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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI

Treno Nauseante - 5a Parte

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13 minuti

Pubblicato il 30 settembre 2020 in Avventura

Tags: #mistero #viaggi #thriller #treni #trip

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Il treno non poteva essere fermato, non c’era verso di contattare nessuno nella metà anteriore e tantomeno esisteva la possibilità di accedere ai locomotori e recarsi di persona nell’altra parte del convoglio.

La carrozza dove si trovavano, dedicata per metà ai passeggeri e per l’altra metà a vano merci, ufficio del capotreno e vano per i sistemi idraulici dei complessi freni, era la prima della seconda metà e si era bloccata in posizione di massima piega verso sinistra: scomoda e straniante in quella posizione “pisana”, ma immobile e non più pendolante in modo violento e in ritardo.

“Pisana”, ma incapace di provocare chinetosi, con tutti i suoi simpatici sintomi.

Marie e Marsha avevano un obbiettivo: cercare di trasferire nella carrozza 9 la maggior parte dei passeggeri che il difettoso sistema di pendolamento attivo dell’APT-P stava riducendo a zombie sporchi di vomito.

Il compito non era facile sia perché le due eroine della metà posteriore del supertreno britannico erano in condizioni psicofisiche tutt’altro che buone, sia per il fatto che la parte di treno di cui dovevano occuparsi era composta da altri 5 vagoni che ospitavano in tutto la bellezza di 240 persone...e loro avevano a disposizione solo il corridoio centrale del vano passeggeri della carrozza col sistema di pendolamento bloccato ed il suo vano merci per sistemare le persone che proprio non ce la facevano più a sopportare il comportamento dell’Advanced Passenger Train.

Una volta che la hostess ebbe aiutato Marsha a rimettersi in piedi, questa le comunicò che avrebbero trasferito subito nel vano merci Ian.

-Perché- -Ci va il punto interrogativo lì, Marie...- -No: l’ho detto apposta senza il tono da domanda, in modo da far risaltare lo sfavamento...- -Ah...ok… Comunque mi pare ovvio: riempiamo prima il vano merci e poi il corridoio centrale del vano passeggeri e alla fine sto vano con bagno e porta di uscita; altrimenti se facessimo il contrario poi sarebbe un suicidio, dal punto di vista logistico...- -Questo è chiaro; ma intendevo “perché Ian?”! Perché lui per primo?- -Beh...è l’unica persona che conosco sul treno e, soprattutto, è mio amico!!! Abbiamo fatto l’università assieme, pur lavorando per testate diverse ci vediamo praticamente un giorno sì ed uno no perché abitiamo vicini...-

-State assieme?-

-Eh?????????? Assolutamente no!-

-Allora avete avuto dei trascorsi sentimentali???-

-Ma che diavolo...NO, CAZZO!!!-

-Quindi siete FWB???-

-AHHH!!!!! Che schifo!!!! Ma che stai dicendo? Per me Ian è come un fratello: il solo pensiero di far sesso con lui mi dà più nausea di sto treno!!! Comunque capisco che a pelle non ti abbia fatto simpatia: è rozzo, sgarbato, piuttosto sessista, non ha molto a cuore la propria igiene personale e prende delle sbronze spaventose che finiscono in rissa perlomeno una volta alla settimana...però ti garantisco che, ogni volta che ho avuto bisogno di sostegno, di aiuto o semplicemente di una spalla su cui piangere...-

-...lui c’era. Ok, sorella: andiamo a raccattare quel cavernicolo del tuo amico...-

Non appena rimisero piede nella carrozza 10, ossia quella dove Ian e Marsha avevano il posto, le due ragazze si misero una mano davanti a bocca e naso e ebbero l’improvviso impulso di rigettare: l’abitacolo era pregno di un fortissimo odore di vomito!

Marsha rimase sorpresa: non avrebbe mai pensato di trovarsi a sentire un odore così insopportabile in vita sua…

Qualcosa di irreale e fantascientifico, da quanto era esagerato.

Ian era ancora al suo posto, ma pareva morto: aveva un preoccupante colorito grigiastro ed era completamente immobile.

Marsha si mise le mani nei capelli e buttò lì uno spaventato: -Oddio...ma respira???-

Marie era pienamente entrata nell’ordine di idee che non potevano permettersi di perdere molto tempo (prima o poi anche loro due non ce l’avrebbero fatta più) e mollò al ragazzone un bel ceffone!

