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Una storia di Brividogiallo

Amore in agonia

È più facile capire quando l’amore comincia che quando finisce

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2 minuti

Pubblicato il 01 febbraio 2021 in Storie d’amore

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Siamo nel nostro letto.

Tu voltata da una parte, io dall'all'altra.

Chi dei due finge di essere già addormentato per non augurare una notte tanto buona quanto ipocrita?

Tu fingi di essere immersa in un sonno che non è mai arrivato, io faccio la stessa cosa.

Non avrebbe senso tentare l'ennesimo dialogo che, inevitabilmente, ci porterebbe ad allontanarci sempre di più, quindi resto immobile come una sentinella, come un soldato in un campo nemico.

Resto immobile nel buio, mentre le membra cominciano a dolermi, i muscoli induriti dal lungo star fermo e dalla tensione che di notte diventa insopportabile.

E intanto cerco di pensare a quando tutto questo sia iniziato.

Di certo non c'è una data precisa ma cerco di focalizzare nel nostro passato, un periodo in cui ci siano stati i presupposti per questa inversione di tendenza.

Che cosa ha reso i nostri sentimenti chiari, limpidi come acqua da bere, questa palude nella quale ci dibattiamo in un silenzio reciproco, ostinato, apparentemente indifferente.

Niente, assolutamente niente.

Ed è quel niente che ha distrutto un amore che sembrava invincibile.

Avevamo fatto la reciproca promessa di non permettere al peggior nemico di ogni amore, la routine, di infettare tutto quello che stavano vivendo, costruendo giorno per giorno.

Ogni singola giornata, avrebbe dovuto avere una particolarità che l'avrebbe resa degna di essere ricordata.

Non eravamo alle prime armi nelle schermaglie amorose, sapevamo bene quali fossero le trappole in cui un amore poteva cadere, dibattersi a lungo fino a morire sfiancato ed esausto ma ci siamo caduti in pieno ugualmente.

A me sembrava di tenerti ben salda, a te sembrava di potermi trattenere con un dito eravamo un tutt'uno impossibilitati a fare a meno l'uno dell'altra.

Forse sono vere tutte quelle storie sull’uccello del paradiso che si posa solo sulla mano che non lo trattiene, sulla necessità di essere due mondi che si sfiorano e non la fusione in uno solo.

Ma tu eri il mio mondo ed abitavo in te, avrebbero potuto esserci milioni di altri mondi nell'universo ma solo nel tuo riuscivo a trovare quel che cercavo.

Dovrei svegliarti, stringerti, raccontarti che tutte queste cose non sono marcite, non sono gelate, sono lì appena sotto la superficie e basta afferrarle per farle tornare reali e presenti.

Dovrei dirti che andrà tutto bene ma non lo faccio, perché tra tutto ciò che resta, qualcosa ora manca, per sempre. Noi.

Siamo ormai due rette parallele, stiamo prendendo strade diverse che ci porteranno lontano e, per un breve segmento, nella linea infinita del tempo, sentiremo ancora l'eco delle nostre voci, un'eco che si farà sempre più lontana e le parole indistinguibili.

Ho freddo e mi sento solo ma non voglio nemmeno pensare a nuovi volti, nuove notti, nuovi battiti accelerati dall'emozione.

Rischierei di farmi distruggere per sempre.

Questo amore, ormai agonizzante, ha fatto vincere la paura di amare nuovamente.




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