scrivi

Una storia di LaraSavoia

SERENELLA

225 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 25 aprile 2020 in Fiabe

0

Moltissimi anni fa c’era una vecchina molto povera e buona che abitava con la nipote non ancora adolescente. La bambina aveva perso i genitori per malattia ed era così a modo da aiutare ogni giorno la nonna nelle faccende domestiche: attingeva l’acqua dal pozzo, con la vecchia secchia di legno costruita dal nonno, dava da mangiare alle oche e, nei periodi di festa, cercava sempre di racimolare gli ingredienti per preparare un dolce che rallegrasse la solitudine di casa.
Uno di quei giorni in cui la nonnina era raffreddata, Serenella scese in cucina a prepararle del latte con il miele. Affaccendata nel porre sul fuoco il pentolino, notò, solo dopo molto tempo, la scopa irrequieta sotto il caminetto.
Serenella, ricordandosi il suo nome, le chiese:


Fumetta Fumina
come mai così piccina
sei inquieta stamattina?


E la scopa rispose:


Lesta lestina
me ne andavo con la nonnina,
ma lei mi lasciò
e nel camino mi abbandonò.


Serenella non capì il significato di quelle parole e non chiese altro per non essere indiscreta.
Al secondo mattino di infreddatura della nonna, scese di nuovo in cucina e la scopa, riposta al solito posto, sembrò più agitata del giorno prima.


Fumetta Fumina
come mai così piccina
sei inquieta stamattina?


E la scopa rispose:


Lesta, lestina
me ne andavo con la nonnina,
ma lei mi lasciò
e nel camino mi abbandonò.


Il terzo giorno, alla domanda di Serenella, la scopa rispose allo stesso modo.
La nonna fortunatamente in poco tempo guarì, ma Serenella decise di seguire con attenzione tutto ciò che la riguardava.
Una sera, dopo aver spento le luci della casa e aver dato alla notte i pensieri, scese e si nascose quatta quatta dietro la màdia della cucina; non aspettò molto, infatti vide la nonna afferrare la scopa, aprire la finestra e volare via, veloce, in direzione delle stelle.
Serenella aspettò tutta la notte. La vecchina, però, tornò con le prime luci dell’alba, carica di due sacchi enormi. Affaticata, ma più serena del giorno prima, si guardò attorno con circospezione e andò a vuotare il loro contenuto nel sottoscala.
Incuriosita dall’episodio, Serenella aspettò che la nonna si allontanasse per rovistare nei sacchi e, con molta sorpresa, si accorse che uno era pieno di polvere bianca e l’altro di polvere nera.
Li chiuse e tornò a sbrigare le faccende degli altri giorni.
Le notti seguenti passarono alla stessa maniera, la vecchina, dopo cena, usciva per poi rientrare all’alba del giorno successivo.
I mesi si susseguirono sempre allo stesso modo, finché un brutto giorno la nonna morì.
Serenella soffriva molto per la sua perdita e si sentiva profondamente sola e triste in quella casa immersa nel bosco, ma una mattina, mentre era intenta a guardare il crepitìo del fuoco sulla pietra del camino, la scopa trasalì.


Fumetta Fumina
come mai così piccina
sei inquieta stamattina?


E la scopa rispose:


Lesta lestina
me ne andavo con la nonnina,
ma lei mi lasciò
e nel camino mi abbandonò.


