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Una storia di BrunoMagnolfi

Come un cretino.

Lo ammetto, sono un mediocre

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4 minuti

Pubblicato il 02 gennaio 2021 in Altro

Tags: #raccontobreve

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Lo ammetto, sono un mediocre. Da qualche anno suono il basso con dei ragazzi che conosco, avevo preso delle lezioni da un maestro presso un circolo, e adesso con pazienza si mettono insieme dei brani nostri, delle composizioni autonome, soprattutto perché loro hanno sempre un sacco di idee, e quando facciamo le prove portano spesso, insieme agli strumenti, dei nuovi spunti, delle soluzioni diverse, e poi dicono che un passaggio si può suonare così, oppure anche in altro modo, e certe volte studiano con pazienza l'armonia dei pezzi che inventiamo, per inserirci dentro poi le frasi più adeguate, dei passaggi maggiormente efficaci, e provando ogni volta la maniera di rendere le cose migliori della volta precedente. Io invece, gli altri mi limito ad accompagnarli, seguo il tempo della batteria soprattutto con le note dominanti, ed apprezzo parecchio le registrazioni che vengono fuori dal nostro impegno, ma senza buttarmi mai in mezzo a fare cose nuove. Oggi l'ho detto anche a loro. "Non mi sento più alla vostra altezza: voi avete creatività, estro, sensibilità, doti che a me forse sono sempre mancate, e per essere onesto devo dirvi che magari è meglio se per il futuro trovate un nuovo bassista". Sono rimasti malissimo, si sono anche arrabbiati, hanno detto che non mi rendo assolutamente conto, che io per loro sono il perno attorno a cui gira tutta la musica che loro riescono con fatica a mettere insieme, e che forse sto soltanto passando un brutto periodo, uno di quelli in cui ci si sente un po’ giù, ma poi le cose cambiano e tutto alla fine trova la maniera per andare sicuramente molto meglio.

Però quando sono uscito dalla sala prove con il mio basso dentro la custodia ho continuato a sentirmi come al di fuori dalla passione che loro mettono nei pezzi, a quell’entusiasmo che è assolutamente necessario se vuoi fare davvero della musica, quella che è sempre stata la più importante nei nostri desideri. Forse all’inizio ero anche io così, proprio come loro proseguono ad essere; ma in seguito qualcosa lentamente si è deteriorato dentro di me, e mi pare ormai di essere soltanto a rimorchio delle idee di tutti gli altri. Invidio la loro capacità, soprattutto l’impegno che mettono sia nel migliorare la tecnica con cui suonano ogni strumento, sia nel trovare sempre cose nuove da mettere assieme. La musica è una brutta bestia, penso certe volte; ti succhia l’anima se cerchi di starci dentro, e non ti dà quasi nessuna possibilità di pensare ad altro. Tante volte ci siamo detti che non avremmo mai voluto suonare pezzi composti da altri, perché così avremmo perso tutta la parte più creativa del suonare, e così è stato sempre, in tutti questi pochi anni da quando abbiamo fondato il nostro gruppo di blues. Siamo tutti liceali, non avevamo alcuna esperienza, specialmente agli inizi, però siamo riusciti dopo poco a farci invitare a qualche serata e a farci ascoltare dai nostri amici. E’ stato divertente, e tutti ci hanno sempre apprezzato, però alla lunga le cose si sono fatte pesanti secondo me, e ci deve essere qualcos’altro che ad un certo punto venga in soccorso per sostenere tutto il tuo impegno, altrimenti finisce che ti stufi senza rimedio.

Così è adesso per me, non mi sento più in linea con gli altri; mi presento alla sala prove come sempre, ma ormai più per abitudine che per vero entusiasmo. Eppoi gli altri sono diventati davvero bravi in questo piccolo percorso che abbiamo fatto insieme, mentre io sono rimasto il medesimo, e se qualcuno mi chiedesse quale musica mi piacerebbe fare non saprei neanche cosa rispondere. Forse è la personalità che mi manca, ma questo non posso dirlo agli altri ragazzi. Mi dispiace tanto essere arrivato proprio a questo punto, ma non posso essere disonesto con i miei amici: non me la sento più di suonare le solite cose che so fare, e non me la sento neppure di impararne di nuove; è una strada senza via d’uscita, devo soltanto riuscire a farlo capire anche agli altri. Così dico: “basta”, a voce alta, dentro al microfono; “non suono più”. Loro abbassano lo sguardo, forse comprendono adesso quale sia stato davvero il mio tormento, e lo rispettano; dicono: “va bene, non preoccuparti”. Poi usciamo dalla sala, ed io so solo piangere, come un cretino.


Bruno Magnolfi


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