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Una storia di DomenicoDeFerraro

BALLATA DI GIANO BIFRONTE

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8 minuti

Pubblicato il 12 gennaio 2020 in Poesia

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Gennaio canta con la gola arsa dal fuoco è giunto con il gelo di sempre, attraverso porte metafisiche, espressioni grammaticali che hanno trascinato il mio essere verso baratri sessuali , ove donne chiatte, scrofe pelose s’ imboscano nella melma del vivere. Ora il mio canto muore sulla bocca della donna ferma di fianco la strada , nel vizio che inizia girare come una trottola ordinante il mito ipocondriaco. L’estasi dell’essere uno e trino. E la morte di questo tempo è questa festa di vecchi defunti . Angeli , amebe imbevute d’allegria persi nell’ascesi di un sistema isogenetico, coagulante il dire ed il fare che si dischiude ai sogni che volano via dalle finestre aperte verso un nuovo anno. Gennaio con le gambe aperte, pronto a sedurti pronto a portarti con lui verse mitiche terre nel regno delle fiabe, nella petulante canzone che mi accingo ad ascoltare in silenzio. Il popolo saltella là nell’aia e non sa dove andare, non sa dove è sepolto il mio cuore . Inverno ho scoperto tante cose là tra i miei ricordi, tra giorni uguali, tra secoli e mesi aperti ad altre esperienze. Mesti ricordi ed il mare entra dentro di me, esce senza bagnare il mio sogno fanciullo .


La bellezza dell’essere , un verso , una rima, un amore che muore lentamente nel ricordo afferrato sotto il braccio portato dietro quella radura, dietro quelle dune di sabbia. Le strade si sono divise , le donne e gli uomini si sono divisi nell’essere , lontani dal corpo , dalla consapevolezza di essere quello che si desidera divenire. Poeti e uomini entrano ed escono dalla loro esistenza s’alzano in volo verso un cielo stellato , mentre le navi dormono nel porto. Ed il tempo ha gli occhi piccoli e piene di lacrime, ha mani callose, ha una gobba con molto roba dentro. Ed il bambino sorride agli adulti , ai grandi di questa storia infame , mentre le ore passano , mentre il mondo cambia , passa in altre dimensioni , diventa un nuovo spirito nell’esperienza , nell’eco dei canti, s’eleva nel vento freddo , gennaio balla con giano bifronte.


Sono qui non vieni a giocare

Non voglio morire dietro questo sorriso

Io non voglio volare via

Prendi la mia mano

Non tradirmi

Perché dovrei non voglio farti del male

Sono qui che amo

Non sputare nel piatto in cui hai mangiato

Faccio finta di non aver capito

Ci mancherebbe sono consapevole del mio dolore

Sono qui che canto

Rubiamo amore per vendere taralli e biscotti

Cantiamo insieme vicino al mare dei ricordi

Ho molto sofferto

Una goccia nel mare della mia memoria

Hai paura di affogare nella tua gioia

Ho fatto una lunga fila prima di divenire consapevole

Sono nato incompreso

Hai rincorso un areo

Sono stata tradita?

Non gettare la spugna

Mi sono bagnata ed ho fatto l’amore

Sono quello che sono, un altro sogno

Rido , quanto faccio l’amore

Non dirmi più quelle brutte parole

Non volevo ferirti , credimi

Non pregare la sorte ella cambia la morte

Ballo poi ruzzolo nel prato sempre verde

Vai nel vento è canta la pace

Canterò l’amore che mi hai donato

Prendimi la mano

Sono quello che ho desiderato essere

Sei stato offeso

Calpestato

Ero un fiore

Il vento è passato ed ho compreso cosa ero

In un'altra vita non raggiungeremo l’amore diviso

Sono certo di rinascere con te

Sei mio

Sono qui con le mie domande di sempre

Discenderò questo fiume

Mi fai ribrezzo

Corbezzoli hai una lingua bluastra

Sara la malattia

Fai come me non guardare la morte

Prendi questo corpo

Sono la tua gamba

Io il tuo cuore

Già , oggi è un giorno di festa



Mi sono perso , dentro un'altra storia, dentro un altro canto , inerme come un verme, striscio nella mia storia e sono consapevole di sapere di non sapere , di provare quella certezza che è mezza bellezza , bruciante lentamente come fosse una fiammella nel braciere dell’olimpo. Scivolo via , vado e non conosco l’amore e l’odio altrui . Ed il sole s’eleva sopra i viali solitari , tra le dune di un deserto ove il pensiero prende forma, tra le macchine che corrono nella nostra esistenza . Odo queste voci una dietro l’altra congiunte nei termini nelle modalità di un interloquire e reclamare , amare, andare , pulsare, aprirsi all’esistenza che va ed avanza a gran passi sul selciato dell’esperienza e verranno i giganti, i mostri dalle lunghe mani dai capelli grigi e sarà ignaro ed avrò paura di entrare in quell’alcova in quel manicomio di ombre assassine. Le ombre del passato l’attraversano , vanno dove nasce il nulla , fin dove finisce questa strada che ci conduce verso un'altra storia. Sole che cala sopra i tetti delle case rosse , sopra le piccole case a forma di cuore palpitanti all’ombra degli alberi dondolanti nel vento attraversante la loro vita. E un gruppo di uomini danzano intorno ad un bidone della spazzatura, mentre il giorno termina tra mille domande, tra il dubbio atroce di non conoscere , la donna si denuda e mostra la sua peluria, il signore si vende per uno strano amore , mentre tutto è giunto alla fine, anche gennaio apre le braccia e abbraccia l’inverno. Il freddo entra con la sua falce , con la sua bocca sbavante, pioggia e gelo , gambe pelose , mi fanno assai paura.



