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Una storia di DavidRH

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #unastoriaunacanzone

correre

#unastoriaunacanzone

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4 minuti

Pubblicato il 22 novembre 2018 in Fantasy

Tags: #unastoriaunacanzone

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Gli occhi si aprono, gli schermi si accendono e il mondo guarda. in ogni città, villaggio o metropoli, ogni cittadino o forestiero assiste all'evento dell’anno. Tutti accorrono a osservare, loro, i più grandi eroi, dare prova della loro forza nella capitale del mondo, e lì di fronte a tutti si preparava l’eroe.

Con passo deciso e avvolto da un alone di puro fuoco ad avvolgerlo si posizionò nel palco, lo sguardo in alto e il sorriso ammagliante e fiducioso rivolto al pubblico che lo acclamava per ciò che rappresentava, la giustizia nel loro mondo. Di fronte a lui il percorso, con tutte le insidie e robotici nemici, a fare da sentinelle, poco prima del traguardo. Un veloce sguardo ai giudici mentre partiva il conto alla rovescia che avrebbe segnato l’inizio della sua corsa con uno scatto che avrebbe letteralmente bruciato le tappe.

Come un esplosione partì avvolto da fiamme vermiglie come una meteora…

Schivava come una gazzella, sterzava come un ghepardo, scattando subito come un dragster, abbattendo ostacoli, superando e annientando nemici, mentre il fuoco l’avvolgeva come la luce divina un angelo. Le ali si aprirono, e come un falco, ancora più veloce, sfrecciò con furia, facendo vibrare la fredda aria d’inverno, rombando come un drago, illuminando come un’ardente fenice, bruciando come una stella, cui scintille folgoranti come polvere di cometa delineavano la sua acclamata prestazione come una scia di energia, un alone di densa energia che pareva senza fine…

Non un minuto prima che la lunga pista fosse divorata dal campione, sereno e spensierato tagliò il traguardo per poi alzare lo guardo con fierezza verso l’enorme schermo, dove mostrava la sua performance accogliendo le miriadi di applausi del pubblico, così come lo acclamava il mondo che osservava le sue gesta. Si spostò lasciando il testimone ad un'altra leggenda ormai convinto della vittoria. Prese posto con i compagni godendosi gli ultimi elogi prima della seguente performance, ignaro di cosa “il Principe” fosse capace…

Come un drago un enorme massa d’acqua inondò tutta la pista e da quello tsunami… un vortice si aprì allo scatto del nobile, che come freccia di argentea armatura trafisse la massa diventandone motrice e punta; come un pesce-spada lacerò il cavernoso percorso ispido modellandolo da tanta forza, che muro o parte ci fossero divennero lisci come porcellana al suo passaggio per poi trafiggere il terreno sbucandone da un geyser, avvolto da celeste vapore sulla lucente armatura, agli occhi di tutti come fosse una divinità.


L’ultimo si apprestava al piedistallo di partenza, mostro per il mondo, nemico per gli stati, padre per una nazione. Per lui si alzò tutta la sua gente in piedi. Metà dei monumentali spalti si alzò in piedi, creature la cui vera natura era nascosta da fattezze che volevano apparire vagamente umane, tutti poggiarono la mano al cuore e un suono iniziò a martellare. Un battere definito e secco che era un battito, quello di tutti i cuori all'unisono a fare da sottofondo al loro imperatore.

Una macchina dalle enormi dimensioni ne era posto alle spalle come un enorme ammortizzatore di qualche metro di altezza, saldamente ancorato al terreno da enormi spuntoni dalla lunghezza pari al numero disposto.

Il mondo si zittì mentre quel suono cresceva sempre più e ognuno di coloro che lo produceva pareva dare, come una leggera brezza portava da uno strano vento, tutta la forza di cui aveva bisogno.

Gli eroi tremavano, le leggende temevano mentre l’unico uomo in un mondo di miti si preparava alla sua ultima corsa.

Nella mente una sola immagine che ne valeva una vita, forte e nitida davanti ai suoi occhi, una ragione per dare tutto; un sospiro trattenuto e…

Appena appoggiò il piede il terreno parve sprofondare e l’aria diventare una pressa che schiacciava tutti e tutto sotto di se, tutti caddero in ginocchio soffocati da qualcosa di così opprimente, tutti tranne coloro cui battito dava forza al loro imperatore, egli alzò lo sguardo, uno sguardo che fece vivere, ardere i loro cuori come soli scotennando un’energia che era una supernova. L’uomo sfondo il suolo aggrappandosene con le mani come una tigre sulla carne e… come su un arco teso oltre ogni modo… scattò:

L’enorme trabucco venne repulso a decine di metri di distanza, il terreno si aprì e come un saetta l’uomo distrusse il l’intaccabile suolo diamantino con passi che erano tuoni sul terreno, il vento non ci fu trascinato da lui che erano una scia senza forma, a cui nulla sembrava poterlo fermare, oltre ogni modo scattò più veloce e lì, l’aria esplose distruggendo tutto ciò che ne era alle sue spalle, gli schermi si oscurarono, le fiamme si spensero, l’acqua si dissolse e le fondamenta tremarono come sottili lamine di vetri in tutta la capitale.

Il traguardo lo fece quasi fermare come se un muro invisibile lo avesse travolto. Una strisciata sul pavimento marmoreo seguì una lenta camminata… mentre nulla si sentì, lo sguardo basso, il corpo fermo, avvolto da un’aura di aria nera furono le uniche cose che gli schermi fecero vedere e tutti videro e sentirono: sentirono un lungo, sottile e lieve sibilo, un sospiro trattenuto ora liberato che segnava la fine di una corsa, la voce di un impero in un uomo solo.


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