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Una storia di sugarkane

Questa storia è presente nel magazine Le canzoni fanno male

L'aria fresca della sera

Sapeva che a fidarsi dei poeti ci avrebbe soltanto guadagnato dei pensieri (ispirato al brano "Ho capito che ti amo")

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6 minuti

Pubblicato il 05 settembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #Amore #Canzone #Lyrics #Musica #Testo

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Quella che per tutti nella compagnia non era nient'altro che una serata come tante, per lui aveva il peso di mille pensieri, emozioni, paure. Glielo si leggeva in faccia che si trovava a disagio in mezzo ai suoi stessi amici. La sua pelle pallida contrastava ancora di più con il nero dei capelli e degli occhi, lo sguardo severo pareva ancora più cupo del solito. Chiunque lo avesse visto quella sera avrebbe potuto capire che aveva qualcosa per la testa anche senza chiederglielo direttamente: le mani gli tremavano, alternava momenti di mutismo assoluto in cui si bagnava appena le labbra con il whiskey ad altri in cui partecipava con un'enfasi forse eccessiva. Di tanto in tanto picchiettava il tavolo attorno cui erano seduti come se si trovasse davanti alla tastiera di un pianoforte, la sua mente non riusciva a darsi pace.
- Sta' tranquillo! - esclamò un amico appoggiato ad una parete del salotto, allargando le braccia. - Arriverà!
Tutti nella stanza si ammutolirono per seguire la loro conversazione: di chi parlavano? Chi sarebbe dovuto arrivare?
- Sarebbe dovuta essere qui già da tempo, Alberto... - rispose Giacomo, poi prese il bicchiere e bevve un sorso di whiskey.
Uno dei presenti cominciò a contare indicando una persona per numero. Cinque, non mancava nessuno. - Volete renderci partecipi?
Il giovane uomo appoggiato alla parete si avvicinò al tavolo, sospirò e disse: - Il nostro poeta è innamorato, prendiamone atto.
Nella stanza si levò dello stupore generale. Nessuno avrebbe mai pensato che, dopo la sofferenza di quell'ultima storia che lo aveva fatto chiudere a riccio ancora più del solito, sarebbe tornato con relativa facilità a dare ascolto ai propri sentimenti. La ferita, dunque, si era rimarginata, nonostante le pesanti difficoltà.
- A volte capita anche a me... - bisbigliò Giacomo prestando attenzione ad essere comunque sentito, - Dovrò pur scrivere canzoni per sopravvivere, no?
All'improvviso il suono del campanello irruppe nel vociare del gruppo e calò un silenzio profondo, quasi religioso. Tutti erano in tensione, spostavano lo sguardo dalla porta al giovane come se fosse uno stallo alla messicana. Il padrone di casa andò ad aprire ed entrò, in un elegante abito rosa con camicia bianca, una ragazza più o meno della loro stessa età con i lunghi capelli lisci e castani divisi a metà e gli occhi incorniciati da folte ciglia nere. Per non dare troppo nell'occhio, gli invitati ricominciarono a parlare ad alta voce inventandosi una conversazione su due piedi.
- Finalmente la ritardataria è arrivata! - esclamò Alberto di ritorno in salotto, - Conoscete già mia sorella Francesca?
Giacomo appoggiò il bicchiere al tavolo senza rendersi conto di metterci troppa forza. Mandò giù l'ultimo sorso di whiskey e si rifugiò in un confortevole silenzio imbarazzato.

Alle sue spalle, la ragazza si sedette sul bracciolo del divano lanciando la borsetta su un cuscino e appoggiandosi con un braccio allo schienale morbido.

- Di che cosa parlavate? - domandò lei alla comitiva mentre il fratello le accendeva una sigaretta.

Il giovane si voltò per guardarla: il suono della sua voce gli aveva improvvisamente illuminato il suo volto cupo e serio. Come spinto da una forza a lui estranea, le disse: - Non sapevo che fumassi.

- A quanto pare... - rispose Francesca un po' scocciata dal dover sottolineare l'evidenza. - Tu invece sei quello che canta...

