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Una storia di angelaaniello

Questa storia è presente nel magazine RecensiAMO....

La magia d'un viaggio fra le crepe della terra

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4 minuti

Pubblicato il 12 dicembre 2018 in Recensioni

Tags: #bimbi #povert #fragilit #viaggio

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Ho sempre pensato che i mappamondi fossero lo scrigno magico del mondo, luci colorate di diverse realtà, talora così stridenti da far tremare il cuore.

Poi, d'un tratto, mi ritrovo a leggere un romanzo, "Il mappamondo magico", edito da Emi e scritto dall'eccezionale Alessandro Corallo, redattore di Striscia la notizia, una persona bella con un grande cuore.

Qui il mappamondo si riempie di magia e gira, gira, gira, fino a condurre il piccolo Micky in tanti posti diversi dove le avventure si intrecciano alla cultura dei luoghi visitati e alle vite di bambini disagiati, spesso ignorate, dimenticate, non considerate.

Allora il cuore comincia a viaggiare a una velocità incredibile, a respirare profumi e puzze perché laddove l'esistenza è difficile, bisogna accendere luci e far conoscere.

Confesso che mi sono intenerita molto, mi sono lasciata teletrasportare e ad ogni sobbalzo di Micky è corrisposto il mio, lacrimando dinanzi ai bambini di Haiti, ai loro Kap lanciati nel cielo nei ritagli di tempo libero, costruiti con materiale povero ma capaci di compiere grandi evoluzioni.

In uno scampolo di terra bisogna fendere il vento per tagliare l'aria e trovare respiro, ché poi la vita è lama e s'appiccica dura addosso fino ad impigliarsi in condizioni di schiavitù.

Intanto Micky riflette: "Noi piccoli non facciamo questo tipo di commissioni a dieci anni. Abbiamo bisogno di studiare e, ancora più importante, abbiamo bisogno di giocare."

Alessandro offre in ogni pagina mille spunti di riflessione sulle contraddizioni dell'essere diversamente "bambini" in vaste aree della terra con un linguaggio semplice ma incisivo, talora poetico e di sicuro effetto.

Interrogano i restavek di Haiti, fanno salire l'adrenalina e sgranare gli occhi gli enfants sorcier, i bambini stregoni del Congo nella nebbiolina rasente il terreno e i fuochi che stringono in un cerchio spietato.

L'ombra silenziosa della paura congiunta al terrore dei demoni, in un tempo rarefatto che striscia come un velenoso serpente.

È qui che il morso della vita diviene un nodo strozzato in gola e lacrima pura pendente fra le ciglia, che pure fa rumore in un'atmosfera cupa e agghiacciante. Io lo chiamo subbuglio del cuore, Alessandro "vita difficile piena di cicatrici", Micky "dovere di cambiare la vita a questi bambini".

Nella radice di ogni parola la piena commistione col dolore altrui.

Strepitano i boskettari in Romania, fatti di Aurolac per non sentire la fame e il freddo in una zaffata d'aria pesante, un chiaro puzzo di pipì e vomito.

"Michele è tristissimo, non solo perché sta scoprendo la vita dei bambini rumeni, che tra l'altro non sono nemmeno così lontani dall'Italia, ma per tutte le realtà che sta vivendo in questi viaggi".

Come bisogna arrampicarsi su gradini così ripidi per strizzare gli occhi e godere del grande chiarore del giorno?

Noi lo definiamo ossigeno, necessario per sopravvivere. Altrove nulla è scontato. Tutto appare troppo fragile e pesante, col terrore di finire negli orfanotrofi lager.

E poi urlano, tentando di rabbonire il Tio, i piccoli minatori boliviani nella miniera del diavolo.

Maglioni di lana, scarpe bucate, pantaloni neri ricoperti di polvere bianca, il chu'llo, tipico berretto di lana completo di paraorecchie, foglie di coca e un piccolo pezzo di llipta per addormentare la bocca e la gola e resistere.

Manca il fiato dinanzi alla tortura alimentare cui sono sottoposte le bimbe in Mauritania perché lì la donna grassa trova subito marito ed è una ricchezza.

Il gavage fa venire la nausea e l'atmosfera è da film dell'orrore, invece è realtà.

Scricchiolano le finestre dei vecchi edifici di Scampia, larghi alla base e ristretti verso l'alto fino al quattordicesimo piano senza ascensore.

Qua la gente barcolla, ha lo sguardo strano, cerca la roba, i ragazzini non vanno a scuola per fare le sentinelle, c'è molta povertà e ci sono molte famiglie rom.

Urta l'emarginazione, mette sottosopra l'igiene precaria, la munnizza, la puzza di bruciato.

La tela umana proposta da Alessandro è desolante e noi che sicuri ci perdiamo nel nostro benessere senza accorgerci di quanto siamo fortunati, di quanto sprechiamo, di quanto dovremmo fermarci a considerare che c'è tutta una fetta della terra scolorita, avvilita, profanata, prostrata, frammentata.

Dovremmo trasformarci tutti in mini mappamondi, azionare le vele dell'amore e agire.

Ecco perché consiglio mille volte di leggere questo libro: siamo fatti di occhi e mani e piedi che possono collezionare buone azioni e spendersi per chi combatte ogni giorno per sopravvivere.

Il ricavato di questo libro è devoluto all'ANPIL, nata in Italia nel 1998, promuove in campo internazionale sostegno a distanza, progetti di cooperazione e sviluppo, campi estivi in missione per i missionari e in Italia gestisce uno sportello ascolto per le famiglie finalizzato al supporto in caso di problematiche relazionali, inoltre organizza anche corsi di preparazione e accompagnamento per le coppie interessate all'adozione internazionale e nazionale.

Chiudo con una mia riflessione:

I bambini hanno bisogno di luce, una luce che sia puntuale, che si muova in fretta per riacquistare velocità.

I bambini non dovrebbero essere fatti di polvere e vento, di coca e di aurolac, di torture e ingombri, di occhi ingozzati di paura, di passi che pesano tonnellate nelle difficoltà.

Sta a noi adulti adoperarci per non essere passeggeri distratti sul treno della vita, ma viaggiatori attenti e prodighi.



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