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Una storia di LucaNesler

Natale con i tuoi

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10 minuti

Pubblicato il 24 dicembre 2018 in Humor

Tags: #natale

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«Grazie dottore, è che io odio lavorare la vigilia di natale.» disse Katrin infilando il cappotto.

«Come tutti.»

«Sì, ma io m’intristisco proprio, ed è un peccato essere tristi proprio a natale, no? Lei non va a casa?»

«Ho ancora un appuntamento.» mentì il medico, ma tanto Katrin era una segretaria tanto incompetente da non conoscere nemmeno gli appuntamenti del suo principale.

«Allora buone feste!»

La ragazza uscì alle quattro del pomeriggio e il dottor Giacomo Ludibrio rimase solo di fronte al monitor del suo pc. Fuori faceva buio e le luci natalizie brillavano allegre sopra le vie del centro. Dalla sua finestra il dottore poteva vedere la cattedrale e le bancarelle del mercato natalizio, con tutte quelle persone vestite pesantemente che si muovevano lente, come una fila di formiche attorno a una torta.

Non aveva più niente da fare. Aveva passato così tanto tempo nello studio negli ultimi due giorni, che aveva esaurito tutte le pratiche e ora si annoiava. Anche a lui non piaceva lavorare a natale, ma gli piaceva ancora meno tornare a casa, nonostante la sua poltrona massaggiante, il suo televisore gigantesco, le canzoni natalizie in filo diffusione e gli ottimi biscotti di Dorotea. Avrebbe avuto tanti motivi per voler tornare a casa, ma uno solo per non volerlo fare, e quello bastava: sua suocera Irma era da loro per le feste. Quella donna arcigna e malvagia.

Mancava un quarto alle sette. Dorotea si era raccomandata di essere a casa per le otto. Aveva cucinato tutto il giorno e se la sarebbe presa se Giacomo avesse ritardato. Sbuffò e si accarezzò la testa calva. In qualche modo lo calmava.

Il campanello squillò, inaspettato e improvviso, come quasi tutti i campanelli.

Chi diamine poteva essere? Che si trattasse degli spettri del natale come nel racconto di Dickens? Ormai lo studio era chiuso da…

Quella stupida di Katrin non aveva messo il cartello.

«Sì? Chi è?»

«Dottore, mi chiamo Ludovico Fumagalli. Sono qui per un’emergenza.»

«Mi dispiace, ma lo studio è chiuso.»

«La prego! Sono disperato, mi deve aiutare! È natale!»

«Veramente natale è domani.»

«Domani potrebbe essere troppo tardi per me!»

«Beh, io domani non lavoro, mi scusi.»

«Per l’amore del Bambinello, mi vuole aprire?»

Il medico sbuffò e premette il tasto del portone. Dopo pochi istanti un omone dalla barba incolta e brizzolata entrò con un berretto in mano.

«Si accomodi. Non ho molto tempo, però.»

L’uomo si sedette senza levarsi giacca e sciarpa. Aveva lo sguardo spaventato e stringeva il berretto con delle manone enormi intirizzite dal freddo.

«Mi succede una cosa strana, dottore. Lei mi deve aiutare o non so cosa potrà succedere.»

«Che le capita?»

«Non mi crederà se glielo dico.»

«E come pensa di fare, se non me lo dice?»

«Mi deve promettere che mi crederà.»

«Questo non si può fare. Ogni venditore di pentole o aspirapolvere farebbe una fortuna se fosse lecito domandare simili garanzie.»

«No, io faccio il magazziniere.»

«Va bene. E ora corra il rischio e mi dica che cosa succede.»

«Io ho qualcosa dentro. A volte mi capita di avere un rimestamento nello stomaco. Così, di colpo, e poi mi viene un rutto e sento un sapore acido in bocca e nel naso.»

«Sarà un po’ di reflusso. Se prende un gastro protettore prima dei…»

«No dottore! Non è questo il peggio!»

«Allora vada avanti, le ho detto che non ho tempo.»

«Mi viene un rutto aspro e, quando succede, qualcuno muore.»

«Muore.» fece il dottore con tono asciutto.

«Sì.»

«E secondo lei è una cosa possibile?»

«Le assicuro di sì. Ma se le dico una cosa, lei promette che non la dice in giro?»

«Sono costretto dal segreto professionale. Prima però compili questo modulo, così potrò mandarle la fattura.»

L’uomo prese una penna e scrisse i propri dati nel prestampato, poi riconsegnò tutto al medico e lo guardò con uno sguardo tragico.

«Posso?»

«Prego, sto aspettando.»

«Sono io a ucciderli.»

«Beh, allora è chiaro che muoiono! Ma lei mi sta confessando una serie di delitti?»