- Esatto. - Non gli era mai capitato di sentirsi orgoglioso di essere riconosciuto da qualcuno per il proprio lavoro.

- Mi piace come scrivi, sei diverso dagli altri tuoi colleghi.

- Lo prendo come un complimento.

- Beh, lo è... Dimmi, è tutto così bello come sembra?

Giacomo, risentito dal tono di quella risposta, si rese conto di dover tirare fuori un po' del suo solito carattere per tenerle testa e non dare l'impressione di essere uno debole.

- Se fosse così bello non sarei qui con questi quattro cretini. - e indicò con il pollice dietro di sé, dove gli amici stavano fingendo di protestare.

Francesca aspirò dalla sigaretta e inarcò un sopracciglio compiaciuta: le sembrava una persona così strana per essere "uno famoso", in qualche modo distaccato dal proprio mondo.

- Vedi, - si intromise una ragazza dai capelli scuri e un po' cotonati, - lui tende a sminuire tutto, come la volta in cui ha detto di essersi innamorato perché non aveva niente da fare.

- Sì, esatto, prendi le sue parole con le pinze. Raramente è da interpretare alla lettera!

L'intera compagnia rise mentre Giacomo, imbarazzato, abbassava lo sguardo spostando il bicchiere vuoto sul tavolo. Sentiva gli occhi di Francesca su di sé ma non riusciva ad affrontare la cosa: ciò che più lo disturbava era il fatto di essersi - forse avevano ragione i suoi amici - innamorato di una persona avendola vista di sfuggita poche volte prima di allora. Più fingeva indifferenza, però, meno riusciva a nascondere il viso, che era diventato leggermente rosso sulle guance.

- È deformazione professionale. - si difese lui come potè, ridendo e alzandosi per uscire sul balcone.

Soffiava una curiosa arietta fredda quella sera. Giacomo osservava le chiome degli alberi muoversi al buio appoggiato con una spalla allo stipite della porta finestra, di schiena rispetto agli amici che avevano ripreso a parlare di altro. All'improvviso sentì una mano appoggiarsi sul suo braccio e vide una figura esile fermarglisi proprio davanti, uscendo in terrazzo.

- Spero tu non ti sia risentito per prima... - disse Francesca e si sedette su una sedia di legno accanto ad un grande tavolo marrone. Aveva tutta l'aria di essere sinceramente dispiaciuta, nonostante non fosse successo poi nulla di così grave.

Il ragazzo sorrise e la guardò negli occhi: non gli era mai capitato di trovare qualcuno che alla prima reale conversazione gli volesse chiedere scusa - senza aver fatto niente, per giunta! Si rese quindi conto che non doveva essere abituata a qualcuno di così poco disponibile ed estroverso come invece lo erano gli altri, grazie a lui. Cercò di rassicurarla insistendo su quanto fosse normale, ad un certo punto della serata, rimanere un po' da solo e separato dal resto degli amici.

- È più forte di me, - spiegava, come spinto da una naturale forza che derivava dalla giovane, - mi capita di dover riprendere un momento fiato, ricordarmi che sta andando tutto bene...

- Soffri in mezzo alla gente? - gli chiese Francesca con curiosità.

Giacomo sospirò. Non sapeva nemmeno lui quale fosse il motivo di tanta diffidenza nei confronti delle persone, anche di quelle a cui voleva davvero bene, eppure conviveva da sempre con quella sensazione di fastidio trovando, di volta in volta, rimedi posticci ma efficaci.

- Dipende da con chi sono. - affermò accendendo una sigaretta. - Per esempio... qui con te non mi trovo a disagio. Sei materiale da canzone.

Francesca sorrise come se le avessero dato la migliore delle notizie. Sapeva che a fidarsi dei poeti ci avrebbe guadagnato soltanto dei pensieri, ma per quello nello specifico avrebbe volentieri corso il rischio. - Lo prendo come il migliore dei complimenti, grazie...

Giacomo si sedette accanto a lei e rimasero il resto della serata a parlare lì in balcone, con l'aria fresca che soffiava sui loro volti e le risate degli amici in sottofondo a riempire un quadro perfetto anche visto dall'esterno.


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