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Una storia di lrsrtrl

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #pioggia

Pioggia

#pioggia

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8 minuti

Pubblicato il 04 novembre 2018 in Storie d’amore

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"E quindi, dopo la bagarre mediatica che si è venuta a creare, la domanda sorge spontanea: la democrazia è in pericolo? Lo sapremo dopo la pubblicità".

Fine. E anche questo articolo è pronto. Salvo il mio ultimo "capolavoro" e butto un occhio fuori dalla finestra; ha appena cominciato a piovere, e vedo già i primi ombrelli aprirsi su Oxford Street. In pochi minuti la strada diventa un tripudio di colori sgargianti, salvo qualche sventurato che come me stamattina ha dimenticato l'ombrello. E dire che erano giorni che annunciavano pioggia. Dove ho la testa? 


«Marco, hai finito con l'articolo sul casino che è scoppiato in Parlamento ieri?" Il capo lo vuole sulla sua scrivania al più presto»


«Certo, è in arrivo, lo stampo subito» Lo so io dove ho la testa. 


Claire. 


Due mesi senza di lei; due mesi senza sentire la sua voce, senza la sua risata calda e profonda, senza sentire il suo profumo. Dopo quattro anni, è come un'amputazione.

Stasera, dopo otto settimane di isolamento dal mondo, uscirò. I miei amici mi trascineranno a cena fuori e poi immagino andremo a sbronzarci da qualche parte, ufficialmente per la compagnia, in realtà per lenire il dolore e riempire il senso di vuoto che mi attanaglia lo stomaco. Do un'occhiata all'orologio, le sei e mezzo. Un'altra giornata di lavoro che si conclude, e la mia serata che mi aspetta. 
Lentamente mi alzo dalla postazione, ma sono stanco in questi giorni, e non riesco a dormire bene, quindi nel complesso assomiglio a uno straccio con le gambe e le uniche cose concrete che riesco a figurarmi per stasera sono il mio letto e un ettolitro di birra.


Faccio per andarmene, ma vengo fermato da Sophie, una mia collega: «Marco! Stai andando via? Come va?»


L'ultima cosa che voglio è parlare con qualcuno. Men che meno qui, al lavoro.


«Ciao Sophie, tutto bene grazie, tu? Sì, stasera sono a cena fuori, quindi esco un po' prima; comunque, per oggi ho finito»


«Capisco. Appuntamento galante?» Abbozza un sorriso, e io mi sento in colpa per essere così freddo e distaccato, soprattutto con lei, l'unica persona che, almeno al lavoro, si è sempre mostrata gentile con me, da quando mi sono trasferito a Londra. 


«Ahah no, nessuna donna all'orizzonte, solo una cena informale tra amici.» Una cena informale che preferirei evitare, penso.

«Stasera tu cosa fai, invece?» chiedo, tanto per mandare avanti la conversazione.


«Niente di che, credo che resterò a casa, magari davanti a un film e un buon bicchiere di vino. Senti, scusa se mi permetto di chiedertelo... ma ti vedo strano in questi giorni, e mi chiedevo se fosse tutto a posto.» 
Evidentemente ha notato la barba che dire incolta è un complimento, e le borse sotto gli occhi.

«Tranquilla, sai che non devi farti problemi con me. Non ho niente comunque, perché me lo chiedi?»


«No così, mi sembri strano da qualche tempo, assente.. Volevo solo dirti che, semmai dovessi aver bisogno di qualcosa.. beh, ecco, sappi che io ci sono, anche solo per un caffè.»
La guardo per un istante. Vorrei abbracciarla, e piangere come un bambino sulla sua spalla, perché so che se parlassi con lei, capirebbe alla perfezione cosa provo. Ma mi limito a sorriderle, mormorando un debole «No figurati, è davvero tutto ok. Grazie comunque.»


«Va bene. Allora.. A lunedì, buon fine settimana Marco.»


«Grazie, altrettanto, e buona serata».


In metropolitana mi costringo a pensare positivo, cercando di godermi il senso di libertà di una serata fuori, come facevo prima che Claire mi lasciasse. Inevitabilmente però i pensieri tornano a com'era quando stavamo insieme, a tutte le uscite, il cinema, le cene al ristorante, i regali e le gite fuori porta nei week-end. Quanti progetti abbiamo fatto, tutte promesse non mantenute. Scendo alla mia fermata, ed è una tortura, perché la pioggia che continua a cadere mi riporta a tutte le domeniche passate a poltrire sul letto, mezzi nudi dopo aver fatto l'amore. Eravamo innamorati, che ne è di quei momenti meravigliosi, solo per me avevano un significato? 
A stento mi rendo conto di essere arrivato davanti alla porta di casa. Giro le chiavi nella toppa, e penso che per quanto siano premurosi i miei amici, neanche la birra più alcolica del mondo riuscirà a farmi dimenticare la mia ex ragazza.


L'appuntamento è per le 8 sotto casa mia, e alle 8 precise miracolosamente sono già in ascensore. Devo ammettere che sono compiaciuto, non credevo che ce l'avrei fatta, invece sono quasi decente. La barba però è rimasta, non ce l'ho fatta a radermi. Del resto, è stato più il tempo che ho passato davanti al telefono, sul punto di chiamare per disdire, che quello passato realmente a prepararmi. Le porte dell'ascensore si aprono, e già li vedo tutti fuori ad aspettarmi, oltre il portone d'ingresso.

«Ciao ragazzi!» esclamo, tradendo un entusiasmo, lo riconosco, anche fin troppo finto.


