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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Lettere e Poesie

Io, tu, noi

Grazie, amica mia

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2 minuti

Pubblicato il 19 luglio 2021 in Altro

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IO - Una grande agitazione si diffuse alla notizia che le studentesse del Collegio, mutilate, focomeliche o poliomielitiche, avrebbero frequentato il nostro istituto, distribuite nelle varie sezioni. Francesca e Anna, le starlettes della nostra classe, che, fin dal primo giorno di scuola, avevano sempre occupato posti centrali, a far capire di chi fosse la leadership del gruppo, decisero di spostare i loro banchi in posizione laterale, circondandosi di amiche, via via sempre meno intime, come a formare una barriera. Così, alla fine l’unico banco vuoto fu quello accanto al mio. Sì, perché anch’io ero una “diversa”! Non ero bella né magra, non indossavo abiti alla moda, non portavo scarpe e borse firmate. Io ero l’esclusa, quella che il gruppo non riconosceva e rifiutava. Tanto spesso sentivo le loro risatine di disprezzo alle mie spalle e ne soffrivo, ma non potevo farci niente.

E poi non ero neanche brava a scuola!


TU - Sei entrata in classe. Nel silenzio dell’aula si sentiva solo il rumore delle tue stampelle sul pavimento. Hai girato lo sguardo dappertutto e ti sei diretta verso il posto libero accanto a me.

«Ciao» mi hai detto

«Ciao» ti ho risposto, subito chinando lo sguardo sul libro, a far finta di studiare.

Poi è arrivata la mia prima sufficienza nel compito di matematica. Quel compito che mi hai passato di nascosto, sorridendo con i tuoi splendenti occhi verdi. E i bei voti alle interrogazioni di latino e di storia, quando studiavo con te, nella biblioteca del Collegio, o nella cucina di casa mia. Con te ho imparato ad amare la conoscenza e i libri. Aspettavo felice le nostre uscite fuori dalla scuola, mentre ti aiutavo a camminare, o spingevo la carrozzina se ti sentivi stanca. Durante le nostre passeggiate, ho imparato a non sentirmi più un’esclusa perché noi avevamo qualcosa di speciale: eravamo amiche!


NOI Poi ho incontrato l’amore della mia vita, mi sono sposata, ho avuto dei figli e ci siamo un po’ allontanate. Ma non ho mai smesso di volerti bene, ho seguito i tuoi successi accademici e partecipato a tutte le tue conferenze, sempre là in prima fila, mentre ci scambiavamo quegli sguardi, ancora brillanti per la sintonia che ci accomunava. La morte ti ha rapito troppo presto, ma la tua eredità la conservo sempre nel cuore. Oggi faccio l’insegnante di sostegno per dedicare i miei sforzi a quegli alunni che partono svantaggiati e poter loro offrire le opportunità che tutti meritano. Ogni loro più piccolo progresso mi regala una grande gioia e rende la mia vita più bella e degna di essere vissuta. È così che vinciamo tutti.

La sera alzo lo sguardo sul cielo nero e punteggiato di stelle e so che tu sei là, in qualche angolo sperduto dello spazio siderale, che mi guardi, ancora sorridendo con i tuoi splendenti occhi verdi. La mia preghiera è sempre la stessa:

«Grazie amica mia. Ti voglio bene».


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