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Una storia di Maricapp

Questa storia è presente nel magazine Col cuore

Un maggio orribile

Tra lei e me

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3 minuti

Pubblicato il 15 luglio 2019 in Altro

Tags: #scrivere

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La storia è sempre quella: uno scrittore, qui una scrittrice, che ha perso la vena, la voglia, le parole. E la pagina resta li’ a fissarla accusatrice e nello stesso tempo prova inconfutabile dell’incapacità di scrivere.


-Fa caldo- si giustifica colei che non fa – non riesco nemmeno a pensare in modo lucido, figuriamoci a far funzionare l’immaginazione!-

E quando fa freddissimo allora? Quando gli eventi atmosferici cambiano, si stravolgono, incombono? Che fai? No, cara la mia ragazza (perché siamo tutte ragazze, a qualunque età) non raccontarti storie, non funziona cosi’.


Il fatto è che per l’ennesima volta il destino ti ha fatto lo sgambetto e tu te ne stai li’ a terra, senza alcuna volontà di rialzarti, a crogiolarti in quel che succede ed è successo, a rimuginare, incazzarti, piangerti addosso.


Che poi al destino si dà sempre una mano, volontariamente o no, il nostro zampino ce lo mettiamo sempre. E qui, ammettilo, ce l’avete messa tutta, in due, a far succedere il patatrac. Troppa fiducia, troppa stupida sicurezza, troppo da dire, da dare, troppo di tutto.


Non contenta di esserti rovinata l’estate ecco che il destino, il giorno seguente il famigerato patatrac, ha preso sotto braccio una vecchia megera, le ha sorriso sornione e l’ha guidata, lei ed il suo Suv, dritta sparata contro la tua utilitaria.

- Ooh mi spiace cara! Stavo guardando delle indicazioni…si è fatta male cara? Io non mi sento tanto bene, sa lo spavento…-

Sei una signora e solo questo ti impedisce di dirle tutto quello che di infinitamente volgare e tremendo stai pensando di lei.

-Eggià credo proprio di essermi fatta male!- (e tu con Maps sul cellulare credo ti sia giocata la patente, cara!)


Quello di maggio non è stato proprio un bel mese per te, anzi lo definirei un “mensis horribilis” e anche se non sei una regina, posso affermarlo senza paura di essere smentita.

-Dunque cosa mai dovrei scrivere?- dici con voce lamentosa.


Che ne so: scrivi di una grande unica irripetibile storia d’amore, forse il grande amore chissà,vissuta e lasciata li’ a decantare, come un buon vino o un caffè turco, negli anni, ripresa ed abbandonata piu’ volte e, tanto per sparigliare le carte, falla definitivamente morire lei ed i protagonisti tutti, affogata nel mare del ridicolo.


Scrivi di una poetessa immobilizzata da un busto in metallo che assiste dalla finestra all’omicidio di una vecchia megera che, appena scesa da un mastodontico Suv bianco nuovo di zecca, viene investita una, due, tre volte di seguito da una picccola utilitaria blu ma nel blu dipinto di blu, che passa e ripassa sulla ciccia della suddetta fino a che non ne resta che una nauseante poltiglia. Ma forse l’idea non è nuova…


E allora arranca fino allo specchio della camera, guardati con occhi disincantati, guarda le rughe, gli anni, le delusioni e le riprese, gli abbandoni ed i ritorni, l’orgoglio ed il pregiudizio, ma anche la rabbia e l'orgoglio, il piacere ed il dolore, guardati fuori e dentro, guarda intorno le cose familiari e là fuori quello che non ti appartiene piu’ e quello che sarà.


Vedi che puoi scrivere? Hai tutto dentro ed attorno, vicino e lontano (sempre troppo lontano) tutto quello che vuoi, che ti serve per raccontare.

Coraggio, siedi davanti al pc, metti dei cuscini dietro la schiena dolorante, gli occhiali per vedere il nero dei caratteri sul bianco del foglio Word, apri le foto della vita, carica la musica che piu’ ti piace e vai.


Ce la puoi ancora fare.


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