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Una storia di stainless

Questa storia è presente nel magazine Una donna racconta donne

Frammenti di vita

Aspettando il Sonno

74 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 01 dicembre 2020 in Altro

0


1

- …e vissero felici e contenti. Su, dormi. La storia è finita.
- Non ho sonno.
- Non hai sonno?? Cosa c'è?
- Niente, nonno. Adesso sto qui buona e poi… mi addormento?
- Sì. Hai paura?
- No…, no. Sono grande oramai. Ho già quattro anni. E se suona
l'allarme, lo sento, prendo la coperta e il cuscino e, corriamo nei
campi?
- Sì, dormi. Se non lo senti, ti prendo in braccio io.



Lo sguardo puntato alla finestra non vede fasci di luce bucare la
notte, il cuscino premuto forte forte contro le orecchie impedisce
rumori, Annina di pezza, vicina vicina, le fa compagnia. Forse gli
aerei questa notte non arriveranno.


- Adesso dormo.


2.

- A letto, è tardi. Buonanotte. Prendi la tua Carlotta.
- Sì, papà. Buonanotte.

Lo sai Carlotta, questa mattina a scuola cosa ho fatto? C'erano i
pensierini da fare e il Luigino continuava:
- dimm su, dai dimm! Sön menga bön. Sö da meti giö chichiinsci?
- Arrangiati, mi hai rubato la cartella questa mattina? Adesso
arrangiati e io intanto scrivevo e non ho fatto neanche un errore. Quando la
maestra è passata tra i banchi mi ha detto "brava, anche le doppie le
hai scritte bene." E invece al Luigino gli ha detto "ma non hai ancora
scritto niente?" E il Luigino mi ha fatto la linguaccia e io l'ho
detto alla maestra. Le ho detto "il Luigino mi fa la linguaccia perché
non sa cosa scrivere" e lui mi ha detto "spia spia, t'aspeci föra", ma
la maestra mi ha detto "Zitta tu, lascialo pensare da solo" e l'ha
lasciato lì a pensare. Io avevo finito da un po' e potevo aiutare a
mettere i libri da leggere a posto nell'armadio, e lui era lì che
ciucciava la penna. Fa schifo la sua penna, c'ha tutti i denti di
dentro, non i denti, i segni dei denti; e quando mi voltavo diceva
"dimm, dem dim" e allora io glielo detto. A me il Luigino mi piace,
mica come il Ninetto che mi tira sempre i capelli. Sono brava?
Ma il Luigino ha sbagliato lo stesso, tutte le doppie e la "sc" di
scoiattolo e la maestra gli ha dato visto. Io ho preso bene. E allora
lui e il Ninetto, quando siamo arrivati sulla strada di Somma, hanno
incominciato a corrermi dietro e io mi nascondevo dietro le piante
grandi che c'era il buco del picchio più alto di me che lo vedevo se
muovevo la testa. E il Ninetto è riuscito a prendermi e mi tirava i
capelli e diceva "spia, spia". Ma io gli ho risposto "cö bianc" e lui
si arrabbia e piange quando gli dicono così e ha tirato più forte i
capelli che mi faceva proprio male. Ma io non mica pianto; gli occhi
pungevano ma non ho pianto, il mio papà mi ha detto che non si deve
mai piangere e quando gli ho detto che non ho pianto mi ha detto brava
ma non devi fare la spia, e devi aiutare anche il Ninetto se puoi. Ma
il Ninetto mica mi dice il risultato dei conticini. Il Luigino sì,
sbaglia anche i conticini, qualche volta, il Ninetto mai, ma mi dice
il risultato, il Ninetto mai, e allora io non gli dico come si scrive
scivolare al Ninetto. Sono blava?… Dolmi Callotta...
Dolmi


3.

Silenzio e buio. La testa sotto le coperte. Si sente soffocare. Deve
gridare, non può. Lui non ci sarà più, per sempre. Neppure le sue
lettere arriveranno. Gliel'hanno scritto oramai. Accende la luce.

- Non stai bene? Perché non dormi anche stanotte?
- Ma… niente, papà. Cosa dovrei avere? Non ho sonno. Studio ancora per
qualche minuto, prima o poi mi addormenterò.

Si assopisce e la scena si compone, puntuale.


Il chiarore di una giornata finita.

La via, gente che vede, che guarda; la gente che si ferma e chiede e risponde: "Chi è? Com'è successo?" "Uno di loro".

Uomini e donne che parlano: "Uno di noi, la polizia ha sparato".
Sibili, colpi precisi, bersaglio centrato. Si coglie così il barattolo
di una gara.
Un viaggio si ferma sotto una striscia di cielo, una sagoma nera su un marciapiede.


- Sì, fammi leggere ancora un po'



Girerò per le strade finché non sarò stanca,
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa.

E restare la stessa.
………………………………………………"

4.

La luce appena spenta, gli scuroni aperti concedono il luccichio delle
stelle. Lui russa al mio fianco e … Io

giro disarticolata nell'ovatta di un'insonnia rotta in infiniti rivoli di dormite senza
sonno e letti senza riposo ogni notte dopo ogni giorno.
Trascino per questa casa la mia eterna convalescenza vivendo sempre
nella stanza accanto a quella in cui succedono le cose mentre tento di
ritrovare la mia anima.
Giro, il mondo insieme con me. Niente è fisso, nessuna forma è
verticale, neppure gli ippocastani che dovrebbero, eretti, sorreggere
la corda per la biancheria. Disegnano un cerchio, da destra verso
sinistra con la loro scia di sporchi colori confusi dove il verde
s'appropria dell'azzurro nel cielo e del bianco-grigiastro di nuvole
troppo cariche d'acqua. E si mischia con lo scintillio di ghiaia mal
frantumata e con il bruno di strisce sottili di fertile terra.

Da sinistra a destra. Bianco, grigio, bruno, verde.

Poi è come l'esplosione di mille schegge impazzite che gettano via, lontano da
me, i pezzi del mio corpo smembrato.

Forse, questa notte me lo restituirà.

****

5

- Shh, fai piano.
- Si è addormentata?
- Sembra di sì. Guarda.

La camera è in penombra, tapparelle rese persiane lasciano filtrare
l'aria fresca di un'alba soleggiata di fine giugno.

- Non vedo.
- Avvicinati.
- Ha gli occhi chiusi.
- Guarda la coperta. Non senti?
- Sì, vedo ma com'è lento il respiro.

- Sarà tranquilla, finalmente.

Qualche raggio di un sole ancora lontano rubato di primo mattino rilascia sette colori dalle
bottiglie della fisiologica che oramai non le serve più


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