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Una storia di Dalpozzo

Preferiresti morire col pene flaccido o eretto?

Due ragazzi scoprono il cadavere del loro coinquilino. La mia prima creazione. Dialoghi surreali. Senza capo né coda.

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10 minuti

Pubblicato il 18 aprile 2020 in Altro

Tags: #Coinquilini #Dialoghi #Morte #Pene #Surreale

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Vigo entrò nella cucina lurida controvoglia intontito dal sonno, buttò un’occhiata nel lavello dove riposavano ormai da giorni pile di piatti e bicchieri sporchi senza che nessuno si fosse preso la briga di lavarli.

Lui era una persona pulita e vivere in quell'immondezzaio gli pesava parecchio ma ormai aveva rinunciato da un pezzo a combattere la sporcizia di quella casa. Era una battaglia decisamente impari.

Ogni volta che puliva da cima a fondo una qualsiasi zona di quella casa, lo sporco tornava subito con beffarda puntualità, come una marea inesorabile e disgustosa.

I suoi coinquilini erano degli animali e lui ormai aveva accettato quella realtà con un certo fatalismo tipico del suo temperamento. Se non altro tutto quello sporco gli aveva rafforzato le difese immunitarie. Avrebbe potuto permettersi di andare in vacanza in qualunque paese del terzo mondo senza il bisogno di fare nessun vaccino. L'unica cosa che gli mancava per far ciò, erano i soldi..

Nonostante tutto era affezionato a quella casa; o per lo meno ai momenti passati coi suoi coinquilini dentro quel porcile.


Vigo vide in angolo del tavolo, uno dei suoi coinquilini Numa che stava facendo colazione e con voce impastata dal sonno, biascicò un saluto al suo coetaneo.

-Ciao Numa, come butta?

-Tutto bene- Rispose lui, anche se la faccia raccontava una storia diversa.

-Che mangi di buono?

-Coca cola e salame.

-Ah.. La colazione dei campioni.- Rispose sarcastico Vigo che era un salutista che cercava di mantenere una dieta bilanciata.

-Non è così male. Ho bisogno di energie sono stato in giro per tutta la notte. Se fai il caffè lo prendo anch'io.

-Caffè, coca e salame alle nove di mattina.. Ma come fai ad essere ancora vivo?- Disse Vigo scuotendo la testa.

-Mens sana in corpore sano è il mio motto.

-A proposito di moribondi, volevo dirti che è da un po' che non vedo il Lercio.

-Io non lo vedo da talmente tanto tempo che mi sono dimenticato la sua faccia- Rispose Numa- Se dovesse apparire in cucina adesso, lo prenderei per un ladro o un maniaco più probabilmente..


Il Lercio era il loro coinquilino che abitava al piano di sotto, una specie di bestia lurida che viveva nella sua stanza altrettanto lurida senza quasi mai uscirne. Si era guadagnato quel soprannome a causa della sua avversione totale nei confronti dell'acqua e sapone.


-Ultimamente ho sgobbato come un animale e non sono stato tanto a casa- Disse Vigo sorseggiando il caffè caldo.

-Anch'io- gli fece eco Numa- Ho avuto parecchio lavoro..

-Tu non sai nemmeno cosa vuol dire la parola lavoro.

-Quello che dici è ingiusto e mi ferisce.. La carriera di un libero professionista non è per niente facile. E' una vita dura e piena di difficoltà- Si difese Numa con un tono fintamente indignato.

-Nessuno ti obbliga a fare lo spacciatore.

-Il fatto è che non sopporto di stare sotto padrone- Sbuffò Numa - sono allergico alle gerarchie.

Ci sono anche dei vantaggi, lo sai questo?- Provò a suggerire Vigo passandogli una tazza di caffè bollente amaro.

-L'assistenza odontoiatrica? I contributi per la pensione? Preferisco la libertà..

-Se amassi così tanto la libertà non la metteresti a rischio facendo lo spacciatore.

-Che devo dirti? Mi piace vivere nel segno del pericolo.


Vigo non poteva fare altro che scuotere la testa. Era da quando si era trasferito in quella casa che tentava ogni giorno di riportare sulla retta via dell'onestà Numa, senza ottenere il benché minimo risultato.

Nonostante ciò non demordeva. Forse perché era anche un modo contorto per far si che qualcuno approvasse il suo modo di vivere..


-Comunque il Lercio mi preoccupa veramente- Disse Vigo lanciando un'occhiata apprensiva al pavimento - Passando davanti alla sua finestra ho sentito un odore strano. Diverso dal solito..

-Non lo chiamiamo mica Lercio per niente.

-Sono sveglio dalle cinque e non ho ancora sentito un colpo di tosse.

