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Una storia di DomenicoDeFerraro

NEL SOGNO DEL RAGNO

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11 minuti

Pubblicato il 16 gennaio 2020 in Fiabe

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NEL SOGNO DEL RAGNO


​​​​​​​DI DOMENICO DE FERRARO



Avrei voluto conquistare gloria ed onore, divenire famoso , un saggio a pari di tanti saggi far conoscere il mio viaggio nella conoscenza nell’esperienza maturata nel viaggiare e nel sognare mondi nuovi ed altre storie surreali che conducono oltre quello che si crede. Desideravo ardentemente essere felice ,lo sognava in cuor mio ,lo cercavo, l’attendevo , non conoscevo la fine di questa mia storia ne di questo mondo neppure l’amarezza d’essere schernito per non essere uguale ai miei propositi . I sillogismi della ragione, rallegravano il mio essere. Le ombre del passato s’agitava nei miei sogni di fanciullo , volando , andando, oltre questo muro di omertà . Confesso non fui capace di giungere ad un dato di fatto , così caddi nella rete di internet ove un ragno un baco si divertì a prendermi in giro, m’arrotolò lesto nel suo filo di seta, mi mostrò le zampe , ed io tremante con la bocca imbavagliata , cercai di fuggire di spiegare le mie ragioni poetiche. A lungo rimasi prigioniero nella sua tela per diverso tempo, cercai disperatamente di fuggire , provai a chiamare aiuto , ma nessuno mi rispose o accorse al mio richiamo.

Passato quel momento infausto , dopo aver lottato con tutte le mie forze contro l’infausta sorte , dopo aver affrontato i ciclopi, le arpie e i diversi mostri che tormentavano l’animo mio in una notte fonda e cupa, fatta di tante stelle legate al cielo, posate sopra la testa di un umanità redenta. In quella tetra notte dopo che il ragno s’addormentò ai margini della tela di internet avvolto nel bozzolo di seta insieme ai suoi numerosi figlioli , vidi una lucciola volare nell’aria leggiadra ,brillare nel buio , emanava una luce intensa tale da illuminare ogni spazio circostante .

Provai a chiamarla gli dissi :

Ti prego liberarmi da questa mia prigione, recidi questi fili ed io te ne sarò grato .

Va bene farò quello che mi chiedi al patto che tu una volta libero aiuti me.

Affare fatto. Dissi.

Fai presto non perdere tempo, se si svegli il ragno siamo morti entrambi

Amore mi hai trafitto il cuore

Sono qui ai margini di questa tela a cucire i ricordi

Sono qui che attendo la morte

Io canto l’amore passato

Le mie speranze si sono perse nel mare di internet

Non calare la testa fatti un sorso di vino

Va bene ma dove lo prendo questo vino?

Vino Veritas

Fai presto il tempo passa

Moriremo entrambi

Non credo se la notte apri gli occhi , si sveglia anche il ragno

La lucciola mi guardò meravigliata quasi stupita di vedersi di fronte un uomo così piccolo prigioniero in quella tela di ragno .

Ma le mie grida e il dimenarmi in quella posizione fecero

svegliare il ragno che capito l’antifona , incominciò a correre lesto sui lati della tela con al seguito tutti i suoi ragnetti , minacciosi ed affamati , incominciarono a muoversi verso di me. Mi sentii perduto , pronto ad essere divorato da mille strane creature. Chiusi cosi gli occhi ed attesi la fine , sentivo il mio cuore battere forte, la fine giungere inesorabile . Poi sentii allentare i lacci che mi legavano alla tela del ragno credetti di morire di avere addosso l’intera famiglia di ragni , invece quando ebbi la forza di aprire gli occhi mi ritrovai tra le braccia della lucciola . In realtà era una dolce fatina dai grandi occhi azzurri che mi guardò sorridendo , volando, s’allontanò , tenendomi tra le braccia mentre io a capo riverso all’indietro stremato dalla paura e dalla fame balbettai :Grazie per avermi salvato.

Non credere l’amore, abbia dimenticato il tuo volto

Non ho capito , io sono astemio

Sei diverso , attento alle spalle

Il ragno vuole mangiarmi

Sei piccolo uomo , cosi piccolo che mi fai pena

Oh dolce fatina , tu luccichi

Io sono una lucciola

Io, un figlio del mio tempo

Dopo aver volato non so quanto , aver lasciato cosi quella orribile trappola, guardai indietro, così vidi ignara prima che io fuggissi , cadere nella sua tela, diversi ragazzi increduli del tempo trascorso , viaggiatori solitari navigar sulle onde radio , esploratori di mondi virtuali , finirono uno dopo l’altro a fare da pasto all’intera famiglia di ragni , i quali s’avventarono su di loro a migliaia e gli succhiarono la vita.

Poveri ragazzi pensai. Quanta pena mi fanno.

Ero felice d’essere scappato ad una fine così orrenda , avevo gli occhi colmi di lacrime , frastornato quasi incredulo , d’avercela fatta a superare quella mostruosa fine. Io e la fatina c’ allontanammo placidi in una brezza di vento che prese a soffiare tra le nubi ove presero forma eroi antichi, volti familiari , luoghi mitici , terre lontane.

