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Una storia di Stefano_dln

Abisso

Prologo

574 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 03 aprile 2020 in Horror

Tags: #Angoscia #Gatto #Tuono #Vento

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Sentii un boato, un suono simile ad un tuono.

Aprii gli occhi, con molta fatica. La prima cosa che riuscii a distinguere fu la mia gatta nera che mi fissava, con la sua solita aria superiore.


Un altro boato e questa volta un lampo illuminò la stanza, riflettendosi negli occhi gialli della gatta ed illuminando la mia cucina bianca.


Mi accorsi di essere disteso a terra, la guancia sinistra a contatto con le fredde piastrelle del pavimento.


La spalla mi faceva male. Il mio corpo era tutto indolenzito e le ossa a contatto con il freddo pavimento mi facevano male.

Mi alzai a fatica, la spalla pulsava, e la gatta si avvicinò strusciandosi fra le mie gambe.


“Si un momento” esclamai. Di solito non era molto affettuosa, a meno che non volesse del cibo.

Appoggiai le mani sulle ginocchia facendo leva per alzarmi in piedi.


Mi accorsi che la porta finestra che dava sul terrazzo era aperta.

Mi avvicinai alla porta per chiuderla, fuori era grigio, il vento soffiava delicatamente tra le piante del terrazzo.


La spalla pulsava sempre di più.


Mi fermai a riflettere: stavo guardando Netflix, era sabato pomeriggio.

Perché mi sono svegliato a terra? Avevo le stesse sensazioni di un’alzataccia post-sbornia.


La televisione però era spenta. Lo schermo piatto della televisione la faceva sembrare un monolite nero ed inutile. A pensarci bene aveva un che di inquietante.


La spalla continuava a pulsare. Avevo una strana sensazione, provavo angoscia.


Camminai sul tappeto verde tra il divano e la televisione, attraversai il soggiorno e andai in bagno, mi fermai di fronte allo specchio.


Rimasi sorpreso: il naso era sporco di sangue. Ma la mia camicia azzurra era pulita.

Aprii subito l’acqua e mi appoggiai ai bordi del lavandino con le mani, per osservare meglio il mio riflesso allo specchio.


La testa pesava, la appoggiai allo specchio chiudendo le palpebre.

Una fitta alla spalla mi fece abbandonare l’appoggio e tornare in equilibrio sulle mie gambe.


Qualcosa non andava.


Dalla finestra del bagno si vedeva il parcheggio del condominio e, stando al piano terra, solitamente il sabato pomeriggio avrei visto i bambini giocare fra le auto, infastidendo l’anziana vicina, timorosa che gli fracassassero il finestrino della macchina con il pallone.


Ma questa volta il parcheggio era deserto, non c’era nessuno.

Niente macchine, niente bambini, niente vicina.

Nemmeno gli uccellini cantavano.


La gatta miagolò.

Provai ancora quella sensazione di angoscia.

Avevo improvvisamente il desiderio di piangere.

La gatta miagolò di nuovo, ma stavolta seguì ancora una volta un tuono.


Mi accasciai sui tappeti del bagno, perdendo i sensi.

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Spero vi sia piaciuto il mio primo racconto.

Fatemi sapere che ne pensate!

Al prossimo capitolo!


Stefano


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