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Una storia di GeorgeDebilatis

SPALLANZANI

L'uomo che assomigliava a uno specchio

164 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 27 novembre 2019 in Horror

Tags: #luomo #che #non #cera

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Posò il bastone da passeggio con il pomolo a classica forma

di testa di morto, poi Spallanzani cominciò a spogliarsi,

iniziando dalla marsina verde con inserti bianchi, fino ai

mutandoni bianchi e al petto nudo e irsuto.
La depressione lo stava mangiando, e dentro di sé

sapeva che non sarebbe trascorso troppo tempo
sino a quando avrebbe infilato la testa dentro un cappio

artigianale, dando un calcio alla sedia un calcio alla sedia.
Ma sino ad allora doveva prendersi cura dei suoi

affari e, guardandosi nello specchio, ne capiva anche la

ragione.


Nulla lasciava trapelare quella sua micidiale

crisi e l'insofferenza che, un minuto dopo l'altro, lo

divorava, strappandogli energie e lasciandolo tremante

e solo, lungo disteso sul pavimento o steso esanime

sul canapè rosso.
Fissò lo specchio che ne definiva perfettamente la figura
intera, e si mise ad ammirare le leggere scheggiature
e i piccoli residui dell'ossidazione che avevano fatto
di quel magnifico e misterioso manufatto un trapianto
per la sua anima inquieta, e l'oggetto tramandatogli dai
genitori che meglio aveva resistito all'usura del tempo.


Accostò le dita della mano sinistra, mentre con l'altra
si torceva i grossi baffi neri.

Le dita si fissarono a uno strato superficiale dello specchio,

e ne estrasse una figura di Spallanzani adatta per la

giovane signorina Maiotti. Con discrezione l'appoggiò
alla parete della camera,stando bene attento
a non rovinarla.

Poi fu la volta del secondo strato: quella per la gentile

signora Volta, l'affittacamere che l'aveva sempre blandito

e curato. Una signora anziana dolce e comprensiva, che

meritava uno Spallanzani maturo e sensibile, non il

rompicollo cinquantenne che ancora si osservava nel

suo riflesso opaco.
Poi avvenne lo stesso per il terzo strato: quello per il suo

collega Endrici, un'ottima persona capace e

intelligente, nonché notevole amico.
Indi il quarto strato per la signora Morini, passionale
e decisa nell'amore, amante ufficiale da più di sette anni,

e sostenitrice di tutte le cause filantropiche che la Terra

conosciuta poteva ancora offrire.


E andò avanti, di strato in strato finché si ritrovò con
diciotto Spallanzani, appoggiati sulle mura perimetrali,

e pronte all'uso.
Avrebbero accompagnato sotto forma di instancabili
accompagnatori, infaticabili amanti, splendidi conversatori,

ineffabili amici, e attenti confidenti le persone a cui stava
caro, e alla cui presenza, anche dopo la morte, non poteva
rinunciare.
Prese il cipollone da tasca da un tavolino, e notò che l'alba

stava per sopraggiungere.
Animò con uno schiocco di dita gli Spallanzani abbandonati
nelle pose più varie e cominciò a spedirli in giro: a prendere
il pane e sedurre le servette, ad installarsi in una biblioteca,

a cercare di procacciarsi il segreto di Dio da pagine consunte,
a passeggiare con gli amici di buon mattino, a elargire

pillole di saggezza, a scovare l'amante ne suo letto

ancora caldo per offrirle un supplemento, ben accetto,

di passione.


Per quanto riguardava lui, si accese una sigaretta sottile

e cominciò ad esplorare gli spazi vuoti nella stanza, lasciati
dagli Spallanzani.
Le ombre ancora vive della notte, gli angoli polverosi e inutili,

il letto, perfettamente allestito, il vaso da notte

immacolato e quasi polveroso.
Poi, seminudo com'era, guardò in strada le vie iniziare
ad animarsi, la gente precorrere il proprio destino, e lui
cominciare ad accorgersi del suo.
Tornò allo specchio, ma al posto del vetro dentro la cornice
dorata era rimasto solo un gran buco nero, che dava sul muro
a occidente.
Gli Spallanzani lo avevano veramente abbandonato,

e lui era un guscio vuoto e un'ombra, ancora per

poco, irrequieta.


Allungò la mano dentro la terribile cavità e mugolò, quasi

miagolando come una bestia, girando istericamente le

dita guantate, a vuoto, e a lungo.


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