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Una storia di Yolima

Simon Pegg, l'anello e la chiave. Capitolo due.

Chiacchiere tra vecchi amici.

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5 minuti

Pubblicato il 04 maggio 2020 in Fantasy

Tags: #ilsignoredeglianelli #fantasy #avventura #harrypotter #anovel

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A casa Pegg, Albert, Rufus e Sally sedevano in soggiorno davanti alla finestra spalancata sulla piscina con il trampolino. Una grossa quercia si sporgeva, con i rami, verso la finestra. Su di essa vi era una piccola famiglia di scoiattoli che ogni tanto si affacciavano dalla loro tana per vedere se ci fosse qualcuno nei paraggi. Sally pensò che quella quercia avesse tanto da dire e si promise di andarci a scambiare due parole prima di andare via.

« Vedo che hai messo su un orticello niente male, vecchio mio» disse Rufus che di cognome faceva Kepler.

« Si» rispose Albert mentre con le mani cercava nelle tasche la sua pipa, amava fumare la pipa in presenza di amici « L'ho fatto insieme al giovane Simon. Ci sa fare il ragazzo, sai? Vedi lì? Vicino alla piscina? Ecco ancora qualche settimana e vedrai dei bei pomodorini spuntare da quella pianta. All'inizio ero incerto se mettere su un orto ma poi Simon mi ha fatto cambiare idea e così...»

« Ho letto da qualche parte che lavorare all'orto fa bene al cuore. Ti rilassa. » disse Sally.

« Si, dev'essere così...» disse Albert non prima di aver acceso la sua pipa in legno.

« Quindi...hai deciso di andare avanti con il tuo programma. O forse hai cambiato idea? » chiese Rufus.

« Rufus, non ho assolutamente cambiato idea. È giunto il momento che io mi ritiri. Per quarant'anni sono stato un Pegg in tutto per tutto, mi sono comportato come un vero Pegg e spero di aver portato lustro alla famiglia con le mie azioni. »

« Oh quello stanne certo, qui ti amano immensamente. »

Albert fece un verso stizzito e disse:« Quello che amano sono i miei soldi e il passato della mia famiglia, nient'altro...»

Rufus non aggiunse altro, Albert Pegg aveva deciso di ritirarsi a vita in qualche parte del mondo a lui sconosciuto. Era inutile parlarne ancora, Albert era un tipo testardo e non sempre cambiava idea. Così decise che forse parlare d'altro avrebbe fatto bene a tutti. Stava per aprire bocca quando vide l'anello sull'anulare di Albert. Era un anello come tanti altri, semplice, rotondo, liscio, se non avesse saputo cos'era veramente avrebbe pensato che Albert fosse fresco di matrimonio. In tutti quegli anni lo aveva sempre avuto lui? Questo spiegava alcune cose, per esempio la sua giovinezza così fresca come se avesse dieci anni meno e quella luce in fondo agli occhi, solo un'altra volta aveva visto quella luce in fondo agli occhi ed era successo trent'anni fa, in un uomo che credeva amico.

Lanciò un'occhiata a Sally con la speranza che la ragazza lo vedesse, ma no, lei e Albert erano troppo occupati a parlare della festa imminente per accorgersi della sua occhiata. Rufus si chiese se il vecchio amico di una vita avesse anche la chiave se fosse stato così era in grosso pericolo.

Attese che Sally andasse via prima di rivolgersi all'amico con un tono amichevole. Non voleva assolutamente farlo arrabbiare anche perché quando Albert s'infuriava diventava pericoloso.

« Non ho potuto fare a meno di notare che hai un anello all'anulare, mi devi dire qualcosa che non so, Al? »

Al chiuse la porta e si girò verso l'amico

« Oh si! L'ho trovato molto tempo fa ed allora è mio. »

Una luce pericolosa brillò negli occhi di Albert Pegg ma durò solo pochi istanti.

« Se non sono troppo maleducato, posso chiederti dove? »

Albert guardò l'anello e disse:« In un bosco. Ero in uno dei miei viaggi, avevo appena lasciato Monaco di Baviera ed ero appena arrivato nella Foresta Nera, ad un certo punto sentì una voce. Mi stava chiamando. Lo sai che sono un tipo curioso e un amante delle cose strane, così, forse inconsciamente, la seguì e su un sasso trovai lui, l'anello. Mi stava aspettando. »

Lo sguardo penetrante di Rufus scrutò attentamente il volto di Al. Di colpo il cinguettio degli uccelli e il ronzare delle api smisero di esistere. La luce calda del sole sparì e al suo posto venne rimpiazzata da una nuvola grigia passeggera. Un vento gelido entrò dalla finestra spalancata in soggiorno.

« E perché non me ne hai mai parlato? Pensavo che noi due fossimo amici...»

« Oh Rufus, noi siamo amici! Forse me lo sono dimenticato, lo sai che ho mille cose da pensare e poi ora c'è la festa da organizzare. Non sei arrabbiato, vero? »

« No, Albert, no. Ma questo anello, che porti, è pericoloso...ricordi cosa diceva tuo padre? Mai fidarsi di un oggetto che parla, porta solo guai. »

« Oh mio padre! Per favore non mi parlare di lui! Era un codardo! Se non ci fossi stato io a prendere il suo posto ora il nome dei Pegg sarebbe dentro a un sacchetto dell'immondizia e allora ciao a tutto questo. »

« Posso farti un ultima domanda? L'anello non è mai da solo...c'è sempre una chiave, è minuscola, sembra una chiave per la cassetta della posta... »

Albert si portò istintivamente la mano sulla tasca posteriore e Rufus seppe la verità.

« Certo! » esclamò.

Rufus avrebbe voluto continuare la conversazione sulla chiave e sull'anello ma Albert no. Con estrema gentilezza lo invitò a lasciare casa, inventandosi un impegno dell'ultimo minuto. Rufus risalì sul suo camion e fece retromarcia. Albert non sapeva che pericolo stava correndo ad avere tenuto per tutto questo tempo l'anello e la chiave. Decise che avrebbe fatto delle ricerche giunto a casa e nel frattempo sperò con tutto il suo cuore che nessuno venisse a sapere di Albert Pegg. E non era una cosa facile.



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