«No, io non commetto materialmente l’omicidio! Ma quando desidero che la persona in questione muoia, mi viene quel rutto e quella muore. Immediatamente.»

Il dottore fissò Ludovico Fumagalli negli occhi. L’uomo era sinceramente spaventato.

«Dice davvero?»

«Glielo assicuro. Non sarei qui la vigilia di natale a dirle certe cose. Lei mi deve curare, dare una medicina, non so. Forse sono posseduto dal demonio.»

«Allora sarebbe dovuto andare da un prete. Ad ogni modo non credo in queste cose antiscientifiche. Ma non tutto può essere spiegato con la scienza, in effetti. Ci dev’essere qualcosa collegato al suo malessere e al suo desiderio di morte. Mi racconti l’ultimo episodio. A quando risale?»

«A ieri pomeriggio. Il mio capo, quel bastardo, mi aveva appena detto che avrei lavorato sia a natale che a capodanno, così, appena dietro alle casse imballate, ho pensato “spero che muori, maledetto cane maiale!”. Mi è venuto quel rigurgito…»

«Reflusso.»

«Esatto, e una cassa di mele si è spezzata e quella sopra è scivolata giù. L’ha preso in pieno e lui è morto.»

«Caspita, davvero micidiale.»

«Ma io non sono una persona cattiva! Glielo giuro!»

«No, certo che no. A tutti capita di desiderare la morte di qualcuno, di tanto in tanto. Anzi, qualcuno darebbe tutto per avere un simile potere.»

«Potere? Questa è una maledizione!»

«Certo, ma non si può non considerare il fatto che lei non centra in alcun modo con le morti di queste persone. Almeno per la legge. Per ciò che si conosce ora, nessuno potrebbe giudicarla colpevole.»

«Grazie, dottore. Che belle parole. Mi fa sentire meglio.»

Ma il medico non lo stava più ascoltando. In quel momento il viso raggrinzito e indispettito della suocera si affacciava tra i suoi pensieri. Irma la strega. Forse quella poteva essere una magnifica occasione!

«In effetti penso di avere una soluzione al suo problema.»

«Davvero? Oh, grazie al cielo!»

«Sì, era un caso che avevo sentito ancora ai tempi dell’università.»

«Perfetto. Mi dica cosa devo fare.»

«L’unica cosa da fare, anche se non è nulla di complicato. Deve desiderare la morte di una persona già morta e allora guarirà.»

«Tipo la mia nonna?»

«Mmm. Cosa provava per sua nonna?»

«L’amavo tanto.»

«No, allora non funzionerà. Deve disprezzare la persona in questione.»

L’uomo scosse la testa preoccupato.

«Non saprei…»

«Non tema. Ho io la soluzione.» disse il medico tirando fuori il cellulare dalla tasca.

Cercò tra le foto in memoria e ne aprì una dell’ultimo compleanno di Dorotea. Irma stava sullo sfondo, guardandolo con tutto il suo astio senile.

«La vede questa donna?» chiese a Ludovico zoomando sulla suocera «Si tratta di una criminale. Vendeva orfani al mercato nero degli organi, spacciava droga fuori dagli asili e faceva prostituire le sue stesse figlie. È morta una settimana fa di sifilide. Che ne dice?»

«Mio Dio! È la persona peggiore del mondo!»

«Già, lo penso anch’io. Si concentri su di lei e dica qualcosa tipo “muori maledetta vecchia”.»

Il viso butterato di Ludovico Fumagalli si contrasse in un’espressione di rabbia e disgusto e l’omone gridò:

«Muori maledetta vecchia!»

«Bene! Bravo!» esultò il dottore «Ora vedrà che starà bene.»

«Grazie dottore, non so come ringraziarla.»

«Cominci col pagare puntualmente la parcella e sarà sufficiente. Finite le feste la mia segretaria le invierà la fattura.»

Il medico prese il modulo e controllò i dati.

«Indirizzo, telefono… c’è tutto. Siamo a posto. Arrivederci, Fumagalli. Le auguro buon natale.»

Prima di uscire dallo studio il dottor Giacomo Ludibrio chiamò la moglie. Uno, due, tre, quattro squilli.

«Buon segno» pensò.

«Pronto, Giacomo. Vieni?»

«Sì, chiamavo proprio per avvisarti che sto partendo.»

«Sbrigati che la mamma non sta bene.»

Il cuore di Giacomo saltò un battito.

«Davvero?»

«Certo! Che domande fai, sei scemo? Pensi che ti prenda in giro? Ha cominciato a sentirsi male ora, non capisco cos’abbia.»

«Arrivo subito!»

Il dottore chiuse la conversazione. Sorrideva. Possibile che quello svitato di Ludovico Fumagalli avesse davvero quel potere?