Le nubi illuminate dai raggi del sole, fecero capolino all’orizzonte, lasciando scorgere una città incantata dalle grandi cupole di cristallo , cangiante colore , sotto i raggi del sole imperatore, una luce intensa , attraversava le nubi le diverse dimensioni temporali, spazi remoti dove l’animo si rifugge inquieto con le sue paure. Accarezzati dalla luce riflessa , torri di metallo d’orato e tanto verde intorno non credevo ai miei occhi . La fatina continuava a volare incurante delle mie perplessità . Così giungemmo nella terra delle fate. Un luogo di fiabesco dove l’amore fa sbocciare i fiori canterini li fa cantare, li fa accoppiare. Con il cuore in gola , essi cantano dalla mattina a sera incuranti del male. Ed il mare bagna le ossa dei morti li bagna nel suo sognare da sponda in sponda li conduce nel regno della meraviglia.

Ove i giganti cantano, alleluia , alleluia.

Planammo verso una terra incantata , dolcemente e mentre scendevamo verso il basso io persi conoscenza e mi risvegliai non so quanto tempo dopo in un grande letto di fiori circondato da tante piccole graziose fatine.

Una mi porse da bere ,mi sollevò il capo amorosamente

la guardai gli dissi :

Dove mi trovo voi chi siete?

Non aver paura non ti accadrà nulla di male

Il mio amore è stato ferito

Abbiamo ucciso il ragno

Sogno o son desto

Vedi il tempo passa

Chi siete dolci fanciulle ?

Siamo le fatine della notte profonda

Io sono ferito nell’onore

Noi l’amore l’abbiamo curato tante volte

Io non credevo di poter vivere una simile avventura

Io sono la fatina buona

Io il piccolo uomo caduto nella tela del ragno

Cosa volete da me?

E si fece avanti la fatina che m’aveva salvato dalla morte e mi disse:

Ti ricordi mi hai promesso che avresti fatto qualsiasi cosa per me se ti avrei salvato.

Risposi di sì . Cosa vuoi che faccia per te ora dimmi , farò qualsiasi cosa tu mi chiederai.

Aspetta, mi riprenda e ritorni in forza.

Va bene, quanto starai meglio ne riparleremo adesso dormi .

Domani saprai cosa voglio tu faccia per me.

Non mi inganni

Dormi attendi , il gallo canti prima dell’alba

Io ho ucciso tanti galli nella mia vita

Hai fatto bene, un gallo è un gatto nero

Credevo fosse un ragno

Certo ora riposa

Il giorno dopo quando il sole lesto aveva preso lo scettro dalla mani della luna ed essersi seduto trionfante sul trono dell’ universo . Raggiante pieno di luce come fosse Iddio in persona , trionfante su ogni disgrazia umana. Senza prendere alla leggera il genere umano . La sua misera filosofia quello che noi pensiamo d’essere e intendiamo come atto filologico del discorso poetico, intriso di tanti versi. Consapevoli della caducità dell’essere, increduli nella forma come sostanza nel peccato. Un insieme di concetti raggruppati in quella fisiognomica che intrisa di misteri , lassa di tanta speme addentra alla certezza di un riscatto morale che potrebbe condurre molti uomini e tutto il genere umano verso un'altra definizione di cosa siamo e cosa rappresentiamo. Cosi la vita ci regala l’altra parte di questa conoscenza virtuale ci dona l’ artificio di una creazione singolare. Noi ragni , uomini macchine, automi, vittime del nostro creare. M’alzai è andai in bagno, mi sciacquarmi il viso , incredulo ai miei occhi, m’osservai allo specchio mi vidi ancora vivo , tutto intorno a me era d’oro zecchino , ogni cosa tempestata di diamanti e rubini. Non potevo credere a ciò che vedevo , pensai fosse un sogno , un miraggio, una visione distorta, psicodelica, frutto della mia immaginazione.

Mi lavai in fretta il viso e aperto le finestre, apparve davanti a me il paese delle meraviglie , tante piccole fatine volavano nell’aria mentre gnomi barbuti lungo le strade trasportavano mille masserizie . Le fatine volavano ad ali spiegate , volavano , verso il sole sopra i fiori metallici, tra le fitte rete di internet attraverso mondi virtuali. Ed ogni cosa prendeva forma , assumeva l’aspetto di un desiderio intriso di sapere, un viaggiare nel mondo delle fate verso un amore , un tormentata passione chiusa in se stessa , ad occhi chiusi.

Il cielo era chiaro è celeste mi diedi un pizzicotto credendo ancora di dormire ancora . Mi girai ed ecco la mia fatina che m’aveva salvato , venirmi incontro sorridendo con in mano un cesto piena di frutta.

Buongiorno mi disse , mi prese per mano , mi condusse volando verso un palazzo di cristallo, arroccato sopra un monte. Feci appena il tempo a mangiare uno di quei succosi frutti che mi ritrovai di fronte la regina delle fate.