Quello aprì gli occhi piano piano. Guardò Marie, guardò Marsha poiché attirato dal “Ma che cazzo fai??? Lo meni????” che aveva rivolto alla hostess e biascicò un quasi incomprensibile

-Siè...siete angeli? Sono morto?-

-Non sei morto, idiota!!!! Sei ancora su questa merda di pendolante treno del cazzo, e vogliamo aiutarti a stare meglio!! Ce la fai ad alzarti?-

Quello rispose un convinto NO, mentre Marsha faceva notare: -Non so come posso aver pensato anche solo per un attimo che tu fossi una con la puzza sotto al naso, visto il modo in cui ti esprimi. Cazzo se ti ci vedo bene ad un concerto delle Slits!!!-

-Grazie; ma non dire mai più “puzza sotto al naso” almeno finché siamo su questo treno di merda, perché non mi pare il caso...-.

Ian aveva un po’ di vomito sul bavero della giacca e sulla camicia, ma erano quantità davvero esigue…

-Hai strippato?- -Non lo so...- -Non lo sai? Hai del vomito addosso!!!- -Oh...oh, cazzo...spero proprio che sia mio, ma non ricordo...- -Non ce n’è per terra intorno a te! Sei riuscito ad andare in bagno?- -Ma io che cazzo ne so...-

Se dovessi descrivere come fecero le due ragazze ad alzare Ian dal proprio posto e portarlo fino al vano merci della carrozza successiva, dovendo lottare contro la bellezza di 4 porte scorrevoli matte da legare e attraversando corridoi strettissimi andremmo troppo per le lunghe: mi limito a dirvi che fu una piccola odissea, e le due arrivarono davanti alla porta dell’ufficio del capotreno (ricordate che vi si accedeva solo dal vano merci?) stremate, lasciando cadere per terra come un sacco di patate il collega di Marsha per poi seguirlo quasi svenendo pure loro.

-Che c’è lì dentro?- si incuriosì Ian

-L’ufficio del capotreno; ma è roba nostra...-

-Che vuol dire?-

-Vuol dire che, una volta trasferiti in questo vagone i passeggeri più malridotti, passeremo il viaggio chiuse lì dentro...senza che nessuno possa romperci le scatole...-

-Ah, capisco...wow: posso guardarvi attraverso l’oblò?-

-Idiota...-

-Ma perché mi avete portato qui, e volete portare anche tutti gli altri passeggeri che stanno messi peggio???-

-Non ti sei accorto che questa carrozza non pendola più? E’ tutta piegata verso sinistra, ma il sistema di pendolamento è guasto!!! E’ bloccata così!!!-

-E’ bloccata così??? Oddio: è meraviglioso!!! Non ho...non ho...non ho mai goduto così tanto nello stare tutto storto!!!-

Rimasero alcuni minuti così, tutti e tre con la schiena appoggiata alla parete del vano merci verso cui era orientata la carrozza: assaporarono la splendida sensazione di viaggiare senza continue e brutali correzioni di assetto ed orientamento…

Il vagone numero 9 (o 7, perché sinceramente non so se BR contasse nella numerazione i due locomotori centrali) bloccato tutto in piega verso sinistra parve a Marsha, Marie ed Ian il veicolo più confortevole che avessero mai provato…

Trovarsi su quel pavimento freddo, appoggiati contro la parete e in obliquo di 10 gradi sembrò loro la posizione più accogliente che mai avessero sperimentato…

Nel giro di poco caddero tutti e 3 in un sonno profondo, ignorando una cosa che, scoperta dopo anni ed anni di progettazione e solo un annetto prima di questo viaggio, aveva fatto “rotolare molte teste” e non era stata risolta ovvero che, se una carrozza si fosse bloccata in posizione di piega, avrebbe comportato due grossi rischi:

1) urtare contro un’altra carrozza rimasta bloccata in piega nel senso opposto incontrando un altro APT, con un megaderagliamento come conseguenza;

2) non riuscire a passare all’interno di una galleria stretta, con un megaderagliamento e il resto del treno che si pigia a mo’ di fisarmonica contro la carrozza bloccata contro le pareti del tunnel come “simpatica” conseguenza.

Il rischio di trovare un treno gemello che sopraggiungeva in senso contrario non c’era, perché quello su cui viaggiavano era l’unico Advanced Passenger Train in funzione...ma c’erano gallerie strette, lungo il tragitto che restava da percorrere all’APT-P per raggiungere Londra??? I 3 erano ignari di questa inquietante spada di Damocle che pendeva sulle loro teste, nonché su quelle di tutti i presenti all’interno dell’Advanced Passenger Train.