Serenella ricordò all’improvviso i sacchi del sottoscala e corse a vedere se tutto fosse rimasto come prima della morte della nonna. Erano sempre lì, ma svuotati del loro contenuto.
Ci pensò un po’, mentre li osservava, e decise che il giorno dopo avrebbe ripetuto quello che in passato faceva la vecchina.
Passò il dì e venne la notte. Si coprì ben bene, aprì la finestra, afferrò la scopa, si sedette sul manico della stessa, e via, in volo, alla velocità del vento, sulle nubi, sulle città, sui boschi della grande terra, finché atterrò su due botti, una bianca e una nera. Serenella, senza pensarci, le aprì entrambe. Da quella bianca uscì una donna vestita di cielo stellato; da quella nera, con un sibilo pari a quello di un serpente, una donna vestita di nero, scheletrica e piangente, con un cappuccio nero che le copriva il viso.
La donna bianca si presentò come il Genio della speranza e, quando schiuse le mani, dapprima giunte, Serenella poté notare sulle sue palme una sfera colma di polvere bianca.
La donna nera disse invece di essere il Genio dello sconforto e, allo stesso modo dell’altra, aprì le mani, su cui sembrava galleggiasse, a pochi centimetri da esse, una sfera colma di polvere nera.
Le due dame offrirono a Serenella la polvere e la bambina decise, per timore, di non chiedere spiegazioni e di comportarsi come la sua nonnina: riempì del contenuto delle sfere due sacchi posti nelle vicinanze, li caricò sulla scopa, che per quanto piccola riuscì a trasportarli, volò verso casa, ripose il loro contenuto nel sottoscala e andò a dormire.
La notte successiva tornò di nuovo dalle due dame, prelevò la polvere dalle loro mani e la portò a casa. Continuò così per diverse settimane. Andava a trovare i due geni, prendeva la polvere magica, tornava a casa, riempiva i sacchi del sottoscala e continuava le sue faccende domestiche per il resto della giornata.
Non riusciva a dare una spiegazione logica al suo comportamento, ma sentiva che era la cosa giusta, perché, ogni volta che vedeva le due dame, una grande serenità le toccava l’anima.
Una delle tante notti, però, le due dame sparirono.
«Cosa succede?» chiese alla scopa, ma le rispose l’antro di una grotta posta nelle vicinanze.


Mia dolce piccina,
il bianco per la nottina
o il nero per la mattina
è balzato da Fumina.


«E adesso che posso fare?» chiese Serenella.


Torna a casa lesta lestina.


La bambina seguì mesta il consiglio della grotta. Passarono altri sette giorni, la scopa nel camino tornò ad agitarsi.


Fumetta Fumina
come mai così piccina
sei inquieta stamattina?


E la scopa rispose:


Lesta lestina
me ne andavo con la nipotina,
ma lei mi lasciò
e nel camino mi abbandonò.


Serenella ribatté:


Lo sai che, nevvero,
la polvere bianca ci lasciò
e la polvere nera ci abbandonò.


Serenella, così, andò in cantina a vedere cosa fosse successo ai sacchi e con sua meraviglia scoprì che erano scomparsi. Decise, quindi, di riprendere la scopa e di tornare alla grotta per chiedere spiegazioni. Volò, quella sera, su tutti i paesi, i colli, le ginestre, ma, una volta arrivata, non trovò nessuno, come aveva immaginato. Sconfortata, chiese alla grotta ad alta voce:


Grotta, grottina,
sono inquieta e piccina
perché non so della polverina?


E la grotta rispose:


Entra, piccolina.


Serenella entrò nella grotta. L’accolsero grandi stanze, le cui pareti erano formate da tasti simili a quelli di un pianoforte. Quelli neri si alternavano a quelli bianchi e, ogni qualvolta Serenella faceva un passo, le pareti eseguivano una melodia che di pari bellezza sulla terra non si era mai ascoltata. Più si spostava, più il suono toccava il cuore. Attraversò molte sale di grande maestosità, in una di queste, su due troni, le due dame all’unisono cantarono:


Suona suona il tasto bianco,
suona suona il tasto nero.
Il mondo è bianco,
il mondo è nero.
Tutto va, tutto scorre
tra le mani per comporre.
Il nero o il bianco ti aiuterà
in tutto quello che accadrà.


Serenella, lavorando con pazienza e dedizione, costruì, così, il più grande pianoforte del mondo.
Fumina, che sapeva il fatto suo, volò, invece, verso un altro cuore.

di Lara Savoia (© Copyright All rights reserved)


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×