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Una storia di angelaaniello

Un'imperfetta perfezione!

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3 minuti

Pubblicato il 22 maggio 2019 in Recensioni

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"Meravigliarsi per la bellezza e godere delle piccole, impreviste cose... Ricucire tutti gli strappi e farne un fine corredo ricamato."

E ricamata, dolce, tenera, al contempo forte e finemente cesellata si rivela la scrittura del romanzo "Una storia imperfetta" pubblicato con Les Flaneurs Edizioni e scritto dalla bravissima Teresa Antonacci, con numerose e pregevoli pubblicazioni in attivo e vincitrice di vari premi internazionali.

Quand'è che la vita si compie? Tra le chiacchiere masticate nel tepore delle giornate e la folla in movimento? Fra passi leggeri come l'ombra che marcano il territorio del cuore? Nel tempo scomposto e innaturale di chi cerca di non farsi scivolare addosso i giorni, orfani di tanto altro?

La storia, ambientata a Bari, meraviglia il lettore per le sue imperfezioni, che non sono mai sprecate ma importanti e sincere.

Corre Chiara respirando con avidità falcate di vita, intrecciando le sue increspature a Giulia Berardi e in una sorta di flashback il tempo pare frammentarsi per poi ricomporsi intorno ad unico perno: Carlo.

Corre anche lo stupore e si avverte tutta la fatica di mettere a posto tasselli importanti che strattonano forte, sorgono come nodi nel fianco, fanno rimbalzare gli sguardi e implorare una sosta.

Chiara farnetica parole grosse all'indirizzo del suo fardello umano sedando il dolore e le mille anime dietro una porzione di cielo comune.

La verità necessita di una ragion d'essere ed è quella la sua perfezione rivelata.

La vita offre le sue ferite su un vassoio così come le risposte mentre i nubifragi estivi spezzano il fiato e tappano le orecchie e servono a contare i passi.

Giulia nella sua cella ad ogni manciata di silenzio pensa che almeno lì è protetta e nessuno può tormentarla.

Cosa ha seminato Carlo in vita? Ora che è morto tutto torna in Chiara: le fissazioni, le paure, le debolezze, i limiti, la testardaggine di chi non vuole lasciarsi sopraffare da un'arringa serrata.

La posta in gioco è alta, ma la caparbietà di Chiara, come sosteneva la neuropsichiatra, serve ad accrescere la sua autostima.

La clandestinità degli amori e dei sentimenti, i tappeti e i salotti antichi, i quadri alla rinfusa fra cui spicca un dipinto di una certa Giulia B. astratto, molto bello in mezzo a un guazzabuglio di colori e monocromie: l'eredità di Carlo necessita di una sua precisa collocazione e tutto in un alito di mistero conduce ad altre strade.

Giulia ribelle, inquietante, capace di "fissare sulla tela il peso dei colori che allontanavano il dolore dallo sporco", profondamente sola se non fosse per il suo professore di arte, un quaderno rosso e uno zaino che è la sua vita e il suo tutto.

Giulia con lo stomaco in subbuglio per le violenze subite, tormentata fino ad odiarsi e a non perdonarsi, legata ad un senso di caducità, d'incertezza, di radicale insicurezza.

La vita tesse le sue trame, lega destini in sottofondo, poi esplode e invita a dare un senso al disordine.

La notizia di un efferato delitto rimbalza su tutte le televisioni locali e nazionali e Giulia è accusata.

Un incipit malato che non può essere attendibile.

Chiara ha un compito gravoso: dimostrare che Giulia non può essere un'assassina anche se le prove sembrano schiaccianti.

D'improvviso il tempo dell'imperfezione sembra essere arrivato a una svolta e quella storia assai brutta esige verità.

I momenti sono serrati, la ricerca mette in discussione tutto perché le cose bisogna spiegarsele per una specie di appartenenza che è familiarità.

L'autrice in un percorso di somiglianze congiunge Chiara e Giulia smascherando provocazioni e smarrimento.

I riconoscimenti vanno oltre i bivi, le casualità coincidenti disegnano particolari che non possono sfuggire, la tela di Penelope si dipana per svelare l'inganno e, alle volte, tutto è solo questione di prospettiva.

Leggere il cuore significa vincere la pioggia di schiaffi e pugni, incrociare versioni e ricordi, profilare un mondo di appuntamenti che mutano i paesaggi rendendo rinnovata emozione.

Quando la brezza gonfia il mare al di là della rotonda, il buio si mimetizza in una simmetria di luci e di corrispondenze.

"Ci si abbraccia per ritrovarsi interi" sostiene la Merini e, per fortuna, anche se il tempo non nasce giusto, crea sempre un ponte di conoscenza e ognuno trova la sua dimensione che è imperfetta perfezione.


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