scrivi

Una storia di Claudiapremosello

Hotel Nettuno

il potere evocativo del suono

49 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 13 gennaio 2021 in Altro

0



Era salita a prendere la borsa che sua madre aveva dimenticato in camera.

Quell'anno avevano prenotato in ritardo e così il padrone dell' albergo era riuscito solo a rimediare due camere su piani diversi.

Loro, le ragazzine, al secondo piano mentre i genitori si erano dovuti adattare in una stanza che di solito non veniva data ai clienti; si trovava all'ultimo piano, in corrispondenza delle terrazze dove vi erano dei trespoli con lunghi fili su cui stendere la biancheria dell'hotel.

Era salita di corsa, non voleva perdere un attimo di quella stupenda giornata di sole. All'ultima rampa aveva dovuto rallentare l'andatura, non certo per il fiatone ma perché i suoi occhi ancora abituati alla piena luce del sole mal si adattavano a quella penombra.

Rallentò il passo e nel corridoio che immetteva alle camere lo rallentò ancora di più; adesso che i suoi occhi si erano abituati a quella luce c'era qualcosa che la rendeva titubante, timorosa.

Avanzava piano piano un po' preoccupata e un po' seccata; come poteva proprio lei, che fin da piccola era stata abituata a non temere il buio e a girare per le strade del paese senza sussultare ad ogni piccola ombra, avere tutta quella paura e poi perché.

Assillata da questa domanda si rese conto che quella paura era scattata nel preciso istante in cui aveva udito il rumore dell' ascensore, niente di più facile sentire molto bene quel rumore che proveniva dalla vicina cabina di manovra.

Ancora non le era chiaro il motivo di quello strano malessere, perché un ascensore doveva metterla così a disagio.

Tutti questi pensieri erano durati il tempo di percorrere piano piano quella decina di passi che separavano la fine della scala dalla camera dei suoi.

Ad ogni modo ci era arrivata, frugò in tasca, prese la chiave della camera, la strinse forte nella mano per scacciare quella sciocca paura, alzò timorosa gli occhi e sulla parete vide.

Vide e ricordò. Ricordò tutto in un quell'istante: vide uno specchio rotondo con la cornice d'oro e nello specchio il riflesso del suo volto, prima un po' spaventato e poi sorridente.

Sì, sorridente perché aveva capito il motivo ed ora si sentiva sollevata.

Era stato nell'attimo in cui aveva alzato gli occhi verso lo specchio qualcuno aveva richiamato l'ascensore: lo specchio, il suo viso, il rumore dell'ascensore e lei che diceva a se stessa -Profondo rosso-.*



*

Fino a che punto quel film era ROSSO e fino a che punto era PROFONDO.

Perché rosso e perché profondo, profondo perché parlava della psiche dei personaggi o perché finiva per annidarsi nella nostra psiche.

Quanti saremo stati in quel cinema all'aperto a vedere “Profondo rosso”.

Non molti perché era scoppiato uno dei tanti temporali estivi ed i pochi spettatori che erano rimasti si erano rifugiati nella piccola parte al coperto, se anche fossimo stati solo dieci come avrà inciso nel profondo degli altri nove?




Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×