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Una storia di IBonamiciFredducci

In Ascensore

In 6 in un ascensore da 4  possono accadere cose indimenticabili

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9 minuti

Pubblicato il 25 novembre 2019 in Storie d’amore

Tags: #sexy

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E’ sera. Sono più o meno le 10 di una sera fresca di Marzo: fa fresco ma non freddo: sono tutti vestiti già abbastanza leggeri.
E’ tutto deserto, nel grande quartiere dormitorio: enormi palazzoni di una decina di piani dominano, placidi e silenziosi, la strada che i ragazzi stanno percorrendo.
Soltanto il rumore dei loro passi e delle loro risate interrompe il silenzio e non si vede nemmeno una macchina in movimento nelle vicinanze: è una meravigliosa atmosfera postapocalittica.
Ad un certo punto lui pensa davvero che sarebbe bene guardarsi le spalle e camminare con circospezione: feroci e affamati zombie potrebbero saltar fuori da un momento all’altro ed attaccarli!
Lo spensierato trio arriva al portone e lui alza lo sguardo, che si perde in altezza: 10 piani non sono poi molti, ma quei palazzi sembrano molto più imponenti di quanto in realtà siano. (Comunque, nella piana fiorentina, visti gli assurdi limiti di altezza imposti per gli edifici 10 piani sembrano davvero molti!!)
Devono salire proprio al decimo piano: che è l’unico dove si vedono alcune luci accese. Ma dove sono finiti tutti gli inquilini? Tutti in vacanza a Marzo? Stanno già dormendo alle 10 della sera??? Che ci sia un coprifuoco? Ci son davvero gli zombie????
Intanto arrivano altri tre ragazzi: la festa non è enorme…ma ci saranno per forza un quindicina di persone…
Davanti all’ascensore quindi si ritrovano in 6.
L’attesa è snervante: la cabina era ferma proprio al decimo piano perché evidentemente qualche altro invitato è salito prima di loro. L’impianto non è modernissimo e la velocità non è certo il suo forte.
Lui saluta lei, che è arrivata con quelle altre due persone: è un “ciao” veloce e, se entrambi non si fossero apostrofati coi rispettivi soprannomi, quasi formale…
Non si sono mai considerati più di tanto: nei mesi passati si saranno rivolti la parola più o meno 15 volte…
Arriva l’ascensore, dopo un’attesa che sembra essere andata avanti per un’ora: le due coppie di porte scorrevoli motorizzate (interne ed esterne) di acciaio si aprono piano piano, con un movimento che non si può definire fluido, rivelando una cabina rivestita di vellutino color prugna, sbiadito. Una gomma spiaccicata sul pavimento cattura l’attenzione di lei: ormai è completamente inglobata con la superficie antiscivolo e si suppone che si trovi lì da decine di anni.
“4 persone al massimo” recita la targhetta squisitamente anni ’70, posta sopra la pulsantiera squisitamente anni ’70 nella cabina squisitamente anni ’70 del palazzone altrettanto squisitamente anni ’70. Lei e lui si saranno parlati sì e no 15 volte negli ultimi mesi, ma li accomuna l’amore per l’architettura ed il design degli anni ’70, ed entrambi si sono già scambiati ammiccamenti per i dettagli kitsch del palazzo.
Lui ha la solita idea idiota ed esclama: -Dai, entriamo tutti quanti!!!!!-.
L’idea piglia bene ai presenti che, felici e ridacchianti, esprimono il loro assenso!
Un attimo dopo sono in 6, pigiati dentro un ascensore che può ospitare, al massimo, 4 persone.
Le porte si chiudono.
Rumore sinistro: è chiaramente qualcosa di meccanico che soffre.
La cabina si muove di qualche centimetro…
I 6 percepiscono chiaramente la cabina che sale di un po’; poi di nuovo quel rumore sinistro, inquietante…
