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Una storia di BrunoMagnolfi

Semplici opinioni.

Non preoccupatevi per me

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3 minuti

Pubblicato il 22 luglio 2020 in Avventura

Tags: #raccontobreve #disagio

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“Non preoccupatevi per me”, dico ogni tanto per avvertire gli altri quando sembrano agitati. “Sto bene; i movimenti che compio corrispondono davvero a quello che penso”. Certo, non si può pretendere molto di più da chi si tiene continuamente al margine di tutto ciò che accade, e che sembra costantemente defilarsi rispetto ad alcuni luoghi troppo frequentati durante il succedersi della giornata. Ma lo sanno tutti che non è colpa di nessuno se non credo alla volontà collettiva, al gesto generalizzato, all’insieme delle tante persone che si sperticano cercando di dare il proprio contributo ad un’idea che poi spesso nessuno di loro minimamente ha nella testa. Trovo debole la riflessione per cui si dice che l’insieme faccia la forza, o perlomeno credo si debba indagare meglio su ciò che tiene realmente incollati questi individui.

Giro per strada quasi sempre a tarda ora, lungo direttrici un po’ fuori mano, fermandomi a bere un bicchierino soltanto in certi locali perlopiù deserti, dove a nessuno in genere viene mai a mente di chiederti qualcosa. Mi sento a posto, non ho bisogno di sposare una causa o di legarmi ad una cordata per sentirmi davvero utile. Ho un amico che non vedo e non sento da anni, però credo che vada bene così, nessuno di noi due sente la necessità di scambiarsi opinioni frivole oppure degli aggiornamenti su quello che rispettivamente ci accade nel corso di questo tempo imperturbabile. Esistono dei legami per i quali non ha alcuna importanza dare dimostrazione di sé ogni poco.

Naturalmente non sono un individualista, uno che prosegue ad accentrare ogni riflessione possibile sopra di sé e con questo filtro osservi tutto il resto. Sono soltanto uno che se ne sta fuori dalla mischia, e crede che molti al contrario ci sguazzino all’interno soltanto perché non possiedono una propria personalità, ed è così che si fanno scudo di pensieri presi a prestito, andando avanti senza avere mai troppe cose proprie da dare a chi sta loro intorno. Per questo sono malvisto, e più tendo ad isolarmi più mi isolano. Eppure con superficialità tornano in tanti a chiedermi come mi vadano le cose, se stia davvero bene, se abbia deciso qualcosa per il mio futuro oppure no. “Tutto a posto”, dico senza astio. “Davvero, non ho bisogno di nulla”.

Infine incontro questa tizia che parla con grande naturalezza della sua solitudine, e di come viva male il fatto di essere giudicata come una persona strana. “Mi pare non ci sia niente di cui preoccuparsi”, le fo. “Oggi tutti stanno assieme per sorreggersi l’un l’altro; avere dei sostegni propri è già una gran fortuna”. Lei mi guarda, sorride, probabilmente pensa cose diverse dalle mie, però le piace il mio modo di porre la questione. Decidiamo di entrare in un posto dove si beve birra senza impegno, così ci sediamo e lei inizia a raccontarmi qualcosa di sé, tanto per fare conoscenza. Dopo un attimo mi pare già una grande noia questa sfilza di fatti che srotola con calma. “Sai”, le fo tanto per interrompere le sue parole. “Credo che dovresti lavorare maggiormente sulla spontaneità; evitare modi risaputi, espressioni troppo usuali, spiegare tutto come si fosse dentro ad una videoconferenza”. Lei adesso mi guarda con una smorfia un po’ da offesa, però non ribatte niente, lascia correre, forse soltanto sta pensando meglio a quello che le ho detto.

Usciamo, adesso va trovata la maniera per salutarci senza essere esageratamente bruschi nel farlo, così le dico che posso fare la sua strada almeno per un pezzo, ma lei dice che ha la macchina e che possiamo separarci anche in questo preciso attimo. “Va bene”, le dico, “come vuoi; non vorrei averti deteriorato un’idea di me che ti eri fatta”. Lei ci pensa. “No, tutt’altro”, mi fa. “Anzi, ti ringrazio, quello che mi hai detto mi è molto utile, devo soltanto pensarci con più calma”. “Va bene”, fo io; allora ti aspetterò dentro la birreria una di queste prossime sere, tanto per sapere se le mie sciocchezze ti sono state utili davvero”.


Bruno Magnolfi


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