scrivi

Una storia di Barbarella49

Pleiadi

305 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 24 febbraio 2021 in Storie d’amore

0

Era una splendida notte quella. Il cielo era di un bel colore blu e le stelle

risplendevano in quella cupola così bella, così irraggiungibile. Quante volte

aveva alzato lo sguardo verso il firmamento, incuriosita dalla sua

immensità, seppur circoscritta all'orizzonte dall'occhio umano; quante volte

aveva guardato i disegni formati dalle stelle, unite tra di loro a formare

figure mitologiche o altre cose. Fin da bambina guardava lassù, verso quell'infinità,

sperando di vedere una magnifica stella cadente, che con la sua

coda iridescente avrebbe riacceso in cuor suo i suoi sogni e le speranze. Non

era così che dicevano? Per ogni stella cadente che vedi esprimi un desiderio.

E quella notte avrebbe voluto tanto esprimerne uno.

Adesso però era lì davanti a quella porta, davanti a quella casa immensa, i cui contorni nella notte si confondevano; aveva un vago timore, ma al tempo stesso una speranza nel

cuore. Barbara aveva osservato per un attimo il cielo per darsi coraggio.

Lassù proprio sopra la sua testa ecco risplendere la magnifica Orsa

Maggiore, Cassiopea dalla peculiare forma a "W", quindi poco più a destra la

costellazione di Orione con la caratteristica cintura e le Pleiadi, così lontane, eteree, gelide, ma anche pulsanti in quell'occhio buio. Si riscosse un attimo, fece un bel respiro e

ripensò mentalmente alla festa. Non le piacevano molto le feste, anche

perché odiava il rumore, la confusione; infatti non le piacevano nemmeno le

discoteche. Ma per lei questa era un’occasione speciale, che non si sarebbe

potuta presentare tutti i giorni. Innanzi tutto la festa era in maschera e a lei

piaceva molto travestirsi e giocare un po’ con la sua immagine per apparire

una persona diversa da quella che in realtà era. Poi era stata invitata da

Davide, l’amore della sua vita, un ragazzo pazzesco di cui era innamorata da

troppo tempo ormai. Davide era proprio il suo ragazzo ideale: alto,

slanciato, occhi verdi e grandi, un bel sorriso. E poi era dolce, almeno con

lei. Purtroppo erano solo amici, perché lui era un dongiovanni impenitente,

che faceva soffrire le ragazze, un tipo a cui piaceva divertirsi

un po’ con tutte. Sapeva di non avere speranza, molte volte aveva cercato di

toglierselo dalla testa, ma invano. Era troppo bello. Che ingenua che era.

Avrebbe fatto meglio a stare con i piedi per terra e a pensare a studiare,

visto che frequentava l’università e voleva anche laurearsi in tempi brevi.

Comunque stasera chissà, poteva succedere qualunque cosa. Per l’occasione

aveva scelto di vestirsi da dama dell’ottocento, con un vestito stretto in vita

e vaporoso, con mille veli, come piaceva a lei. Si immaginava di ballare con

lui come nella scena del film Il Gattopardo, quando Claudia Cardinale

volteggia leggiadra tra le braccia di Burt Lancaster. Era un’inguaribile romantica.

Si fece coraggio e suonò il campanello. Si ritrovò davanti proprio Davide, che la salutò

con un sorriso talmente affascinante, che si sentì sciogliere.

“Ciao, come stai?" le disse, e poi “Sei bellissima!”

“Grazie” rispose Barbara, con le gambe che le tremavano per l’emozione.

La villa era stupenda, con stanze immense, grandi tappeti e quadri raffiguranti vari personaggi; forse erano suoi antenati, forse la sua famiglia aveva discendenze nobili, chissà!

Dopo aver attraversato il lungo corridoio la portò direttamente dove si svolgeva la

festa. Si trovavano in un salone molto grande, le cui pareti erano completamente rivestite da specchi. Sul soffitto lampadari di cristallo. Sembrava di essere nel salone

degli specchi della reggia di Versailles. Barbara si guardò attorno alla

ricerca di qualche sua amica, che sarebbe stata di sicuro invitata,

ma non vide nessuno. Quindi, sentendosi spaesata cercò la prima sedia vuota

e si mise a sedere. Davide, gentilissimo le portò da bere e poi le

sussurrò in un orecchio. "Aspettami, sono subito da te!" E bastò quel lieve

contatto appena accennato delle labbra di lui sulle sue gote, a scatenarle dei

brividi lungo la spina dorsale. Si guardò attorno, per lei erano tutte facce

sconosciute, qualcuno le lanciava qualche occhiata di sfuggita, soprattutto

uomini, ma erano sguardi passeggeri, che non si soffermavano su di lei, sulla

sua persona, anzi in molti non se ne curavano proprio. Per questo aveva la

fastidiosa impressione di essere trasparente. Del resto a lei mancava il coraggio

di fare il primo passo e presentarsi, quindi cosa aspettarsi?

Sperava che presto sarebbe arrivata qualche sua compagna; Katia, la sua migliore amica, le aveva detto che sarebbe venuta. Decise di aspettare un po’ e guardare. L’ambiente era

proprio straordinario, sembrava di essere tornati in un’altra epoca perché

tutti gli invitati avevano vestiti ottocenteschi. Gli uomini portavano anche la

parrucca incipriata. Che bella idea però questa festa in costume. Finalmente

tornò Davide. Nel frattempo stavano per iniziare le danze. Davide si

avvicinò a lei, si inchinò e le chiese un ballo. Figuratevi la gioia di Barbara.

Cominciarono a diffondersi le note di The second Waltz di Dmitrij

Shostakovic. Era troppo bello per essere vero! Lei abbracciata a lui, mano

nella mano, occhi negli occhi con lui, il suo amore segreto, i loro corpi

ondeggianti, che si muovevano al ritmo della musica e tutto il resto non

contava più. Barbara era felice, abbagliata dalle luci, da quel turbinare di

emozioni così forti dentro di lei, che a malapena riusciva a controllare. Si

vedeva riflessa negli occhi di Davide e lui non aveva occhi che per lei quella

sera. A un tratto sentì una scossa, ebbe l’impressione di aver ricevuto una

violenta pacca sulla spalla, tutto iniziò a girarle vorticosamente intorno,

perse i sensi o almeno così le sembrò. La prima cosa che vide quando si

svegliò fu la sua amica Katia che dormiva profondamente, accanto a lei.

Accidenti! Barbara capì in un lampo che era stato tutto solo un sogno, un

sogno bellissimo, però solo di questo si trattava. Chiuse gli occhi di nuovo

perché voleva tornare dentro quel sogno meraviglioso, ma invano. Così

passarono le ore, Barbara non riuscì più ad addormentarsi, finché arrivò la

mattina. Il cielo cominciò a tingersi dei colori dell’alba, dal rosa al viola,

mentre scomparivano piano piano le stelle e faceva irruzione nel cielo

Venere, il primo astro del mattino. Barbara si vestì in fretta e poi uscì, prese

l’autobus n. 8 e come di consueto si mise seduta, persa nei suoi pensieri. Una

mano le toccò leggermente la spalla. “Ciao Barbara” si sentì chiamare. Il

suo cuore perse un battito. Era lui. “Ciao” rispose Barbara. E poi lui

continuò: "Sai ti ho sognato stanotte, ti va se ne parliamo stasera a cena?"



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×