[Lei giurerà eternamente di aver percepito anche lo sforzo dell’argano ma è impossibile, visto che il motore si trovava sul tetto, ovvero oltre trenta metri sopra le loro teste]
FERMI.
IMMOBILI.
Le porte non si aprono, e manco ci provano: diventa subito palese che i ragazzi sono immobili sigillati in sei un ascensore kitsch da 4 persone, oltretutto con un’illuminazione che definire “fioca” è un eufemismo.
Lui è spalle al muro, vicino alla pulsantiera; Lei è davanti a lui, di spalle.
Sono pigiatissimi. Attaccatissimi.
Le porte non si aprono, la cabina non si muove.
-Che cazzo è successo???? Siamo bloccati!!!! Siamo rimasti chiusi dentro!!!!-
-Suonate l’allarme!!! Suonate l’allarme!!!!!!!- e il più vicino alla pulsantiera è proprio lui che, subito, si attacca effettivamente al colorato tasto giallo con sopra inciso il disegno di un campanello. (Mentre lo preme pensa a quanto anche quel pulsante sia squisitamente anni ‘70)
-Si dovrebbe sentire l’allarme, no?- -Io non sento proprio un cazzo...- -Andiamo bene!!!! Forziamo le porte, no?-
Quelli spiaccicati contro le porte di acciaio provano a forzarle in modo di aprirle manualmente ma, nonostante nei film si veda spesso compiere una simile operazione con poca fatica ed in breve tempo, pare proprio impossibile portare a termine quel proposito.
Lei, che era una delle persone che ha provato ad aprire le porte, inizia ad essere nervosa: parte a mordicchiarsi il labbro inferiore, e i suoi occhi mostrano preoccupazione e irrequietezza. Quando aveva 14 anni è rimasta bloccata in ascensore per oltre due ore; normalmente quel ricordo è conservato in un posto recondito del suo cervello ma, naturalmente, la situazione che sta vivendo l’ha riportata a rivedersi tutto il brutto trip in 4K nella sua mente.
Lui? Beh…ha da sempre il terrore degli ascensori, pur non avendo mai vissuto una brutta avventura come quella di lei. Gli ascensori sono una cosa che lo terrorizzano al massimo. Non si è mai sentito al sicuro dentro una di quelle scatolette… Scatolette che viaggiano in verticale, appese a cavi ed attaccate a guide. Nonostante conosca alla perfezione il funzionamento di quei marchingegni e sia al corrente del fatto che una cabina che precipita nel vuoto è una cosa che si può vedere solo in film e serie tv, in quanto i dispositivi di sicurezza inventati da Elisha Otis e presentati al pubblico nel 1854 annullano un simile pericolo (anche in caso di cavi tranciati) e sono tutt’ora utilizzati in tutti gli impianti del pianeta, non riesce ad evitare di provare un filino di inquietudine ogni volta che ne utilizza uno! A dirla tutta solo il pensiero del contrappeso di cemento basta a fargli passare un brividino di terrore lungo la schiena!
E poi è esageratamente claustrofobico; ma adesso non sente il peso delle sua fobie…
E’ bloccato dentro un ascensore da 4, insieme ad altre 5 persone.
L’aria potrebbe finire presto.
Fa un caldo colossale…Ma lui sta bene: è appiccicato a lei!
Si saranno parlati 15 volte nei mesi scorsi, e adesso sta chiedendosi come mai non l’abbia mai considerata più di tanto: e’ davvero carina, con quei graziosi boccoli corvini e il viso da brava ragazza che pero’ nasconde qualcosa…
Ha un buon odore…
-Inizio ad avere paura…- mormora lei, voltandosi verso lui.
Gira soltanto la testa e di poco, perché tutto il suo corpo è bloccato contro il corpo di lui e proprio la testa è praticamente l’unica parte che può un minimo muovere.
Pelle ambrata, fisico asciutto ma con un bel paio di fianchi…
E un bel sedere…un bel sedere…un gran bel sedere. Agli altri sale il panico, a lui il senso di colpevolezza per aver davvero così poco considerato quel bel sedere nei mesi appena trascorsi.