«Marco! Finalmente! Pensavamo avessi messo le radici in quell'appartamento! Stasera è la grande serata! Vedrai, sarà indimenticabile» Andrew, il mio migliore amico, sta facendo del suo meglio per tenermi su di morale in questo periodo; infatti è stata sua l'idea di uscire stasera. Gli altri annuiscono, fiduciosi.


«Lo spero ragazzi, lo spero davvero» dico, sperando di sembrare convincente «Allora, con cosa vogliamo cominciare?»


«Propongo un primo giro di martini, prima di cena, per cominciare in bellezza» replica Andrew, incontrando il favore di tutti. Cominciamo bene, penso, ma ho promesso di accettare di buon grado qualsiasi iniziativa venga presa stasera. E quindi martini sia.

Parecchie ore dopo, mi trovo davanti l'ennesimo drink, margarita questa volta. Sono decisamente sbronzo (però non sono l'unico), è mezzanotte e in tutta la sera avrò mangiato si è no quattro olive e una ciotola di patatine. Meglio così, penso, perché non ho pensato neanche un secondo a Claire. Non è stata poi tanto male, l'idea di trovarsi tutti insieme, come ai vecchi tempi. Ora ho voglia di una sigaretta.


«Ragazzi esco un attimo, vado a fumare» esclamo, e barcollando guadagno l'uscita. 
Un brivido mi percorre la schiena. Fa freddo, l'aria della notte mi investe di colpo, scuotendomi dal torpore del locale. Sarà l'alcol, sarà la compagnia, ma me la sto proprio godendo, questa Lucky Strike. E anche la serata, ammetto a me stesso. 
Decido di accendermene un'altra, voglio proprio rovinarmi. Per la prima volta in due mesi non sto pensando assolutamente a niente, e sto bene. Non mi interessa se l'alcol ha una parte rilevante in tutto questo, l'importante è che mi sto divertendo. Chiacchiere tra amici e margarita, accoppiata vincente. 


Immerso nei miei pensieri, sento distrattamente la porta del locale che si apre, e le voci di un uomo e di una donna che parlano tra loro. Ma c'è qualcosa che non va. 


La voce di lei, la riconosco.


La riconoscerei tra mille.
 Lentamente mi volto, e la vedo.


Claire.


Non riesco a parlare, non riesco a muovermi. Non posso nascondermi, non saprei neanche dove. Inoltre, e non è un dettaglio da sottovalutare, sono quasi completamente ubriaco, e ho paura che se provassi a correre via finirei soltanto per caderle ai piedi. Così, inevitabilmente, non appena alza lo sguardo, mi vede anche lei.


«Marco! Ciao!»


«C-Claire!» 


«Incredibile! Anche tu qui? Non ti ho visto dentro!»


«Già! Com'è piccolo il mondo, vero?» Sorrido, tirando profonde boccate dalla sigaretta, per cercare di stare calmo, ma è difficile. Coglione, penso, concentrati su quello che ti sta dicendo, è qui davanti a te! Quante ore hai perso negli ultimi due mesi a fantasticare su un vostro incontro, e ora che succede davvero l'unica cosa a cui riesci a pensare è "chi cazzo è questo tizio??".


Ma, obiettivamente, chi è questo? Un amico, un amante, il fidanzato, il marito? 


«Posso presentarti David? E' un collega di lavoro, un nuovo acquisto dello studio». 
Dunque è un collega. Un avvocato, avrei dovuto capirlo. Se c'è una cosa che ho imparato dopo quattro anni con Claire, è che li riconosci subito, gli avvocati; dallo sguardo, arrogante, di chi ha sempre il controllo della situazione e non sbaglia mai un colpo. 


«Piacere di conoscerti, David» Giuro che cerco di essere cordiale, di atteggiarmi a persona matura e civile. 


«Piacere mio, Marco giusto? Italiano?» 


«Si. Ma mi sono trasferito qui per lavoro qualche anno fa, sono un giornalista.» Non posso dirgli la verità, e cioè che mi sono trasferito perché avevo conosciuto Claire a Milano e lei mi aveva proposto di seguirla in Inghilterra.

Suonava così maledettamente perfetto, all’epoca. 


«Capisco. Io...vado a prendere la macchina, aspettami qui» fa David rivolto a Claire. Intuisco che lui sa, sa chi sono. Solo l'ex ragazzo, lo “sfigato giornalista italiano” con cui Claire ha sprecato quattro anni della sua vita. Rimaniamo soli, ed è lei a rompere il silenzio:


«Ti trovo bene, Marco, davvero.»


«Grazie.. anche tu stai bene, come sempre.»

Non resisto, non ce la faccio proprio «Lui è...?»


Lei capisce, risponde senza lasciarmi finire «Diciamo che ci stiamo frequentando. Ci siamo appena conosciuti»


«Capisco. Mi sembra uno in gamba» mento.

«Avrei voluto chiamarti, per dirtelo. Mi sembrava giusto. Ma non ero certa di cosa dirti, perché... ci conosciamo ancora da troppo poco, non so che direzione prenderà questa cosa»


«Non fa niente Claire, non devi giustificarti con me. Io sto bene» Ma dal suo sguardo su di me capisco che non mi crede. Del resto, come darle torto?

Il rombo della Porsche di David mi riporta alla realtà. 
«Devo andare.» Sembra dispiaciuta di lasciarmi, ma ho paura che sia pena, più che altro.

«Mi ha fatto piacere rivederti» si avvicina per darmi un bacio sulla guancia, bacio che non riesco a ricambiare
.

«Addio Claire. Spero che tu sia felice»


«Lo spero anche per te, Marco.» La guardo salire in macchina, gettare un'ultima occhiata fuori dal finestrino, verso di me. Ma in un attimo si sono già allontanati, mentre io resto lì fermo sulle gambe, a vederla sparire per sempre dalla mia vita.


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