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Una storia di DomenicoDeFerraro

Ballata della Bella Estate

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5 minuti

Pubblicato il 22 giugno 2019 in Storie d’amore

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DI DINO FERRARO



La Bella Estate lascia ognuno sia . Assale il dubbio di un tempo remoto tra le spine di grano mature, caduche nei bei giorni di giugno pendule nelle ore del meriggio . Non s’arrende la morte a discapito degli ultimi , goccia dopo gocce di fresca rugiada sul viso bagnato. Nel caldo orrido perdurante per ore esprime l’ ossesso . Vedrai il bel corpo, dipinto nel vuoto come davanti ad un plotone di soldati , chiederai l’ultima sigaretta, una colonna di marmo una notte d’amore rincorsa nel sapore di ciò che si nasconde per altre dimensioni oniriche nella mente in preda al canto funebre , dopo un caffè alla menta.


Sono qui, ascolto il bel canto mi duole la mente nell’errore, mi sballo , inganno me stesso nel sesso esasperato , abbracciato ad un effimero concetto. Sono dolce , son carne per gatti , mi spingo ad oriente seguo il mio karma la mistica strada poi mesto nell’ emistichio crudele il dente mi duole. Nel vento del Sahara la lunga criniera del possente leone , la coda del serpente strisciante silenzioso sulla sabbia arrabbiata .Sono solo all’inizio di un'altra estate. Poi la sera scende veloce armata di spada su per i colli bagnati di fresco , rischiando la gogna lo vedi s’affaccia rada si spinge gemente piangente con in braccio suo figlio, si straccia le vesti di dosso. Ascolta le note aulenti , canzonette, pezzetti di speranze ghirigori fantastici concentriche rime , miste d’ esperienze .


Ogni cosa può essere santo , non c’è mai un punto preciso ove l’ago cuce questo verso stracciato. Un banda di ladri, una donna canta nel coro dei watussi , si spoglia la moglie , balla avanza, dolce ammirare monna lisa, Umberto ed Elisa la signora delle camelie che stende il bucato . E sopra i miei fogli un fiore reciso di netto con un bisturi elettrico, un fiore caduto dal cielo riposa in silenzio nel tempo trascorso . La rabbia mi ha fatto conoscere la bella gitana, la moglie ubriaca.


Estate dalle tante domande , nere aggrinzite nell’essenza sparuta , miste all’odio , dilagante tra il volgo, nella vile ragione mostrata in giro per piazze lungomari fioriti . Pellegrini del sesso, consumato in fretta sulle strade roventi della riviera . Morire in un attimo con tutte le belle canzoni di un tempo che hanno decantato le mie passioni erranti. Ed il mare verde dell’infanzia, la bella giostra ed il villico in mutande sul bagnasciuga continua a rimirare il mare della vecchiaia nel rancore , celante in se il dilemma dell’estate. Morirai negli occhi del cielo , sotto il peso delle nuvole, nell’alito di vento si porterà questo desiderio in altre sere ed altri giorni raminghi , verso l’estate dalle gambe lunghe, dallo splendido sorriso . La sorte ti rincorre per strade tortuose come fosse un amore dannato , senza mutande, senza rossetto , con occhi arrossati sola nel sesso , nell’attimo in cui quell’amore è rapito.


Estate , altre strade da percorrere ed altri lidi dove il dio della giovinezza ebbro di tanta bellezza canta nel blu del cielo . L uomo nella fossa va incontro alla morte discende in altre dimensioni in quel caso metaforico in quel vivere che recita a soggetto un dolore ecumenico spergiurante la pietà di Pietro la metafora bigotta, ingorda di verbi . Usignolo , cinciallegra , aquilone sfrecciante nel cielo celeste , nella logica , la metrica arriva veloce come una freccia a trafiggere questo cuore dentro il petto. Ed il caso solingo immemore , informe, pruriginoso, sguazza ,scazza, s’incazza ed accende il bottone apre la porta alla vita ad un popolo infermo e tutti continuano ad inseguire questa estate calda, senza reggiseno , nuda come una foglia sopra un ramo in fiore. E tutto una rima , un trascrivere l’estate che avanza ognuno si sbizzarrisce come fosse una cavalla pazza.


La bellezza è un danza di mezza estate , ci si lancia per prati in fiore , dentro case e chiese sepolte dal tempo . Memoria ermetica nel conoscere la scimmia di Darwin nella vile canzone con in mano una vecchia banana mentre tutti cercano di capire il senso, lo scorrere dello scrivere il passare in altre strofe e sonetti burleschi, ecloghe naufraghe sul bel foglio di carta dove annega il verso sulle note di una vecchia canzone. Tutto sarà come l’abbiamo immaginato , verranno i giganti dal profondo nord , vedremo lei con le gambe aperte, pelosa, boscaglia nera , solitaria, uggiosa, vogliosa, fessura infernale, estremo peccato che fa impazzire , abbaiare il cane . Ed i giganti del pensiero sono piccoli e neri, dannati nella bocca dell’averno, scrivere una canzone per un amore che non vale la candela .


Non capisco dove il male è fiorito , dove ogni cosa, ha reso questo canto un angoscia che lievita come il pane. Ed il sapore dell’estate ti porta dove ogni cosa e possibile dove l’amore ha un nome Maria ed il mare bagna il corpo dei santi in riva alla spiaggia . Leggera l’onda ti riempie il vuoto dell’ anima nell’ essere e nell’ avere. Un altra estate è giunta ed un blues si ode sulla spiaggia cori di negroni , corni di vichinghi , chitarre messicane . Chi si alza il sombrero sotto il solleone , suda si squaglia come un gelato , chi vola in alto più alto delle nuvole sopra Mergellina , sopra Posillipo , sopra la città di pulcinella si canta e si fa l’amore nei giardinetti pubblici. La giovinezza scioglie il sangue nelle vene , scioglie le veli al vento verso le isole , verso questo divenire che trascina seco l’esperienza . Di molti anni e di molte idee l’ignoranza dissangua il corpo del redentore o chi fermo al semaforo in posizione di partenza è pronto a scendere nel profondo della notte verso un altro giorno di gloria o

d’ abbandono nel canto che perversa nell’effimero essere estate.



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