-Questo è preoccupante - Fischiò Numa tra i denti, condividendo per la prima volta l'inquietudine del suo amico - La tosse del Lercio è sempre stata l'unica certezza nella mia vita..

-Ora che ci penso non lo sento tossire da ieri- Rincarò la dose Vigo, soddisfatto di avere catturato l'attenzione del suo amico.

-Forse dovremmo bussare- Suggerì Numa – Per metterci a posto la coscienza, che dici?

-Sono d'accordo, speriamo solo di non prenderci qualche malattia strana.


I due ragazzi si incamminarono al piano di sotto con una certa apprensione.

Non scendevano quasi mai al piano di sotto. A nessuno piaceva avvicinarsi alla grotta del Lercio. Luogo che, col tempo, aveva quasi acquisito un'aurea mistica e tenebrosa; come i boschi nelle favole dei Grimm. Avevano visto un sacco di documentari e sapevano che gli animali selvatici non amavano essere disturbati nella loro tana.


Si fermarono davanti alla porta della camera sentendosi come degli esploratori alla scoperta di un un tempio sconosciuto.

I due si scambiarono uno sguardo inquieto.

-Lercio.. Tutto bene?- Tossì fuori Vigo dopo una lunga pausa.

-Forse è andato a fare la spesa..

-A quest'ora del mattino? I supermercati manco sono aperti..

-Prova ad aprire la porta allora..- Suggerì Numa, sorprendendo sè stesso per la sua audacia.

-Sei pazzo! Aprire la porta della camera del Lercio!- Gli sputacchiò addosso Vigo- Rischiamo di lasciarci le penne sul serio.. Come nel film di Indiana Jones quando i nazisti aprono la fottuta arca perduta.


-Ho capito, ci penso io- Disse Numa avvicinando la mano alla maniglia.

-Si apre.. Ma c'è qualcosa che la blocca.

-Usare la forza devi giovane Skywalker..- Lo prese in giro Vigo

-Stai zitto e lascia fare, Maestro Yoda- Mentre forzava la porta con la spalla.


Soffiando e sbuffando riuscì ad aprire un pertugio e vi buttò subito un'occhiata, curioso come una scimmia.


-Cristo santo!

-Che c'è?- Fece Vigo sobbalzando.

-Il Lercio! Sul pavimento! Sembra morto..

-Fammi vedere..- Vigo spostò con una manata Numa e piazzò la faccia nello spiraglio della porta -Sembra morto? Ma l'hai visto? Quello è morto!

-Vedo soprattutto che è nudo come un verme.. E non era un bel vedere nemmeno vestito..- Disse Numa disgustato.

-Che schifo! Guardagli la faccia, sembra che abbia sboccato.

-Pure da morto tiene fede al suo soprannome.

-Sporco fino alla fine. Forse è stata la sua ultima azione in questo mondo.. L'anima del Lercio è uscita dal suo corpo insieme al vomito. Romantico, non credi?

-Appropriato, più che altro..


-Riesci a vedergli il cazzo?- Disse all'improvviso Numa.

-Ma che cazzo dici? Perché dovrei guardargli il cazzo?

-Ho letto in un libro che ad alcuni cadaveri gli viene duro, erezione post mortem si chiama. Tutankhamon è stato mummificato col pene eretto. Non lo sapevi?

-Sei un malato- Scoppiò a ridere Vigo- Comunque non è morto a cazzo duro. Anzi, è talmente piccolo che non riesco nemmeno a vederlo.

-Peccato sarebbe stato un bel aneddoto.

-Un coinquilino morto è già un buon aneddoto anche senza erezione, non trovi?

-Però non credo sia l'aneddoto giusto per rimorchiare le ragazze al bar il sabato sera.

-Perché no? A me sembra ottimo per rompere il ghiaccio.

-Si ma tu rimorchi solo mezze psicopatiche, quindi..

-Ma non dire stronzate.. - Si inalberò subito Vigo.

-Giuliana la vegana? Ti dice niente? -Sorrise furbo Numa che amava girare il dito nelle piaghe del suo amico. E di chiunque altro, a dire il vero.

-Giuliana non era una psicopatica- Si difese Vigo poco convinto- Era solo un po' eccentrica..

-Eccentrica? Mi ha piantato una forchetta nella coscia!

-Solo perché tu la provocavi continuamente, ostinandoti a grigliare carne ogni volta che si fermava a mangiare a casa nostra.

-A casa mia mangio quello che voglio! E comunque dovresti ringraziarmi per averti salvato da una relazione con una nazivegana.

-Forse dovremmo smetterla di parlare delle mie ex e focalizzarci sul cadavere del Lercio- propose Vigo per sviare l'argomento, tappandosi il naso. Il tanfo era opprimente.


-Giusto, giusto.. Che si fa in questi casi?- Disse Numa guardandosi attorno- Si scava una buca in giardino? Credo ci sia una pala in cantina.