Adesso però è letteralmente spiaccicato addosso a quel bel sedere, e sta apprezzando assai la situazione.
-HEY!!! SIAMO BLOCCATI QUA SOTTO!!!!!!!- urla qualcuno, provocando danni ai timpani di tutti i presenti in cabina, visto lo spazio maledettamente ristretto.
Lui sta zitto. Non ha la minima voglia di urlare: dopo aver proposto di entrare tutti assieme nella cabina dell’ascensore non ha più proferito parola.
Adesso non è il momento di parlare, ed è ancora presto per cedere alla paura: lui vuole godersi il momento, anche se lei invece sembra iniziare ad agitarsi.
Lui non parla, ma pensa: -Dio…no…non ti agitare...non ti agitare, cazzo! Stai buona, stai buona…stai buona che se ti agiti è peggio…è peggio! E non è peggio perché se ci agitiamo respiriamo troppo velocemente e riempiamo tutto di anidride carbonica rischiando di svenire; è peggio perché se continui ad agitarti ti strusci troppo su di me e mi sto eccitando! Stai calma…respira piano, respira piano, cazzo! Mi sto eccitando…-
Lui si sta eccitando…
Lei respira affannosamente…
Lui, con grande fatica, riesce a muovere le braccia…
Le mette le mani sui fianchi e le sussurra che va tutto bene e che deve stare calma. Le spiega che l’ultima cosa che deve fare, in quella situazione, è agitarsi…
Ha un buon odore. “Visino da brava ragazza che però nasconde qualcosa” odora davvero di buono. Decisamente un buon odore: tra il fruttato ed il dolce.
Ha un buon odore ed un bel collo.
La presa sui suoi fianchi si fa più energica e lei sussulta: Sta respirando piuttosto velocemente.
Ogni respiro che fa la porta naturalmente a strusciarsi di più contro di lui…ogni volta che inspira si sfrega contro di lui…
L’affanno è per la paura? Per la claustrofobia?
Ci sta: è possibilissimo, è naturale; ma il fatto è che il modo in cui, da qualche istante, si sta strofinando a lui sembra rendere meno plausibile questa ipotesi: lo sta facendo volutamente, gli sta strusciando quel sederino sporgente addosso intenzionalmente...e lo sa fare davvero bene.
Ok: è beccata benissimo pure lei e lui dimentica immediatamente il ragionamento sull’anidride carbonica che aveva fatto poco prima.
Adesso lui è ufficialmente eccitato. Decisamente, inequivocabilmente...e certamente lei lo sente.
Prima di entrare in ascensore lei si era tolta la giacca, ed il vestito che indossa le lascia le spalle ed una buona porzione di schiena nude. Lui avvicina le sue labbra al suo collo e la sfiora mentre lei, spostando la testa leggermente di lato e all’indietro, socchiude gli occhi e continua a strusciarsi: nessuno sembra accorgersi di niente: sono tutti troppo impauriti dall’essere bloccati in quella cabina, pigiati come deportati in un carro bestiame…

Mentre lo strofinamento continua, ed uno dei presenti sta per abbandonarsi ad uno smodato attacco di panico, si sente un rumore strano e le porte si aprono di scatto: il primo pensiero di lui è un sincero e potente “No, cazzo!” che risuona dentro la sua scatola cranica. Il primo pensiero di lei è esattamente la stessa cosa.
Tutti scappano via saltando giù dalla cabina che, salita per una trentina di centimetri, ha creato un vistoso scalino. Corrono su per le scale, ridendo e gridando cose tipo “Raghi: l’abbiamo rotto! L’abbiamo sfasciato!!!” “E’ stata una cosa assurda!!!” “Io mi stavo cagando sotto!!”.
Lui e lei sono gli ultimi ad uscire. Lei gli rivolge un sorriso fantastico.
Li aspettano 10 piani di scale tutte d’un fiato, cercando di far finta di niente ma vistosamente su di giri entrambi…ed una festa che ancora deve cominciare.


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