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Una storia di Jelena

Questa storia è presente nel magazine Trecentosessantacinque

Dieci su dodici

Con l'inconsapevole contributo di una canzone di Gazzelle

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2 minuti

Pubblicato il 09 novembre 2018 in Altro

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Non mi ricordi più il mare , se penso a te ora vedo un albero che cade .

Non hai nessun colore del mare, nè nei tuoi occhi nè sulla tua pelle, eppure lo cercavo in modo ossessivo. Tentavo di trovare qualcosa in te che rappresentasse il mio elemento, il mio rifugio felice, il posto in cui vado solo se voglio restare, perchè ci vuole coraggio a mettere radici, a fortificarsi rimanendo saldi al terreno, sotto le intemperie e sotto il sole cocente. Ci vuole coraggio ad essere consapevoli che arriverà il vento un giorno e che, nel migliore dei casi, ci spoglierà di qualche sentimento, nel peggiore ci farà cadere giù come una ballerina che sbaglia la piroetta provata centinaia di volte. Rimani lì, con le ossa spezzate ed un pubblico ammutolito che ti guarda, qualcuno vorrebbe soccorrerti mentre altri resteranno seduti sulle proprie poltrone come se nulla fosse. La musica si interrompe improvvisamente, cala il sipario, lo spettacolo è tragicamente terminato.

Ma nonostante l'iniziale stordimento la vita torna a scorrere anche intorno ad un albero spezzato, in poche ore tutto torna alla normalità, di ciò che prima era un'imponente figura resterà solamente una voragine nell'asfalto.

Che fanno i tuoi?

Chi è tuo padre?

Insomma suoni, ma dai?

Ci si rifugia nei ricordi, in quei primi incontri fatti di timidezza e domande scontate delle quali non ascoltavamo le risposte, e che ora hanno il sapore amaro degli attimi sprecati. Avremmo potuto prestare maggiore attenzione, avremmo potuto ascoltare di più e parlare meno. Suono la chitarra o il pianoforte? Non lo ricordi più.

Non abbiamo avuto cura di niente, nemmeno di conservare quel poco che c'era stato, io l'ho dato in pasto all'orgoglio e tu l'hai regalato ad un'altra donna, solo ora mi rendo conto di quanto entrambi abbiamo sbagliato.

E non c'è un modo giusto per far finire una storia, ma c'è sicuramente un modo per proteggere i ricordi, per tenerli al riparo dalla crudeltà del cinismo e dai sentimenti pronti da consumare.


Ti prego passami il sale

E non mi vedi più

Solitamente sparire dalla vita dell'altro diventa la soluzione più efficace, eclissarsi con scuse banali pur di non sostenere quella tensione che riesce a generare solo un rapporto stanco e logorato da accuse e recriminazioni, si mettono le proprie cose in una scatola e cose e si va via guardando la schiena dell'altro.

Ma io non avevo niente di te e tu non avevi niente di me.

Non c'è mai stato il tuo spazzolino accanto al mio, nè una tua felpa nel mio armadio, non mi hai mai dato una copia delle chiavi di casa tua per evitare di restare chiuso fuori.

E' stato estremamente semplice cancellare le tracce di te da casa mia.

Ed è stato estremamente doloroso rendermi conto che non ce n'erano.

Tu sei tornato dai tuoi.

Io sono tornata al mare per andarne via un attimo dopo.



Non mi ricordi più il mare

Se penso a te ora vedo un centro commerciale

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