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Una storia di stainless

Questa storia è presente nel magazine Una donna racconta donne

ACCADDE IN UNA SERA D'ESTATE

ANNA

146 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 26 novembre 2020 in Thriller/Noir

Tags: #bar #scompartimento #stazione #treno

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- E, allora, adesso hai paura. Perché?
-
È tutto il giorno che non lo sento.
- Non potrà vivere attaccato ad un telefono.
- Non è questo. Attaccato al telefono non ci sta proprio ma non ha
neppure chiamato quando è arrivato.
- Beh' sarà arrivato tardi.
- E a mezzogiorno e nel pomeriggio?
- Ma non è al convegno? Ti sei dimenticata come li organizzano quelli?
Colazione finita alle 8,15, pausa pranzo se ti va bene, pomeriggio da
incubo, serata di gala, il tempo di trascinarti a letto, doccia perché
proprio ti devi lavare e crolli. E non demordono.
-
È che proprio non ci pensa
- Sei qui. Eccome ci pensa.
- Devo riposare.
- Rilassarti soprattutto
- C'è qualcosa che non mi convince.
- Perché non lo cerchi tu?

- E dove? Sai tu dove dormono? E poi si rompe.
- La segreteria del convegno.

- Non sanno rintracciarlo
- Nessuno?
- Mi han detto un giornalista …si chiama…
- E allora!
- Non mi ricordo adesso…
- Lo puoi sempre trovare.
- Non c'è stato per tutto il giorno
- Vedi? Hanno un sacco da fare
- Sarà, ma di solito mi telefona quando arriva.
- Ancora?
- Alla stazione ho aspettato che Carlo partisse…

****
Bene, era finalmente sul treno. Allungò le gambe, si sistemò sul
sedile, tolse gli occhiali, le carte avrebbero aspettato. In sette ore
di viaggio avrebbe pur trovato un momento per riguardarle, adesso
finalmente poteva riposarsi per un po';
****

- E cosa avresti dovuto fare?
- Quello

*****
purché quei due dello scompartimento accanto l'avessero smessa di
parlare a voce troppo alta, sarebbe, forse, anche riuscito a fare un
pisolino. "Cosa avrà Anna sempre di malumore? Non può essere solo
stanca...
*****

- Appunto, hai fatto l'unica cosa che avresti potuto fare. Tornare a
casa.
- Mah, … ma davvero una sera, da sola dopo anni, la passavo a casa da
sola, ad addormentarmi davanti alla televisione, svegliarmi
indolenzita alle due, trascinarmi nel letto con gli occhi gonfi e non
riuscirli a chiudere fino al mattino quando poi ti devi alzare? Ma
davvero…!

*****
Accidenti anche a loro, proprio stanotte devono fare il redde
rationem?". Si sistemò più comodamente, la testa appoggiata allo
schienale, chiuse gli occhi, le voci gli parevano meno concitate
****

- ?
- E anche tu! non guardarmi così. In giro come una scema. Ad un certo
punto sono anche tornata in stazione, al bar e quello stupido
cameriere che aveva consigli da dare ad una signora per bene, "Stia
attenta: di notte qui non gira gente raccomandabile", come se a me
interessasse incontrare le persone della mia vita lì. E poi chissà a
lui…, perché nessuno è capace di farsi i cazzi suoi, mi ha fatto
andare di traverso anche il caffè. Non devo prendere il caffè così
tardi, lo so, ma tanto non volevo dormire,

****
riuscì ad assopirsi, pochi attimi. Il tonfo che lo fece riscuotere
gli giunse attutito al cervello.
****

volevo… ad un certo punto volevo telefonare a Giacomo
- A Giacomo?
- ma tanto non ci sarebbe stato.

****
Però, si rese conto subito dopo, era sicuramente il rumore di qualcosa
che cadeva al suolo. S'alzò, aprì la porta del suo
scompartimento. Un uomo gli passò davanti, passo leggero, un po'
accelerato, si dirigeva alla fine della carrozza. Carlo si rivolse
nella direzione opposta e si portò allo scomparto al suo fianco.


La donna sul pavimento aveva il collo spezzato.
****

Sono andata fin sotto a casa sua, la luce era accesa ma poteva anche
esserci Lucia, Luc
ïetta, la chiama.

****
L'uomo si voltò per richiudere la porta che separava le due carrozze,
Carlo incrociò lo sguardo di freddi occhi azzurri attraverso il vetro
di occhiali senza montatura.
Ebbe paura. Doveva fare qualcosa. Cosa? Prese velocemente la valigia,
la borsa con le carte. Scappare, nascondersi tra altra gente, poi
****

me ne sono andata a nascondermi da un'altra parte.

****
scendere dal treno alla prima fermata, "devo avvertire Anna, devo
dirle dove vado, anche se starà dormendo si spaventerà, ma le passerà in fretta

...Avrà preso qualcosa per dormire. Posso avvertirla domani
mattina"
****

- Sono tornata a casa che già s'incominciava a vedere il sole, ho
aspettato un po', poi sono andata a dormire.

****
Il ritmo della corsa sui binari si faceva progressivamente più lento,
pochi metri e il convoglio si sarebbe fermato. Carlo guardò attraverso
il finestrino: un uomo tendeva ad una donna un pacco, le passava una
valigia. Ecco adesso scendeva. Non era lui. Più avanti quattro
ragazzotti si spintonavano verso il sottopassaggio, là una signora con
una bambina; quello no, troppo vecchio e pesante, nessun altro. Adesso sarebbe sceso.
****

- Ho dormito fino alle 10, poi, tanto era tardi, ho staccato il
telefono.
- Allora, ma se anche Carlo avesse tentato di chiamarti…!
- Non ha telefonato. Lo so, non devi dirmelo tu. Non telefona: agenda
rispettata, "nessuna nuova buona nuova, stai tranquilla. Non sono in
giro in macchina. Cosa può succedere su un treno?"

****
Il fischio diede il segnale della ripresa della corsa. Carlo, la testa
sorretta dal bordo del finestrino aperto, pareva ancora scrutare i
vetri della stazione.
****

- Appunto, sei tu che ti preoccupi inutilmente. Che cosa può succedere
su un treno?



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