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Una storia di DomenicoDeFerraro

ERA UN MATTINO D’ESTATE

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2 minuti

Pubblicato il 30 giugno 2019 in Poesia

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ERA UN MATTINO D’ESTATE



Era un mattino d’estate come un oasi in fiore per strade salate, conducono al mare, verso levante nel caldo vento s’appresta la morte in minigonna, lasso il desiderio s’industria , preso dal sesso casco , mentre splende il sole di luglio.

La densa estate dei miei anni andati come una penna tinta d’inchiostro nella buca della memoria il bel canto antepone ogni rigore. Si denuda nello spazio antistante si spoglia ed infiamma poi avanza vigliacca, la vita della vacca , la giacca non tolgo .


Ed ogni cosa finisce nello sguardo di lei sognante , figlia della cicala di anni mansueti di bagni ed inganni simile alla sciorta che scorre nell’ore si mesta , si sveste si bea della sua beltà impressa , nulla poi teme ne la morte ne la vita dell’intruso dentro il pertuso uno spicchio di sole un suono funesto , un giorno che passa non muore non ritorna più indietro.


S’odono i gridi degli ortolani nei mercati rionali su carretti colorati peperoni e melanzane finocchi e carciofi , uva passa, fragole del bosco, banane gigantesche, teschi e lanzichenecchi intrighi di corte, streghe e megere ecco la magia della bella stagione. Insalate svariate verde foglie di speranze macedonie succulente donne bionde e nere dal cuore di picche poi mesto il sole cola a picco dentro il rosso della sera come un ora tremebonda io ricordo a bonta, bonta meditabondo sul suo letto dimenticato nel suo mondo che annaspa e gioca con il verbo, bello il mondo , bello il viaggiare per rime.


Il cielo caldo puro e torrido con un manto di nuvole bianche celesti rose meste ancelle senza veli ,svelano il mistero di questi versi affini al delirio di una lirica che impazza, schiamazza , ammazza si mette di ponta si mette di tacco, canta che ti passa toccami stò pisello, stà fresella, sotto a doccia, stò samurchio senza occhiali stò campando, stò a Milano , sotto ò ponte a rimembranza. Mentre vago in si pensiero dimentico del male rappreso , affermo un dolce rinascenza una nuova ballatetta , uno stornello senza letto, una costola incrinata tutto è vano come il canto che c’eleva verso il mare ed oltre andiamo emigranti nel vento della vile ragione sociale , sulla nave alata della fantasia con Ulisse verso Itaca , tutti insieme , verso Gerusalemme .


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