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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

La prima gara

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4 minuti

Pubblicato il 01 giugno 2019 in Altro

Tags: #bambini #nuoto #gara

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Oggi Giulia ha disputato la sua prima gara di nuoto.

È nella categoria degli Esordienti C, neanche una vera e propria categoria di nuoto agonistico, ma piuttosto una prima finestra sul mondo dello sport per inserirsi e impararne le regole.

Giulia infatti ha solo sei anni e frequenta la prima classe della scuola elementare.

Paolo, l’allenatore, l’ha iscritta ai 200 metri stile libero, la gara più impegnativa per i piccoli atleti, ma lui è certo che ce la farà.

«Giulia devi contare nella testa le vasche che fai. La gara finisce quando hai fatto otto vasche. Sai contare fino a otto vero?»

«Ma certo, la maestra ci ha insegnato fino a venti, vuoi sentire?»

«No, non importa, ma non sbagliare. All’ultima vasca ti faccio un segno, così capisci che hai finito, va bene pesciolino?»

Il giudice di gara fischia. Le bambine si tuffano un po’ scompostamente e cominciano a nuotare. La piscina di venticinque metri sembra enorme per le otto piccole ondine che si sfidano a chi arriva prima. Una, due, tre vasche. Alla sesta vasca Giulia ha già venticinque metri di vantaggio sulla seconda che nuota in corsia quattro. Lei è in prima corsia, si volta per respirare, la bimba in corsia due le nuota affiancata, anche se con due vasche di svantaggio e Giulia aumenta il ritmo per non farsi raggiungere: lei conta le sue vasche, mica quelle degli altri!

Ultimi cinquanta metri. Poco dopo la virata dai blocchi di partenza l’allenatore si sbraccia per farle capire che al ritorno potrà fermarsi perché la gara è finita.

Ed è per questo che a metà della settima vasca lei si ferma:

«Ma Paolo io ho contato solo fino a sette!»

«Vai, vai, continua, devi tornare indietro fino ai blocchi».

Lui è un ex nuotatore e calcola le distanze di cinquanta metri in cinquanta. Si rende conto di non averle detto che bisogna sempre tornare indietro, al punto di partenza.

La mamma di Giulia è preoccupata: si sarà sentita male? I genitori dei suoi compagni di squadra, che conoscono meglio il mondo delle gare di nuoto, invece esclamano tutti insieme il loro disappunto perché la vittoria di ogni piccolo atleta della squadra è la vittoria di tutti e la squalifica di uno è la squalifica di ognuno. Paolo si volta a guardare il giudice di gara per capire cosa deciderà, ma quello sorride e alza le spalle: sono bambini, è certo che sbagliano! Comunque alla fine decide che la penalizzazione la piccolina se l’è data da sola. In fondo poteva vincere con trenta metri di vantaggio e dovrà accontentarsi di venti.

Adesso Giulia ha nuotato per tutte le otto vasche come le aveva detto l’allenatore e si avvia verso la scaletta per uscire dall’acqua.

«No, pesciolino, fermati, non puoi uscire finché tutte le bambine non sono arrivate alla fine».

Altra gaffe, altro rischio di squalifica.

È arrivato il momento della premiazione. Com’è difficile salire sul podio se sei uno scricciolo di sei anni! Perciò il giudice la prende in braccio e la deposita là sul gradino più alto. All’altoparlante annunciano i nomi dei vincitori e i genitori che formano il pubblico applaudono con entusiasmo.

Nello spogliatoio le mamme aiutano le bambine a togliersi il costume, fare la doccia, asciugarsi e rivestirsi. C’è un’aria di festa perché tutti si sono divertiti. Giulia è al centro dell’attenzione per il tempo che ha fatto e per la perfomance alla settima vasca.

«Brava Giulietta, facci vedere la medaglia»

«Eh, ma come è bella!»

«Domani la porto a scuola per farla vedere alla maestra»

«E fai anche un bel disegno»

«Disegno il podio con gli scalini»

«E anche la Giulietta con le pinne mi raccomando».

Paolo è contento che tutto sia andato bene. Si rammarica un po’ di non aver bene istruito le bambine alla prima gara sulle modalità di svolgimento. Un ex campione come lui ha ormai introiettato le regole della piscina e talvolta le da’ per scontate. Al prossimo allenamento si ripromette di far capire alle sue piccolissime atlete che è una forma di sportività attendere che anche l’ultimo abbia finito la sua gara prima di uscire dall’acqua. Adesso però guarda soddisfatto i suoi pulcini: li ha selezionati personalmente, guardati sguazzare nei corsi di nuoto cercando di intuire le loro potenzialità ed è contento dei risultati ottenuti. Formerà una bella squadra per la sua società con degli ottimi atleti, contenti e motivati. Sorride alla sua piccola Giulietta. Ha faticato un po’ a convincere i genitori ad avviarla al mondo dello sport agonistico: la madre è molto ansiosa e il padre non vedeva di buon occhio le continue trasferte per disputare le gare. Ma adesso sembrano contenti e ben inseriti nel gruppo unito e compatto delle famiglie.

Alle sei del pomeriggio tutte le gare sono terminate. I bambini, i loro genitori e l’allenatore si preparano al ritorno verso casa. Lungo il tragitto si fermano in una trattoria per mangiare tutti insieme e in allegria, soddisfatti della bella giornata trascorsa, perché la loro società sportiva è innanzitutto un luogo di ritrovo e di aggregazione.

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