Non lasciarmi qui da solo a contemplare la morte

Rido e sono consapevole di morire

Non voglio più bere questo amaro veleno

Non fare tardi stasera

Farò l’amore come se fosse ieri

Non preoccuparti sarò lesto nel fare

Non mi preoccupa cadere ma rialzarmi dall’erba del peccato

Ho portato un calzone di ricambio

Non ti sembra ridicolo , sporco e corto

Sono forse il signore di questo canto ?

Io sono la strega cattiva

Io sono un folletto e danzo sulle punte dei piedi

Aprite la porta

Vado di corsa

Venite tutti a danzare con noi intorno al bidone dell’immondizia

Siamo in tanti

C’è spazio per tutti

Prendi la mia mano fratello

Sono addolorata

Io piango nel divenire della mia incoscienza

Credevo che mi volessi bene

Ero impedita dal dirti ti amo

Sono certa che tutto cambierà

Hai visto quanti morti

In molti corrono altri danzano ,molti altri s’alzano in piedi

Sono in tanti hanno facce strane

Qualcuno siede fuori al bar

Ho visto un Re

Io una battona

Non voglio capire cosa è la logica

Apri la tua coscienza, spalanca la porta all’esperienza

Aprite la porta a cristo, siamo in tanti e vogliamo vivere

Vivere ed amare, bere veleno di primo mattino poi morire per amare

Adesso lai detta grossa

Sono in tre là a cavallo

Saranno i tre magi

Senza la stella cometa

Con i turbanti in testa con i doni per questa umanità ferita


Le rotaie del treno sono infinite, vanno attraverso la terra fin dove tramonta il sole, si perdono nel mio pensiero nel viaggio nella luce del tramonto . Io morto , volo per il cielo , vagabondo, dormo sulle nuvole in compagnia degli angeli , suono un flauto. Sono qui che ragiono sulla vita e su questa società che mi ha deriso, mi ha preso per il bavero, mi ha condotto lontano dall’ipocrisia. Nel sistema organico nella trasparenza di un mondo senza alcuna dimensione , Azzurro il cielo , si apre all’infinito , le nuvole corrono parallele in mezzo alla campagna , per terre sconfinate coperte dal nere nuvole , invase dal nevischio , nel canto esule degli uomini di buona volontà . Un canto povero che non ha domani , non ha vestiti. Un destino solitario come la morte che bussa forte alla mia porta, dice fammi entrare , lascia che io sia la tua vita, la tua sorte , il tuo breve sogno che sboccia nella tua cattiva coscienza.


Verranno i giorni freddi , i giorni della merla e senza pietà ci lasceranno stupiti nel peccato . Prigionieri nella verità esule nel suo significato nella sua forma amorfa che si trasforma nel ragguaglio di una frase apoplettica, apolitica aperta a varie conclusioni sinoviali, schemi metrici , meretrice esperienze fatte di fianco strade nere della vergogna . Continuare a crescere e maturare come il frutto tra i rami dell’albero della vita. Un frutto che un tempo era un fiore ,adesso il sogno perduto del genere umano il loro figlio prediletto. E capirai di non essere solo, quando lo vedrai , disteso tra te e ciò che sei , tra il tuo passato e ciò che sarai , tra il mare e la terra , tra il dire ed il fare . E lo spirito è un gabbiano , vola in alto tanto in alto ,difficile da seguire .


Chi sei dietro quei occhi

Sono il tuo passato, la tua morte

Apri le braccia e baciami

Ho paura di guardare

Non indietreggiare stringimi a te

Vieni nel mio cuore, siedi dentro di me , signore dei sogni

Fuggo per metri e versi , scopaio nel nulla , nell’amore raggiunto

Predi un bicchiere di liquore ?

Non bevo , sono astemio

Non fare cosi , sono dentro di te

Non voglio fare la fine d’Erode

Sei il benvenuto a Bethlehem

Non vorrei continuare a bere il tuo odio

Mi ritengo un santo

Scagli la prima pietra chi è senza peccato

Ho concluso questo storia

Venite a danzare intorno al fuoco

Sarà questa follia

Son sempre più vicini i tre magi , sono tre re dai colori diversi

S’avvicinano alla grotta

Fermate questo treno

Non si può, ti rendi conto, non si può tornare indietro

Chi grida li dietro ? il giovane medico , balla felice nella sua incoscienza, nel vento pungente , solo sulla fermata dell’autobus , che lo porterà verso casa, verso un altro amore , verso un altro anno , sua moglie è incinta, suo padre morente dentro un misero letto. Tutto è come abbiamo immaginato fosse . Ora pensa all’estate trascorsa alle verdi scogliere , all’Innocenza lasciata in quei lidi deserti. Continuare ad andare lunghi i grandi viali che conducono oltre questo breve sogno , oltre l’immagine di lei seduta nel mio cuore. Sopra bianche colline di neve ove scende fitta e fredda , come è dolce stare in un angolo in compagnia di un angelo. Tutto quello , ho cantato trascorso, passato , attraverso questo sogno nell’onda di un singolo ricordo. Nella morte di un tempo ordinario, nel mio animo, entra, apre altre convenzioni ed altre azioni che iniziano a fare i conti con il mio passato, con quella politica sorniona nel sistema ipocondriaco, penetrante la morte della mia poesia.









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