In auto il dottore pensò a tutte quelle persone che lo avevano infastidito in passato. Il suo vicino, il signor Matteo, la commessa del supermercato vicino allo studio. Poteva farli morire tutti! Avrebbe chiamato Fumagalli e gli avrebbe proposto una terapia. Magari con qualche farmaco sostituendolo con delle vitamine. Qualunque uomo al mondo avrebbe voluto quel potere e proprio quel tonto lo aveva ricevuto. Scherzi del destino, ma Giacomo l’avrebbe sfruttato. Eccome!

L’arrosto lo aspettava caldo nel forno. Doveva solo sopportare le lacrime di Dorotea per un po’. Lei avrebbe seguito la madre all’ospedale, mentre lui avrebbe potuto mettersi davanti alla tv, sulla poltrona massaggiante, con un intero vassoio d’arrosto e patate sulle ginocchia e un boccale di birra pieno di vino rosso posato di fianco. E sua suocera non avrebbe potuto dargli dell’alcolizzato, questo natale. Non avrebbe più potuto dire che trascurava la moglie per il lavoro o chiamarlo “sterile”.

Il miglior natale di sempre.

L’auto entrò nel vialetto e lui scese pensando alle parole da dire e all’espressione da montare con la moglie. La peggiore mai avuta, questo era ovvio.

Aprì la porta spalancandola e ansimando.

«Eccomi! Che succede?»

«Finalmente ti fai vedere, ubriacone!»

La voce era quella aspra, odiosa e nasale della suocera. Giacomo tentennò un po’, poi richiuse la porta e lasciò scivolare le chiavi nella tasca della giacca.

«Sta… sta bene, Irma? Al telefono…»

«Sto bene, sto bene. Mi era andata di traverso un’oliva. Stavi già festeggiando la mia morte, vero? Razza di sterile bastardo?»

Il dottore scosse la testa lentamente, a bocca aperta, mente Dorotea si affacciava dal corridoio.

«Giacomo, hai fatto presto. Tutto bene.» lo abbracciò «Scusa se ti ho allarmato. Mettiamoci a tavola.»

L’uomo fermò la suocera e la scrutò con rigore medico. Sembrava tutto a posto.

«Sta bene? È sicura?» chiese.

«Benissimo.»

Le donne si spostarono in sala da pranzo, da dove veniva una luce calda e il profumo dell’arrosto. Mentre appendeva la giacca, il dottore si chiese cosa fosse successo. C'era qualcosa che non tornava. Trovò il modulo di Ludovico Fumagalli nella tasca della giacca. L'aveva portato con sé sovrappensiero. Forse era stato ingenuo, ma Fumagalli non poteva essersi inventato tutto. Anche se…

In quel momento si rese conto di non aver fatto all’omone la domanda più importante.

«Arrivo tra un minuto.» urlò « Mi lavo le mani.»

Aprì e richiuse la porta del bagno e tirò fuori il cellulare. Fece il numero e lasciò squillare.

«Pronto?»

«Fumagalli, sono io, il dottor Ludibrio.»

«Dottore! Grazie infinite. Sono guarito davvero!»

«Vuol dire che ha fatto una prova?»

«Sì, sì, con un tizio al bar. E non è successo niente.»

«Mi scusi, ma devo chiederle una cosa.»

«Certo, dica.»

«Questa cosa del fatto che dopo il rutto acido qualcuno moriva…»

«Sì.»

«Quante volte le è successo?»

«Una sola.»

Giacomo si morse un labbro con tanta forza da soffrire. Prese un lungo respiro e soppresse un’esclamazione volgare, poi disse solo:

«Allora si tratta solo di reflusso gastrico. Se le tornano quei ruttini, prenda un antiacido.»

Riattaccò e si diresse al suo posto a capotavola. Dorotea servì la cena, poi tornò in cucina a prendere il cavatappi e Irma si avvicinò con un ghigno malevolo.

«Cos’hai chiesto a Babbo Natale, Giacomo? Gli hai chiesto che si portasse via questa vecchia, eh? Dì la verità.»

«Non dica così, Irma.» disse il dottore con gli occhi gonfi di lacrime «Io le voglio bene come se fosse la mia mamma.»

«Non ti credo. E sai perché Babbo Natale non ti ha esaudito?»

L’uomo osservò un po’ gli occhi della donna, incastrati tra gli strati di rughe, poi scrollò il capo.

«Perché quest’anno, non hai fatto il bravo. Ubriacone!»

Giacomo osservò il bicchiere pieno di vino. Lo raccolse e lo vuotò, poi lo posò al suo posto. Guardò la suocera e tentò un sorriso.

«Buon natale, Irma.»


FINE


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