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Una storia di GeorgeDebilatis

BIOGRAFIA DI UNA SALDEZZA DI INTENTI

LO SGUARDO DAL PONTE

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5 minuti

Pubblicato il 25 aprile 2020 in Viaggi

Tags: #futuro #location #mucose #visibilita #vocazioni

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La solitudine portava Calhoun a ripiegare sulla sua vita passata.
I suoi genitori erano stati meravigliosi fin quando aveva raggiunto
l'adolescenza, e con suo fratello stava bene,
Poi qualcosa era cambiato, all'improvviso: suo padre e su madre
si erano estraniati dai figli, e avevano preso a viaggiare in lungo
e in largo attraverso i continenti.
Loro due, a quel punto, erano cresciuti a casa di una zia che,
per quanto li amasse, non era in grado di surrogare il ruolo dei genitori.
Ogni volta che questi rientravano diventavano sempre più scostanti
e indifferenti. Era stato allora che Calhoun aveva fatto conoscenza
con le prime sostanze leggere, a scuola.


Se n'era innamorato subito e la mattina arrivava in classe piacevolmente
intontito da qualche canna approssimativa. Il suo rendimento era crollato,
i professori l'avevano notato immediatamente fino a parlarne con il preside
e a chiederne l'intervento. Emanuele Ponti aveva convocato papà e mamma
(la scuola era un prestigioso liceo classico) e aveva chiesto conto per l'improvviso
disastro del figlio. Loro non avevano saputo dire nulla: erano rimasti apatici
e indifferenti, tranne promettere che lo avrebbero controllato maggiormente.


Calhoun se n'era uscito con qualche legnata da parte di suo padre + una scena
isterica della madre, ma aveva comunque continuato a coltivare il suo vizio.
Aveva appena compiuto 15 anni. Suo fratello maggiore rendeva meglio e aveva
fatto presto a sganciarsi da lui. S'era trovato la ragazza ed era andato a convivere, giovanissimo.

Calhoun s'era trovato in mezzo alle ragnatele, e fregato dall'oscurità.
Cominciò a sfuggire il sole e ad aumentare le proprie dosi crescendo in potenza,
finché a diciotto anni aveva incontrato Efraim, che stava iniziando la propria ascesa.


Da lì, terminato il liceo si era preso una bella cotta per l'oppio compresso in palline
e tagliato col bicarbonato, indi s'era iscritto all'università: scienze politiche.
Efraim prese ad accompagnarlo e diventarono realmente amici....
Entrambi aspiranti scrittori s'erano scambiati opinioni. Efraim riforniva

l'ispirazione creativa di Calhoun con grosse quantità di sostanza compressa
e marrone. Calhoun la fiutava, detestava le siringhe e il sangue.


I soldi glieli passava la famiglia purché restasse lontano.
Così era cominciata questa strana vita e quel bizzarro sodalizio, che si era trascinato
fino a qualche settimana prima. Calhoun ricordava perfettamente quell'unica volta
che gli avevano passato merce che non proveniva dal suo amico.
S'era fidato ed era finito nella corsia di un ospedale.
Mai più s'era ripromesso. Nemmeno concedeva il credito di prima ad Efraim.
Ma ora c'era da sopravvivere e le ondate di brividi da crotalo tra le fiamme
lo attorcigliavano attorno a un pura, intenso fremito e lo facevano increspare,
arricciare, bruciare, e finire in un lezzo nauseabondo.

Astinenze, insomma.


Aveva bisogno di tirare dalle narici perché di sedativi, dopo il blitz in pronto soccorso,

ne aveva abbastanza. Lo rammollivano, gli abbassavano la soglia dell'attenzione
e lo inibivano. Certo, lo lasciavano sopravvivere... Ma al prezzo di diventare una sogliola, dimenticarsi di essere uomo e passare alla condizione vegetale.
Ora avrebbe proprio voluto Efraim vicino, a passargli la pallina avvolta nella plastica azzurra come una suora di carità e magari Francesca che lo carezzava... Sì.... Poteva essere

una magnifica idea. Quegli stronzi dei medici e delle divise lo stavano monitorando
contro la sua volontà, per fargliela pagare; per fargli incidere sulla pelle che era tossico,
e di conseguenza marchiarlo e notificarlo a tutta la comunità.

Lo volevano segnato a dito.


Lui desiderava solo scappare da quella prigione; ora stava bene, si era ripreso.
Non c'era motivo di trattenerlo se non un sadismo esagerato. Si dimenava nel letto, ripensava ai suoi giorni liquidi, al caldo, avvolto nella sua coperta, mentre buttava
giù pagine su pagine e si faceva uno pippata, con attenzione.
Ripensava a Francesca e al suo viso rotondo e immalinconito.
Lei, la più dolce fra le donne aveva incrociato, durante l'esistenza e le esperienze
ancora brevi. Si chiedeva se era nato del tenero fra lei ed Efraim: tutto quel tempo
a vegliarlo e a condividere parole e gesti.


Si sentiva come una statua di sale o un terzo incomodo; come se avessero officiato
un matrimonio a sua insaputa. Cos'era veramente successo in tutto quel tempo
che lui era stato lontano? Aveva voglia di chiederlo ai medici e alle infermiere,

sapere cosa gli era realmente capitato durante il coma vigile, ma c'era ancora
tempo prima di mezzogiorno. Allora avrebbe rivisto Francesca, e intanto i ricordi
gli andavano alle soffitte spoglie e agli androni scuri dove lui ed Efraim si incontravano,
e dove aveva colmato le narici delle prime visioni.


Lui che si lasciava andare su una sedia a fiutare, ed Efraim che lo osservava mentre si fumava un joint. E così attaccavano a parlare, di tutto: della politica e di vecchi scrittori,
di luci, tipe, e viaggi sulla transmongolica. Calhoun sentiva un formicolio bruciargli lo sterno
e le gambe; le braccia farglisi di elio, la testa rimbalzare, come un pallone-grattacielo.
Così poteva durare per ore, fino a quando, andatosene Efraim, riprendeva sotto le dita
il suo manoscritto.

In fondo l'unica cosa a cui veramente tenesse.


Nel suo abbaino una mattina in settembre s'era risvegliato con una rivelazione.
Presto avrebbe mollato l'eroina (il suo amico iniziava era un figlio di troia e iniziava
a fotterlo sulla qualità, ma lui lo realizzava ampiamente).
Continuando avrebbe avuto un passaggio gratis per QUELL'ALTRA VITA

e, decisamente, era troppo intelligente per permetterselo.
Così si era pianificato delle scadenze con rigore: avrebbe fatto da testimone
al matrimonio di Francesca con il suo ex pusher, ex amico andato a male,

poi avrebbe mandato la coppia nonché le banalità dell'esistenza affanculo.
Avrebbe scritto, e scritto ancora: per sempre.


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