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Una storia di BrunoMagnolfi

Sorrisi armati.

Adesso sono stanca delle tue storie

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3 minuti

Pubblicato il 03 ottobre 2020 in Altro

Tags: #raccontobreve #attualit

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“Adesso sono stanca delle tue storie”, dice lei in modo deciso, stavolta senza neppure alzare minimamente la voce, come se le sue parole fossero soltanto un semplice suggerimento fatto alle orecchie di un amico oppure di un conoscente. Suo marito rimane sorpreso di questa uscita, ma non la guarda, in fondo spesso si sente annoiato persino lui stesso di quello che cerca sempre di inventarsi in certi casi, tanto per mostrare la sua personalità che lui ritiene brillante, divertente, estroversa, capace di maniere intelligentemente spiritose anche quando le cose tutt’intorno non vanno affatto bene, qualche volta evitando, in questa maniera e con queste presunte capacità, di affrontare i problemi stessi così come si presentano. Di fatto prova sempre un leggero brivido di angoscia quando qualcuno attorno a lui parla troppo seriamente di alcuni argomenti che gli pesano, mostrando così, forse proprio come sta accadendo adesso, il lato più evidente di una qualche verità dal sapore vagamente amaro. Si sposta da un lato perciò, offre le spalle a sua moglie fingendo di interessarsi di qualcosa, ma vorrebbe quasi annullarsi adesso, addirittura non essere mai stato lì, o magari uscire al più presto da quella stanza, improvvisamente troppo stretta per affrontare una qualsiasi discussione con lei, ed allontanarsi volentieri dall’argomento che d’improvviso sembra delinearsi all’orizzonte, come se tutto questo gli fosse solo minimamente possibile.

“Spiegati”, le fa allora di rilancio, nonostante abbia compreso benissimo di che cosa voglia parlarle la donna con cui divide l’esistenza da quasi dieci anni. “Forse ho sbagliato qualcosa senza rendermene conto”, dice alleggerendo il tono della voce, alzando le sopracciglia mentre ora la guarda, e mostrandole un debole sorriso che dura appena lo spazio di un secondo. Anche questo è un atteggiamento che lui cerca talvolta di tenere, specialmente in quei casi quando si sente costretto a chiarire qualcosa di sé, e che si dimostrano a suo parere gonfiati di una importanza maggiore di quanto lui vorrebbe, elementi che normalmente cerca di maneggiare con una certa superficialità, senza addentrarsi mai troppo soprattutto nei suoi nascosti convincimenti. Poi si siede, allontanando di nuovo lo sguardo da lei, prendendo in mano un vecchio giornale rimasto sul piano del tavolo, ed affidando tutta la sua difesa ai modi navigati di chi alza le spalle con facilità.

“Lo so che ti ritieni capace di raggirare chiunque, ma nel mio caso oramai ti conosco troppo bene per lasciare che i tuoi giochi funzionino davvero”, fa lei sempre con il tono basso di chi prende le distanze senza innervosirsi. Lui resta in silenzio, non tanto perché non trovi delle parole per ribattere a ciò che sta ascoltando, quanto per il dubbio ben fondato di peggiorare ulteriormente la situazione nella semplice ricerca di accampare delle scuse, dei chiarimenti, tirando fuori delle giustificazioni sparse di qualcosa che al contrario gli appare già evidente persino nelle parole che in questo momento gli giungono alle orecchie. Perciò sceglie un’altra tattica: “d’accordo”, le fa dopo una lunga pausa di silenzio; “che cosa vogliamo fare adesso, forse tenerci il broncio per qualcosa già avvenuto, magari scontrarci per ricostruire i fatti o le occasioni, oppure prendere dei provvedimenti senza neppure uno scopo troppo preciso; lo puoi fare, se vuoi, ma io non mi ritengo d’accordo, ed ecco tutto”. Lei lo guarda, sa che non può passare sopra a quanto accaduto come se niente fosse successo, però non le va neppure di intavolare una guerra casalinga che non porterà mai a nessuno dei due niente di buono. “Mi piacerebbe tu fossi diverso”, gli fa allora, comprendendo immediatamente il tasto falso così toccato. “Questo è impossibile”, dice lui, mostrandole un’altra delle sue espressioni da giullare. Lei allora lo guarda e poi sorride. Ma forse di sé, più che di lui.


Bruno Magnolfi


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