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Una storia di angelaaniello

Questa storia è presente nel magazine RecensiAMO....

Come l'alito di un angelo che lecca il cuore

la tua pelle che non c'è

424 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 10 novembre 2018 in Recensioni

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Ci sono storie in cui il cuore prova ad espellere tutte le tossine, a sganciarsi dalla durezza del mondo, a sfidare l'elasticità della vita e ad annusare il silenzio che riporta indietro al tempo dell'infanzia e stride acutamente con la poca cura del presente.

E cosa sono poi i segreti se non lunghissime parole private di ogni respiro?

Si può essere social e sentirsi soli. Ci si può agganciare a un tempo di cui bisogna farsene una ragione. E perché tutto accada senza avere neppure la possibilità di capire veramente è un semaforo rosso che rimbalza nel buio, sempre.

Mi piace introdurre così Daniel, il protagonista di un romanzo musicalissimo, "La tua pelle che non c'è", pubblicato con Besa Editrice, e scritto da Francesca Palumbo, una scrittrice meravigliosa che sa tessere di ogni parola un canto.

Daniel è un adolescente di sedici anni che vive a Londra, un James Dean moderno, elegante, atteggiato, con i capelli spettinati e profondamente smarrito.

Quando non c'è nessuno che vegli sulla tua esistenza le perplessità, le ansie scaraventano in un blog di negazione, DENIAL, in cui vomitare l'asprezza di giochi frastornati di chi si sente "mezzo grande, mezzo piccolo, mezzo nulla, in allerta permanente".

Il corpo può ondeggiare fra le onde scure di un mare in tempesta ed essere un'unica grande poltiglia che si dissolve. O può restare sui bordi impietrito. O può amare gli aggettivi e non avere prospettive perché orfano di madre e di un padre che non ha mai conosciuto.

Intanto intorno tutto succede e il SESSO è "una parola sporca, paurosa, infida, peccaminosa" che s'annida dentro macchiando.

L'autrice accompagna il lettore in un tumulto di emozioni che accampano una presenza nel mondo, un cantuccio in cui poter essere felici, uno spazio di rifrazione che, separando il passato dal presente, riverberi fasci di luce sui volti.

Il linguaggio è accattivante e dà colore a una narrazione assolutamente coinvolgente: ora le parole sono strette allo stomaco che danno dolore, ora aloni di lievi sospiri, ora assedi di immagini sfolgoranti.

Cos'è che poi cuce e congiunge?

Un filo di memoria, di memorie che scompattano the fog e in maniera circolare disegnano perimetri di vite spudorate, talora problematiche, ma fortemente partecipi di colori, odori e musiche della british culture.

Chelsea e Fran, sfacciate, metalliche, fameliche, complici, compagne: l'una madre di Daniel, l'altra amica, sostenitrice, anello di congiunzione fra un passato che galleggia e un futuro da proiettare accelerando il passo del cuore.

Fran è incuriosita dalla richiesta di amicizia di un certo Daniel e basterà confermare perché tutto inizi, si incastri e ripeta in maniera irresistibile qualcosa lasciato in sospeso sfoderando, poi, bellezza.

DENIAL è notte, si agita, si spoglia, si riveste, si slaccia, si rovescia. Londra ha mille occhi e i problemi arrivano disperdendo ogni certezza. Non si può sigillare il cuore, a volte bisogna lasciarlo trascorrere!

Il volume della vita aumenta vertiginosamente quando i vaffanculo sbottonano l'impaccio e aggrediscono la carne.

Miseria e redenzione, rifugio o strapiombo. Momenti così che affilano le nuvole o le spostano.

Fran potrebbe spostarle le nuvole... Strawberry Blonde, metamorfosi, la pellaccia degli adulti e le impronte da mostri.

L'autrice con un gioco perfetto di contrasti mette in rapporto la forza infinita di un tempo con la debolezza di un presente che, muto, si tuffa in una gara di resistenza o, meglio, di sopravvivenza.

"Se il confine del mio essere potesse coincidere con la luce della tua gioia... nulla potrebbe frenare questa voglia di viaggiare".

Qual è il confine? Forse la sillaba di una verità da riscrivere in musica. O forse un finale che faccia meno male stringendo il peccato e redimendo.

La musica è la sola cosa che può salvarti la vita. Daniel ci crede. E ci crede anche il lettore che segue il processo di eliminazione del buio con una commossa partecipazione tamponando ferite che non sono mai sbagliate.

Oltre i crepuscoli si attiva un'altra gloria nell'intima necessità di coniugare un'intenzione di felicità con la felicità vera e propria.

Certe distanze, come suggerisce l'autrice, sono naturali ma è la prossimità che trasforma la lontananza in presenza. La luce che si guadagna ha un solo colore, il blu di un paio d'occhi da infilare nella tasca del cuore.

Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo perché rende il cuore meno sporco e giunge a salvare.

Arriva l'alba e sembra un'altra come l'alito di un angelo che lecca il cuore. Come uno schianto sulla pelle simile a una carezza.


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