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Una storia di Rudyfinno

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #foglie

L’albero dei miracoli

#Foglie

383 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 29 ottobre 2018 in Avventura

Tags: #natura #foglie #Spiritualit

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Le nuvole grigie scorrevano leggiadre sopra le nostre teste, minacciose, da lì a poco avrebbero dato vita ad un acquazzone, e i fievoli e sottili raggi di sole si insediavano attraverso di esse, irradiando la zona circostante.


Fui interrotto da quel tono di voce irritante, distratto a dire la verità mentre ammiravo il cielo grigio d’Irlanda

-questa volta andrò fino in fondo costi quel che costi!..


-credi sul serio a quella stupida leggenda vero Roy? sei davvero convinto che oltre quelle pianure troveremo l’ albero che realizzerà i nostri desideri. Hahah! che sciocchezza.

Mi rivolsi a lui puntandogli il dito contro.


-vedremo fratello, vedremo chi ha ragione questa volta, e se avrò realmente ragione ti convincerò una volta per tutte a disfarti di quel tuo stupido realismo.


-certo, certo, come vuoi Roy, come vuoi.


conclusi la frase mentre sfilavo la mappa dalla tasca anteriore dei miei Jeans blu scuro piegata e ripiegata su se stessa; avevo la netta sensazione di essermi perso; anche se Roy sembrava ignorare completamente questa realtà, non aveva la più pallida idea di dove stava andando, ma nonostante tutto continuava a procedere verso quella direzione, la stessa che qualche giorno fa’ gli fece perdere la retta via.


La linea rossa tracciata sull’Itinerario che ci avrebbe condotto verso l’albero dei miracoli sembrava sbiadirsi minuto dopo minuto, ora dovevamo sbrigarci prima che fosse troppo tardi.


Svoltammo verso destra su una strada ripida che si inerpicava sulle verdi e desolate colline, mentre sulla costa occidentale della Penisola di Fanad Head un vecchio e arrugginito faro del 1811 fendeva la fitta e densa nebbia che ci avvolgeva come una gigantesca ragnatela.


-Guarda quel farò.


Mi rivolsi a lui indicando la struttura pencolante, mentre una dopo l’altra le onde si infrangevano su di essa a ritmo incessante.

- tra poco sarà buio, che ne dici se ci fermiamo qui solo per la notte, e domani mattina al sorgere del sole ci rimettiamo subito in cammino.


La sua risposta fu a dir poco pungente.


- fermarsi ora vorrebbe dire perdere la possibilità di cogliere una foglia d’oro, ricordi le parole dell’uomo che ci ha venduto la mappa, “ancora poche foglie saranno a disposizione per voi tristi omuncoli, L’albero dei miracoli dalle foglie d’oro sta per morire, sbrigatevi, sbrigatevi, non c’è più tempo, il tempo dei miracoli sta per finire.


-Sei un testardo.


Gli urlai contro


- testardo come zio Roger.


D’altro canto mio fratello Roy era sempre stato testardo, perfino quando da bambini ci dilettavamo a giocare a football! non ammetteva mai il vero, i suoi compagni di scuola sostenevano che fosse “matto come un cavallo”, ogni qual volta che si contraddiceva andava su tutte le furie.

Con tutta onestà posso affermare che non era cambiato affatto, era rimasto tale e quale a quel ragazzino testardo di una volta.


Così proseguimmo il nostro viaggio senza fiatare, ogni uno rispettava il silenzio dell’altro rotto dal vento maestrale e dal movimento oscillatorio del mare che si infrangeva sugli scogli, mentre la notte incombeva sul mondo.


Accesi la torcia per rompere quel muri dell’oscurità che ci impediva di vedere, ci insediammo all’interno di un sentiero avvolto dai maestosi alberi disposti ai lati della strada, dove le cime si sfioravano con un inchino reale, un arco fatto di vegetazione giaceva sopra le nostre teste, sfumato da striature gialle.

Seguimmo il sentiero mentre i nostri sguardi si scrutavano segretamente, sotto i nostri piedi un manto di foglie riarse dal sole crepitavano armoniosamente.


Il giorno non tardo’ ad arrivare, a stento proseguimmo per il sentiero; il cielo era limpido e i riverberi di sole toccavano le chiome degli abeti alla fine del sentiero.

Eravamo arrivati a destinazione, un albero spoglio e possente ci attendeva per l’ultima preghiera prima di ripartire per il lungo viaggio.

Dal fusto promettente, alle foglie dorate.
Era solo al centro di un campo, contornato da sterpaglie, ancora qualche passo e lo avremmo raggiunto.


Roy Stocco una foglia e un grido di dolore ci rabbrividì, poi di nuovo il silenzio, lui mi guardo mentre si stava voltando verso destra, socchiuse gli occhi e si concentrò sul proprio desiderio, dopo qualche secondo la lascio cadere nel nuoto facendola planare ai piedini dell’albero, la guardai accasciarsi lentamente sul suolo mentre perdeva il suo manto dorato, si accasciò come un soldato ferito e abbattuto.


- allora è davvero un albero che fa’ miracoli?


-credo proprio di sì, guarda con i tuoi stessi occhi.


Osservai l’albero mentre stava mutando lentamente, le foglie cangiavano colore, mentre miracolosamente dalla chioma spoglia altri rami nascevano, era uno spettacolo per gli occhi, un miracolo di Dio, dopo pochi secondi anche quest’ultime crescevano mutando il suo colore dall’oro al verde vivace.


In quel preciso istante capii tutto, Roy aveva desiderato che quell’alberi diventasse un normalissimo abete;

le continue richieste dell’uomo lo avevano indebolito notevolmente, ogni foglia strappata dalla sua chioma era una ferita.

Lui lo salvò da una morte certa dovuta dall’egoismo dell’ essere umano e alla mancanza di rispetto verso la natura.


-Questo è un vero miracolo! Vedere un albero rinascere, e’ quello che volevo, disse Roy con le mani sopra la testa intrecciate l’una sul altra.

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