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Una storia di DomenicoDeFerraro

Tra le pieghe del tempo racconto

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2 minuti

Pubblicato il 12 giugno 2019 in Poesia

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Tra le pieghe del tempo racconto un amore dimenticato

che mi ha portato tanto lontano sulla scia del sesso

goffo , tremante, imperfetto fatto per essere venduto

con aria sodisfatta fatto ad immagine di se stesso

In una sera divina di primavera fondente

come una caramella di menta glaciale

che si succhia ,si succhia finché non resta più̀ niente

salvo una sensazione di verdi e freschi prati

che dura nella bocca lungamente.


Un sapore goliardico che non ha più nulla da dire

che sorge controcorrente a discapito degli ultimi

contro le ingiustizie trovate per negre strade

irrigate di alcool, misto all’ odio per quella sorte che giace in seno

che evade per illegittimi intendimenti in miti sentimenti

ed oltre sembra aspirare di rado persa

come le vele delle barche solcanti sul mare della memoria

la morte del proprio tempo .


E si rimane in disparte in attesa di conoscere ancora

cosa saremo come potremo vivere e ridere ancora

nell’atto puro che riempie il tutto

divide le virgole dalle lunghe apostrofe

figlie di tante scartoffie

dopo aver riposto sulle mensole i libri matusalemmi

Una chiocciola allunga i cannocchiali dei suoi occhi

dal suo abbaino verso l'astro infuocato d'una zinnia poi li chiude.


La morte si è preso il senso delle parole volgari

si è nascosta in un alcova d’acciaio

ai piedi di una croce di legno

In un giorno qualsiasi

Chiusi in se stessi

Come se fosse lecito pensare

Anche se non s’arriva a nulla di buono

Si passa per matti

Occhi verdi

Culo tondo

In fondo la verità emerge come la schiuma

Come la vita , intravista distrattamente

Ora Sono qui che canto

Passo e non comprendo il fine

Ora sono felice di credere

Domani forse m’ innamoro di nuovo

Domani viaggio a ritroso

Dentro il mio amore infernale

Con le tue mani

I tuoi occhi

Con la tua voce

Con l’estro delle rime elettriche

Come ieri anche oggi

La ragione si è preso una parte di me

Oggi non vale, eppure canto

Di nuovo passo senza scarpe

Sono io mentre tutto scorre



Il campo di frumento è così bello

solo perché́ ci sono dentro

i fiori di papavero e di violette ;

ed il tuo volto pallido è tirato

un poco indietro dal peso della lunga treccia.

Non sono io che corro

Mi trovo sotto al monte ed ammiro il mare

Ridere non serve

Vivere esplosivo come una botta di cannone

Ho preso appunti in merito

Ora non piango

Ora mi perdo

Ora tutti mi credono poeta

La pioggia è il tuo vestito.

Il fango è le tue scarpe.

La tua pelle è il vento.

Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca

la notte tra i tuoi seni turgidi

tra i tuoi neri capelli.

Il tuo sorriso e la tua calda pelle

il fuoco della terra e delle stelle

Ed io sono il segreto canto che anima questo mondo.

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