Non sapendo come comportarmi , divenni goffo ed arrossii dalla vergogna. Attraversai un lunghissimo corridoio , prima di trovarmi al cospetto della regina. Camminai tanto al punto da rivedere l’intera vita mia , da quando ero bambino fino al giorno che mi sposai e divenni a mia volta padre .

Camminai , frastornato in mezzo a tante lanterne luccicanti ,

tante piccole fiammelle, danzavano nell’aria ,quando giunsi nella sala del trono la regina m’accolse con un gran sorriso i suoi denti erano bianchissimi ed affilati. Il volto scarno, pallido , le vesti bianche e profumate.

Le afferrai la mano e m’inginocchiai gli disse.

Comandate farò quello che volete.

Ella sorrise e mi disse : Vogliamo che diventi uno di noi

E si tramutò in una belva feroce e prese ad ululare.

Non fatemi del male sono un povero sognatore

Hai voluto sognare l’amore, eccoti il risultato

Avevo voglia di sentirmi vivo

Non puoi essere ed avere al qual tempo, la libertà è un chiodo arrugginito nel muro .

Ma io sono il vecchio coniglio uscito dal cappello del mago

Hai voglia di scherzare

No, mi creda, dolce regina le voglio raccontare la mia vita

Sei fortunato uomo ho da poco mangiato tre uomini del paese delle giraffe

Siate gentile voglio solo arrotolare il mio sogno e dormire in pace

Sarai accontentato

Accorsero così animali d’ogni genere, vampiri e mostri in poco tempo la stanza divenne una gabbia d’animali pronti a saltarmi addosso .

Avrei voluto fuggire così incominciai a chiamare aiuto.

Tutto ad un tratto scese dal cielo un angelo ed io m’afferrai alle sue gambe egli incominciò a volare e mi condusse lontano oltre monti di cristallo , oltre le mura di quella città incantata , abitata da esseri misteriosi , capace di tramutarsi in ogni cosa desiderassero. Per giorni viaggiai , attaccato ai piedi di un angelo , affamato , scalzo dopo che l’ angelo m’aveva lasciato andare in un precipizio alla mercé dell’ignoto camminai esausto zoppicando facendomi forza su un bastone. Non sapendo dove andare ,credetti d’essere giunto alla fine del mondo o del mio mondo , da quel mondo in cui credevo possibile ogni cosa, capace di cambiare il mio essere la mia vita. Ed anche se l’essere è la parvenza di una fisicità che tramuta ogni uomo nella sua sostanza in quel processo fisico che oscura le passioni . io fui il mio essere ed il mio corpo, fui ciò che credevo d’essere aldilà del bene e del male l’amore mi cullava mi dondolava nella vita mia indifesa ed io sollevai le mani al cielo ed attesi un miracolo. Vidi un filo di seta per terra lo segui sperando che mi conducesse verso la salvezza.

L’arrotolai intorno alla mano , la mia barba s’era allungata di venti centimetri gli occhi erano rimpiccioliti , le labbra secche , immaginavo la fine , Tutto finisse dove terminasse quel filo e più andavo avanti più una strana sensazione s’impadroniva di me. Una forza oscura, un presagio funesto.

La notte funesta desiderosa di tante passioni venne in compagnie delle paure degli uomini venne scalza cantando un te deum venne con in mano una falce insanguinata. Sotto

un cielo senza le stelle ove una grande luna illuminava

l’ anima nera e profonda dell’umanità . M’addormentai tenendo stretto tra le mani il gomitolo di seta quando il mattino mi colse rannicchiato in me stesso , tremante , sconfitto sentii accarezzarmi il corpo da tante zampette pelose ero ritornato nella tela del ragno ,intorno a me si fecero di nuovo tutti i ragni che avevano teste umane , corpi pelosi , mani lunghe e fini. Urlai con tutto il fiato che avevo in gola poi tutto ad un tratto vidi un lungo scopino di una massaia grassa e rubiconda dagli enormi seni morbidi e bianchi scacciare i ragni e distruggere la tela , non credevo fosse vero non credevo ai miei occhi ero salvo caddi di nuovo nel vuoto un paio d’ali mi spuntarono dietro la schiena , un ragno scappato via dallo scopino della massaia provò ad inseguirmi, io volai sempre più forte verso una finestra aperta su quel mondo dove ero nato , dove era iniziata la mia personale storia. Quando compresi che il ragno non poteva farmi più male mi fermai in volo e compresi che quel ragno era solo frutto dei miei sogni.

Ero libero ero vivo, lontano da quell’orribile casa in cui avevo abitato per tanti anni dove avevo coltivato i miei sogni di scrittore dove avevo navigato ignaro dei pericoli della rete di internet . Lontano dai miei incubi , divenni vecchio e saggio e potei raccontai alla fine della mia storia spiegare ai miei nipotini cosa significa avere fiducia in se stessi cosa è la vita , cosa è la morte. Ma questo è un altro sogno. .








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