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Una storia di PasqualeCilenti

Una stella personale

Non si è mai soli

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3 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2018 in Fiabe

Tags: #solitudinebambinimagiacrescerefantasia

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"Non c'è nulla di bello nell'avere 8 anni."

Questo pensava Nicolò, mentre il buio nella stanza si divertiva a creare ombre gigantesche attorno a lui.

Dalla porta giungevano con cadenza regolare, come ogni sera, le urla possenti del padre, accompagnati da quelle acute della madre.

Nicolò provava allora ad affogare i rumori, le ombre, il suo tormento nel cuscino, stringendolo forte attorno alla testa con entrambe le mani.

L'infanzia non era come facevano vedere negli spot pubblicitari. Nessun bambino felice correva nei prati a perdifiato, nessun giocattolo dava quel senso di serenità spensierata, e lui di giocattoli neanche ne aveva.

Però gli restava la fantasia.

Ogni mattina che prendeva il pullmino per andare a scuola, si immaginava quest'ultimo come una piccola navicella che lo portava in una qualche galassia lontana dove veniva accolto da strane e simpatiche creature come un eroe, dove non era più solo.

Sarà che a scuola lo era davvero. Gli altri bambini erano cupi nei suoi confronti, l'intera città in cui viveva lo era.

Alle 16:30 del pomeriggio il cielo si tingeva di indaco, e un ora dopo solo le luci all'Interno delle abitazioni combattevano debolmente quell'oscurità.

Le stelle non sempre erano visibili, e sempre erano troppo lontani, fino a quando Nicolò non trovò quella che divenne la sua di stella.

Era molto più luminosa delle altre, e sembrava anche più grande.

La sua luce arrivava ad illuminare parzialmente la stanza, e le ombre ora non facevano più molta paura.

Tuttavia era soltanto una stella, diversa dalle altre, ma solo una stella.

Questo è ciò che pensava Nicolò, almeno.

Una sera in cui la vita sembrava già insopportabile per la sua età, però, la luce sembrava più intensa delle altre volte.

Asciugandosi le lacrime Nicolò, in preda allo stupore, si alzò dal letto e si spinse a tentoni sino alla finestra. Sollevò la persiana e vide la stella più vicina che mai.

«perchè piangi amico mio?»

Era forse stata la stella a parlare?

Non poteva essere, era una cosa che andava oltre anche alla sua fantasia, ma rispose: « Sono triste.» disse. In fondo non erano molti a preoccuparsi per lui.

« Come si può essere tristi quando si ha una stella personale?»

« Una stella personale? Cos'è?»

«Sai ci sono stelle e stelle. Alcune esistono solo per far luce a della persone speciali, e a te sono toccata io» disse la stella con la sua voce forte come il suono emesso da un grammofono rotto, ma dolce allo stesso tempo.

«Mi stai prendendo in giro. Io non ho niente di speciale, anzi...» Nicolò iniziò ad indispettirsi. Qualsiasi cosa fosse quell'essere si stava burlando di lui.

La stella conservò il suo tono pacato: « ti dirò una cosa: le persone speciali non sanno mai di esserlo, e tutti lo sono a modo loro. Io sono qui per te, perché ne avevi più bisogno di altri. Hai bisogno della mia luce, così come io ho bisogno della tua.»

« Non capisco...» disse Nicolò

« Non c'è nulla da capire nei rapporti con gli altri, c'è solo da condividere. Adesso torna a letto e dormi, io ci sarò anche domani, e domani l'altro finché così sarà scritto.»

Nicolò annuì ancora incredulo e confuso.

Da allora non si sentì mai più solo, le galassie con le strane creature potevano aspettare; lui aveva la sua stella.



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