Dopo circa 15 minuti Marie si svegliò e, cercando di essere il più dolce possibile, riportò “tra i vivi” anche Marsha: -Hey...-

-Hey...- bofonchiò quella dopo uno sbadiglio da record

-So che non devi niente a me e tantomeno ai tuoi colleghi su sto stramaledetto e strafottutissimo treno del cazzo… Però avevi promesso di aiutarmi a portare in questa carrozza il maggior numero possibile di quelli messi peggio-

La giornalista di origine russa sorrise ed annuì: -Alziamoci e facciamolo; però British Rail dovrà dare una medaglia ad entrambe! Io la voglio una medaglia!!!-

Si rimisero in piedi piuttosto rapidamente e, lasciando Ian a dormire, si incamminarono verso i vagoni che ancora violentavano fisicamente e psicologicamente i giornalisti invitati a quel viaggio inaugurale...



Questo è un racconto, ma è praticamente tutto reale.

Marsha è un personaggio di fantasia, ma Marie esiste veramente: Marie Docherty lavorava veramente come hostess per British Railways e quel 7 Dicembre 1981 era davvero in servizio sull’APT-P nel viaggio inaugurale Glasgow-London riservato ai giornalisti! Il consiglio di “puntare i piedi sul pavimento e tenerli distanti tra di loro” è verissimo, e questa cosa è passata alla storia!!!

Quasi tutti i giornalisti sul treno hanno sperimentato più o meno gravemente la motion sickness, e quel viaggio inaugurale verrà per sempre ricordato come “queasy rider”.

Incredibilmente la British Railways giustificò la chinetosi della quasi totalità dei passeggeri con l’abuso di alcolici fatto dagli stessi, asserendo che questi avevano pesantemente abusato dei drink offerti a bordo!!!!

Il sistema di pendolamento attivo si comportava davvero nei modi descritti nel racconto e piegava in modo così violento che le carrozze furono invase dal contenuto dei bicchieri dei passeggeri (che quindi, alla fine, riuscirono a bere ben poco) e nei due vagoni ristorante ci fu un impressionante delirio di cibo e stoviglie sparse e sballottate ovunque; in realtà furono pochi coloro che vomitarono ma una “vomitorama” era troppo bella come scenario!!!

Una delle carrozze si bloccò davvero in posizione di piega ma il giorno dopo, nel viaggio di ritorno. Il 10 Dicembre il liquido del sistema frenante congelò e l’ATP-P non completò la tratta. I problemi al sistema di pendolamento e a quelli di frenatura erano FISSI. Le porte si bloccavano in modo molto peggiore di quanto descritto nel racconto: non sarebbero bastati gli sforzi di Marie e Marsha oltretutto in cattive condizioni psicofisiche per aprirle!

Dei 3 esemplari dell’ATP-P (la seconda “p” sta per “prototype”) solo due viaggiavano perché il terzo non si mosse mai dalle officine, che cercavano di risolvere i problemi da cui era afflitto (ancor più gravi di quelli dei suoi gemelli).

Il treno che avrebbe dovuto rivoluzionare il trasporto su rotaia nel Regno Unito fu tolto dal servizio ancor prima della fine dell’anno e gli ATP-S (“s” sta per “Squadron”), quelli definitivi con finalmente i locomotori nel posto giusto ovvero alle estremità, non vennero mai costruiti.

Nel 1984 i 3 supertreni tornarono in servizio ma senza annunci pubblici e senza clamore: i passeggeri si rendevano conto che avrebbero viaggiato a bordo dei convogli ad assetto variabile solo al momento che li vedevano dal marciapiede del binario.

I difetti dei convogli erano stati cancellati. I treni non piegavano più di dieci gradi ma solo di 6 e nuovi sensori erano stati installati: ora ogni carrozza leggeva la curva in tempo perché usava sensori posti in quella che la precedeva (naturalmente la prima carrozza finiva per piegare comunque in ritardo, non potendo contare su sensori avanti a sé) ed il complesso sistema idraulico che alimentava i freni fu dotato di riscaldatori per evitare che il liquido al suo interno congelasse. Nonostante finalmente gli Advanced Passenger Trains funzionassero e la loro leggerezza (erano interamente in alluminio) comportasse un consumo elettrico nettamente inferiore la loro manutenzione restava comunque problematica e costosa ed i 3 convogli furono tolti dal servizio nell’inverno del 1985 e due di loro subito demoliti. L’APT-P sopravvissuto (che effettuò anche un breve servizio come navetta) è esposto al Crewe Heritage Centre (in configurazione non intera), può essere visitato, ospita feste di compleanno e una delle carrozze di testa ogni tanto regala un coreografico pendolamento ai suoi ammiratori.