-Troppo faticoso e credo anche che sia illegale- Sorrise Vigo- Io dico di chiamare l'ambulanza.

-L'ambulanza? Ma che cazzo dici? L'ambulanza dovevamo chiamarla prima che morisse, due giorni fa a giudicare dallo stato del cadavere e dall'odore che aleggia in questa stanza.

-Hai ragione. Pensi che ci accuseranno di omissione di soccorso?- Si preoccupò Vigo. La fedina penale pulita era uno dei suoi pochi motivi di vanto e non gli andava di perderla per colpa del Lercio.

-Na.. Tranquillo. E poi l'odore nauseabondo c'era anche quando era vivo quindi..

-Allora chiamiamo la polizia, nei film sono sempre loro che arrivano quando si scopre un cadavere.

-Ok, chiamiamo la madama- Mormorò controvoglia Numa, la cui fedina penale, al contrario di Vigo, era tutt'altro che immacolata. Non gli piaceva avere a che fare con le forze dell'ordine, nemmeno quando non aveva niente da rimproverarsi.

-Non è che tieni della roba in camera tua- Lo guardò sospettoso Vigo, con quell'aria da “Ti conosco mascherina” - Non vorrei che si portassero via un cadavere ed uno spacciatore in un colpo solo.

-Tranquillo.. sono un professionista. La nascondo in camera tua..

-Sei veramente una sagoma..- Lo spintonò Vigo, per niente rilassato.

-Comunque sono molto toccato dalla tua premura nei miei confronti.

-Figurati, più che altro non posso permettermi di perdere due coinquilini in un solo giorno, l'affitto diventerebbe insostenibile per il mio striminzito portafoglio.

-Che ne dici di risalire sopra? -Suggerì Numa- Non mi piaceva la compagnia del Lercio da vivo, figuriamoci da morto..


I due ragazzi risalirono le scale ed andarono a prendere il telefono.

-Qual'è il numero della Polizia?

-Ecchecazzo ne so.. 118, 117 Qualcosa del genere..


Ovviamente si incaricò Vigo della chiamata, mentre Numa lo guardava nervoso mangiandosi le unghie.


-Fatto- Sospirò Vigo sollevato- Arriveranno tra poco.

-Riprendiamo la nostra colazione?- Disse Numa cercando di rilassarsi.

-Hai ancora appetito dopo aver scoperto un cadavere?

-La vita deve andare avanti, mio giovane amico – Atteggiandosi a filosofo da quattro soldi.

-Chissà quanti anni aveva?- Si interrogò Vigo- Sembrava averne settanta, portati male.

-Portati male mi sembra un eufemismo.. Sembrava un cadavere ambulante, il suo corpo doveva essere un vero e proprio ricettacolo di germi e malattie.

-Sai che è la prima volta che sento qualcuno utilizzare la parola “ricettacolo”?

-Sono un spacciatore forbito, che ti credi?

-Allora direi che tocca a te rendere omaggio al Lercio con un epitaffio.

-Così? Su due piedi?

-Certo, il Lercio avrebbe apprezzato.

-Massì hai ragione. Innalziamo le nostre tazzine di caffè alla sua memoria .

Un colpo di tosse per schiarirsi la voce e Numa esordì con tono ampolloso:


-Addio Lercio, piccolo principe. Coloro che hanno goduto della tua compagnia non dimenticheranno il tuo odore acido-pungente di ascella pezzata. I tuoi colpi di tosse grassa, accompagnati da raschiamenti di gola catarrosa, sono stati la dolcissima colonna sonora della nostra vita assieme.

I germi e batteri che hanno proliferato felici, nel degrado della tua putrida stanza, piangono insieme a noi la tua dipartita; troppo presto sei stato richiamato al creatore.

Ma non ti devi preoccupare ti raggiungeranno presto all'inferno perché il proprietario di casa sarà obbligato a sterilizzare la camera per poter far spazio ad un nuovo inquilino; possibilmente una ragazza dalle gambe snelle e dal culo sodo.

Grazie per aver contribuito a rafforzare il nostro sistema immunitario Lercio e soprattutto grazie per essere morto. Non ti sopportavo più e probabilmente avrei finito per ammazzarti io, se la natura non avesse fatto il suo corso.


-Amen fratello - Singhiozzava Vigo senza ritegno- Il Lercio si sarebbe commosso.

-Grazie caro – Disse Numa sorridendo, sorpreso come sempre dall'eccessiva emotività del suo amico.

-Ma perché fissi in quel modo il salame?- Gli chiese Vigo tra un singhiozzo e l'altro.

Senza distogliere lo sguardo dall'insaccato, Numa gli chiese perplesso:

-Tu preferiresti morire col pene flaccido o eretto?




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