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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

'Giri di Lune'

(..dal ‘diario di un sognatore’).

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4 minuti

Pubblicato il 20 aprile 2019 in Spiritualità

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Luna, luna, luna, luna ...lu-u-u-na. (F.G.Lorca)
Luna, luna, luna, luna ...lu-u-u-na. (F.G.Lorca)

"Giri di Lune"

(dal ‘diario di un sognatore’)


‘Luna,

luna, luna, luna,

lu-u-u-na..’ (F. G. Lorca)


Più volte, dopo essermi assopito per un breve istante, apro gli occhi e mi chiedo se non sia già l’indomani o se, invece, non sia il prolungamento astrologico di ieri, tanto i giorni hanno per me lo stesso colore, il medesimo incanto.


Quale che sia l’ardore per la bellezza perseguita o inconsciamente suscitata, evapora al sole, sostituita da ore d’incolmabile astrazione, e nulla più m’importa se l’orologio, al posto del ‘tempo’ scandisce la sola luce o l’oscurità che l’attende.


Giunto che sono ormai alla fine del giorno penso, di possedere una certa cognizione che, ad ogni sorgere dell’alba, segue un voluttuoso tramonto e ad un ultimo abbaglio di luce, s’accompagni il buio di un’oscurità ignota che mi spaventa e affascina allo stesso modo.


Vedo così spalancarsi davanti ai miei occhi attoniti, lontani spazi di profondo chiarore, abbagli di un’aurora appena intravista e ancora inviolata che nel suo profondersi dentro la notte, mi restituisce all’opale chiarore della Luna.


La mia ferma aderenza alla realtà non recupera alla dissimulata voce, la sua chiarezza oggettiva, la prospettiva del passato nel presente, onde la vita finisce per essere intimamente avvolta dall’immensità che mi sovrasta nell’assenza totale di alcuna congiunzione.


Così, improvvisamente non m’importa di dare seguito all’illusoria essenza del passato, né di contribuire ad affermare un presente effimero e passeggero, quanto di addentrarmi nel profondo d’una nuova identificazione con la Luna che mi viene incontro.


Ma sono le parole che s’affacciano labili alla memoria sulla scia di un abbaglio che si dissolve entro gli spazi inviolati della conoscenza, a presentarmi il possibile ‘altro’ ch’è in me, nel costante sdoppiamento di un ‘io’ preso nel vortice astrale che mi coinvolge e stravolge.


Abbaglio di Luna che da sempre rivela una mera possibilità di poter valicare l’invalicabile attraverso gli uadi segreti del Tempo, nel desiderio di guardare oltre l’infinito, benché non ignori che da qualche parte dev’esserci una fine, sebbene non sia prevedibile.


Nell'immediato desiderio di spalancare il velo ignoto del cielo, spazio nella vana ricerca della segreta essenza del Tutto “come prolungamento inconscio della vita conscia” in cui, molteplici “altre” Lune vanno a spasso per l’universo, quasi da poterle toccare, se solo lo volessi.


Ma nel timore d’infrangere la pacata immensità di quel cielo, colà dove l’anima talvolta s’invola e rivela a se stessa la propria grandezza e la propria iniquità, non oso svincolare il pensiero dal seguire la reale vocazione di perdersi nella vastità che si dilata a dismisura.


Assisto così a una lenta genesi dove la materia si presenta nuda davanti all’invisibile, onde accecato quasi dall’incedere estenuante della piena luce, d’una Luna nuova che incombe sul creato, mi sento proiettato in una vaga sensazione di prosieguo che sfugge alla materia corporea che mi compone.


Solo allora la mia immagine d'uomo riemerge nella consapevolezza di quel silenzio infinito che porta alla solitudine estrema, nel vuoto assoluto che precede il vago sentore dell’eternità, e sono sul punto di occupare ogni spazio dentro e intorno a me per approdare alla pura essenza del divino.


Almeno per un istante credo di soccombere alle forme oggettive dello spirito, di ciò “che non è mai ma che è per sempre” come di un precipuo concetto di bellezza che trascende, nel suo divenire del sogno, l’immaginazione dalla vacua realtà dell’arte.


E mentre tutt’attorno ogni cosa si mescola, discopro nell’intimo timore che mi coglie, l’estensione di un’altra Luna, immaginifica e misteriosa, che illumina il ‘gran teatro del mondo’, misteriosa al pari della prima e pur sempre nuova, la medesima Luna che è dell’innamorato come del poeta.


Onde dilago smarrito entro una possibile verità ‘altra’ che, posta ‘al di sopra di ciò ch’io sono’, e che conduce all’intima essenza di quell’io che vaga leggero fra le stelle più lontane, mi faccio partecipe silenzioso del mistero dell’universo e della sua tranquilla infinità


Nell’impossibilità di condurre il mio sguardo oltre lo scintillio del firmamento, vago alla ricerca di quella misura astratta che anzitempo deve aver sentito l’umano, immergersi smarrito nel movimento cosmico degli astri, e come d'incanto mi soffermo a contemplare la grande cupola della notte …

. . .

sospesa nell’immutabile certezza del creato.


‘Luna,

luna, luna, luna,

lu-u-una..’ (F. G. Lorca)




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