modi di fare con le persone: spesso faceva battute un po’ fuori luogo ma senza malizia che però non venivano recepite tali, risultando così uno scorbutico. Dentro di sé, però, era un orsetto, con una sensibilità a volte quasi femminile.

Decisero di andare a prendere una birra nel bar che si trovava verso la piazza della cattedrale. Nel parlare i due ragazzi iniziarono a capire che avevano molto in comune. Elisa era presa dalla conversazione, tant’è che restarono seduti per più di due ore. C’era davvero sintonia tra i due. Lui la faceva ridere, lei lo stupiva e Giorgio ci rimase di stucco quando venne a sapere che proprio prima di arrivare all’appuntamento, Elisa stava ascoltando uno dei suoi musicisti preferiti. Parlarono di questo e di tanto altro: le loro vite prima di diventare studenti fuorisede, le loro esperienze sentimentali, le loro passioni, i loro hobby e le loro ambizioni. C’era anche una quasi condivisione di intenti e di obiettivi. A entrambi faceva piacere essersi incontrati per la prima volta. Il solito clichè che Elisa si immaginava, forse questa volta si stava facendo da parte e la conferma di ciò la ebbe quando Giorgio le fece una domanda del tutto insolita, forse anche un po’ inaspettata. Qualcuno avrebbe detto perfino indesiderata. Stavano parlando di relazioni passate e la domanda fu: “Ma secondo te, che cos’è l’amore?”.

Elisa accolse questa domanda in maniera molto affabile e non ebbe nessuna reazione: era completamente persa. Passarono diversi secondi di silenzio prima che rispose o per lo meno prima che provò a rispondere. Giorgio la guardava con un sorriso che quasi sapeva di presa in giro. Ma lui non scherzava, voleva davvero sapere il punto di vista di “quella ragazza bellissima” che aveva di fronte (cosa che pensò proprio nel momento in cui pose quella domanda): era in una fase della sua vita in cui cercava una relazione seria. Voleva essere felicemente accompagnato, forse così come Elisa che nel frattempo non ancora era riuscita a trovar le parole. Alla fine, prese Giorgio la parola e in maniera molto rilassata disse: “L’amore è la fine di un percorso che risulta troppo complicato. Troppi standard da rispettare che tra l’altro non sono neanche così flessibili alle circostanze. Conoscenza, piacere, frequentazioni, innamoramento e poi forse l’amore. E poi ‘sta cosa che bisogna apparire sempre. Basta! Queste sono tutte cose che a me sinceramente stanno proprio sui coglioni e chiedo scusa per il termine. Tu che ne pensi?”. Elisa non riusciva a credere alle proprie orecchie. Non sapeva se stare dalla parte di Giorgio oppure no. Sta di fatto che sentire una frase del genere uscire dalla bocca di un ragazzo o di un uomo per lei era un’esperienza del tutto nuova. Le venne in mente il concetto di stato di natura, quello a cui si riferivano Hobbes, Locke e Rousseau e in particolar modo ciò di cui parlava quest’ultimo: nasciamo tutti belli, contenti e felici prima di venir risucchiati dal circolo vizioso del brutto, gentilmente offertoci dalla nostra vita. E poi le venne in mente una cosa a cui prima pensava: quel solito clichè che tanto aveva caratterizzato i suoi precedenti e che ora sembrava essere sparito.

Quel ragazzo si stava rivelando una persona appartenente ad un altro pianeta rispetto a quello della vita reale. Ma era davvero così o si era messo una maschera per l’occasione? Elisa non ebbe nessun dubbio. Nei suoi occhi si leggevano romanzi d’amore. “Nulla è per caso”, pensò. Giorgio, nel frattempo, si era fatto portare il conto. Avrebbe pagato lui le quattro birre, mentre Elisa si era assentata per andare in bagno, forse per evitare di dare una brutta risposta a quella domanda. Giorgio si fece anche dare un fogliettino di carta, uno di quelli del block-notes che il cameriere usava per prendere le ordinazioni. Scrisse una poesia per Elisa. Non ci mise dieci secondi, né dieci minuti. Ci mise semplicemente il suo cuore.

Infilò quel pezzo di carta, stracciandolo quasi, nella tasca della sua giacca, proprio nel momento in cui Elisa stava tornando. Si era fatta una certa ora. La risposta a quella domanda, una delle più antiche del mondo, non era ancora arrivata. Gli standard da rispettare di cui stavano parlando poco prima non contavano più niente: loro avevano fatto l’amore con gli occhi quella sera stessa. Si era fatta l’ora di andare per entrambi quei ragazzi, spensierati e pieni di voglia di vivere e di innamorarsi. Giorgio era uscito in bicicletta e pensò che forse offrire un passaggio a Elisa poteva essere un bel gesto, tanto sapeva come fare: quando usciva in bicicletta con sé portava sempre un telo da mare molto piccolo, così da metterlo sulla scocca della bici e farci sedere Elisa. Da un momento all’altro si passò dal 2020 agli anni ’50 in cui la semplicità e la spensieratezza regnavano. Le luci della città illuminavano le strade e anche quelle dei loro cuori, che una pedalata dopo l’altra, si avvicinavano sempre di più. Ridevano quei due ragazzi e si prendevano in giro come due complici. Era una situazione buffa ma altrettanto molto carina e ad Elisa piaceva un sacco essere portata in bici da Giorgio. Non aveva mai visto la città da quella prospettiva, da qualche centimetro da quel ragazzo. Quasi che poteva baciarlo, e lei lo voleva davvero, erano molto vicini. Casa di Elisa si avvicinava, ma Giorgio si ricordò che quella strada non portava solo lì, ma anche ad un bel posto, che lui conosceva molto bene: era il ponte che attraversava la città e la via che vi conduceva era proprio di fronte quella che portava a casa di Elisa. Svoltò in maniera molto decisa tanto da far quasi spaventare la ragazza. “Non preoccuparti, non sono pazzo. O forse sì?” disse Giorgio. Elisa, preoccupandosi, non capiva anche se probabilmente non ci stava capendo nulla già da quando era in centro a bere la birra insieme a quel ragazzo: la verità è che entrambi erano pazzi l’uno dell’altra.

Arrivarono a destinazione. Scesero dalla bicicletta e si misero a contemplare il fiume, continuando a parlare e a guardarsi. Poi la testa di Elisa si appoggiò su quella di Giorgio che proprio in quel momento decise di estrarre dalla tasca quella poesia. Un po’ si sentiva teso, ma d’altronde chi non si sarebbe sentito a quella maniera? “Solo una persona che non prova sentimenti”, pensò. Senza timore iniziò a leggere la poesia che aveva scritto.

Un viaggio senza fine,

quello della mia mente nel tuo cuore.

Che nulla si tiene stretto,

comprese le tue parole.

Nei tuoi occhi uno spartito,

dalla tua bocca una sinfonia.

E non mi importa

Se non trovo più la strada.

Non vorrei mai andare via.

“Era per te”, disse sottovoce. Questa non era una domanda esistenziale, né una delle più antiche del mondo. Eppure, neanche qui ci fu una risposta. Le loro bocche si incontrarono e si assaporarono a lungo. Giorgio ed Elisa avevano raggiunto l’essenza di quel momento. E non perché erano andati al fondo della questione, semplicemente perché non l’avevano proprio affrontata. L’anima delle cose del mondo sta dove non c’è ragione.


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