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Una storia di Mariacristina.beccari

Dicono che pioverà

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3 minuti

Pubblicato il 16 gennaio 2019 in Altro

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E.Hopper * I nottambuli *  1942
E.Hopper * I nottambuli *  1942

“Dicono che pioverà”
“Forse è per questo che non c’è nessuno in giro”
“Serata moscia, vero Jack?”
Il barista sta trafficando davanti a loro, alza un attimo il capo per rispondere a Diana:
“ Già, serata moscia….” Dopo aver sistemato alcune bottiglie, riprende ad asciugare e lustrare la superficie del bancone.
Quel locale è ormai per Diana come una seconda casa. La sua abitazione si trova qualche isolato più su: un ingresso minuscolo, una piccola cucina che si affaccia sul salotto e una camera da letto dove spassarsela con qualche amico e dove accogliere clienti in cerca di compagnia.
Gran parte della giornata, dal tardo pomeriggio a notte inoltrata Diana vive nel bar gestito da Jack, sono anni che siede a quel bancone in attesa di qualcuno con cui passare il resto della nottata e rimediare il necessario per vivere. La sua vita non è sempre stata quella, una volta aveva un lavoro sicuro, un marito che ,è vero, non sempre lavorava, spesso si ubriacava, una volta aveva anche alzato le mani su di lei, ma non era né meglio né peggio di tanti altri uomini che conosceva.
Poi un giorno se ne andò, così, semplicemente non tornò più a casa. Scomparso. Dopo qualche tempo Diana seppe che se ne era andato al sud, con una tizia conosciuta in un locale poco tempo prima. Una volta ricevette anche una lettera in cui le diceva di non preoccuparsi, che forse si sarebbero rivisti, ma per il momento preferiva non tornare. Poi più niente.
Diana ebbe alcune relazioni con tipi transitati per qualche tempo nella sua vita e poi scomparsi nel nulla delle loro esistenze, tipi che era meglio dimenticare. Allora si mise a bere, perse il lavoro, e fu così che iniziò ad accettare la compagnia di uomini in cambio di denaro.
E il locale di Jack si era rivelato una buon posto dove andare a caccia di clienti. Un bar anonimo, come ne puoi trovare in tutte le città americane: clienti di passaggio, uomini che si fermavano a passar una serata bevendo e magari spendo di trovar compagnia.
E Diana era lì, pronta ad offrirla quella compagnia.
Poi c’erano i clienti abituali, quelli che ormai conosceva bene, quelli per i quali era quasi una seconda moglie, quella a cui fare confidenze, quella con cui ubriacarsi e passar la notte a volte senza combinare niente. Un posto sicuro, il bar di Jack. Lui poi, era di poche parole, uno che si faceva i fatti suoi, non come quei chiacchieroni che iniziano a parlar di quello che gli è capitato e cosa gliene importa se stai ad ascoltarli: lui no, lui preferiva lavorare, gli piaceva servire i clienti e anche stare ad ascoltare i loro discorsi, i loro sfoghi sconclusionati quando bevevano troppo. Gli piaceva osservare quelli silenziosi che guardavano scorrere i propri pensieri nel fondo del bicchiere appena vuotato. E non gli sarebbe mai venuto in mente di rivolger loro la parola, di interrompere il flusso del loro sogno ad occhi aperti . Rispettava il bisogno di privacy.
Diana stava bene lì, con Jack non aveva bisogno di parlare. Si capivano con un’occhiata, un’espressione del viso. Ma se era in serata no, ecco che Jack era pronto ad accogliere i suoi sfoghi, i suoi rimpianti, il racconto di una vita che non era andata come Diana avrebbe desiderato. Dopo si sentiva meglio.
Poi entrava un cliente, ordinava qualcosa, lei gli si avvicinava, iniziavano a bere insieme e la serata si concludeva a casa di lei. “ Sai, io abito a pochi isolati da qui, se vuoi puoi salire a bere qualcosa….”
Difficilmente rifiutavano.

Stasera è una sera strana, nessuno per le strade, pochi clienti, solo questi due che sembrano pensare ai fatti loro.
“Si anch’io ho sentito dire che pioverà” dice l’uomo dall’altra parte del bancone, ma pare parlare più tra se e se, pare rispondere ad una voce interiore più che alla frase di Diana.
E continua rigirasi fra le dita il bicchiere ormai vuoto.

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