L’APT-E (la “e” sta per “Experimental”...ed è quello della foto), predecessore del “P” alimentato da turbine a gas e protagonista di test dal 1972 al 1976 tutti svoltisi senza alcun problema, è esposto al Locomotion Museum di Shildon.

Fiat Ferroviaria acquistò nel 1982 i diritti sulla tecnologia dell’APT e, per questo, molti inglesi sono tutt’ora convinti che i nostri Pendolino derivino dal loro supertreno; in realtà Fiat fu in vantaggio di 5 anni per la costruzione del primo prototipo, quella del primo treno funzionante e quella del primo treno ad assetto variabile attivo in servizio; l’unica cosa dell’APT che fu adottata dai Pendolino fu la sistemazione degli attuatori sotto la cassa invece che all’interno delle fiancate e questo, a partire dall’ETR460, aumentò l’abitabilità in modo considerevole.

Il servizio di Alta velocità sulla Glasgow – London fu svolto fino al 2002 dall’Intercity 125, un treno DIESEL (solo l’associazione della parola “diesel” alla parola “treno” mi fa venire l’orticaria) capace di raggiungere i 200 km orari.

Ironia della sorte, a partire dal 2002, sulla tratta Glasgow – Londra sono entrati in servizio i “Class 390”, che altro non sono che modelli di Pendolino costruiti in Italia a Savigliano nello stabilimento che fu di Fiat Ferroviaria prima che il colosso torinese vendesse quella importante e gloriosa divisione alla Alstom. 21 anni dopo l’APT-P (classificati come “class 370”) un treno ad assetto variabile è tornato stabilmente a percorrere quella linea. I Class390, chiamati “Pendolino” anche dagli inglesi, hanno anche battuto di un minuto il record di 4 ore e 15 minuti stabilito dallo sfortunato Advanced Passenger Train proprio nel viaggio nauseante del 7 Dicembre 1981 e, sempre come il predecessore, pur potendo raggiungere i 225km orari (l’APT-P avrebbe potuto arrivare a 250) sono limitati a 200. [uno dei Pendolinos, in un viaggio speciale per raccogliere fondi destinati in beneficenza, completò la tratta in 3 ore e 52 minuti]

I nuovi Pendolino possono piegare di 8 gradi mantenendosi del tutto confortevoli e sono un successone: la flotta è stata costantemente ampliata (ed i convogli allungati) per gestire il continuo aumento dei passeggeri e sono stati gestiti dalla Virgin che rilevò la tratta da British Rail e, nel 2019, è stata sostituita dalla “Avanti West Coast” (al 30% di proprietà di Trenitalia). Uno dei “Pendolinos” Britannici è deragliato il 23 Febbraio 2007 a Crayrigg a causa di una giunzione difettosa tra binari dovuta alla scarsa manutenzione: su 109 persone a bordo ci sono stati un morto, 30 feriti gravi e 58 feriti lievi. Richard Branson, patron della Virgin, lodò la robustezza e la sicurezza del treno (costruito in Italia) dicendo che con un altro tipo di rotabile si sarebbe verificata una strage senza precedenti.

Ah...IRONIA DELLA SORTE 2 LA VENDETTA: tutti i Pendolinos passano ogni volta accanto all’Advanced Passenger Train nel Crewe Heritage Centre!!!!

Mi immagino il povero Advanced Passenger Train, immobile su quel binario e trasformato in un museo dedicato a se stesso, che versa una lacrima ogni volta che uno di quei lontani parenti italiani gli sfreccia accanto. Ho la convinzione che ai posteri vorrebbe lasciare questa dichiarazione, se potesse parlare: -Non ho colpe per il fallimento mio e dei miei fratelli… La responsabilità è dovuta ad una costruzione approssimativa (vera piaga delle fabbriche del Regno Unito tra gli anni ‘70 e gli ‘80), l’utilizzo di processori INTEL 4004 che avevano già dieci anni quel 7 Dicembre 1981 e la cattiva pubblicità che mi fece la stampa, che sadisticamente volle affossarmi invece di sostenere la mia crescita rovinando irrimediabilmente la mia credibilità e convincendo politici e cittadini che fossi la rappresentazione fisica del classico “passo più lungo della gamba”. British Rail volle mettermi in servizio troppo presto per rispondere alle polemiche ed alle provocazioni della stampa: avesse proseguito i test anche solo per un altro anno io e i miei fratellini saremmo stati perfetti!!-





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