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Una storia di veronicacailleach

Questa storia è presente nel magazine Educazione erotica

Woods fantasy

151 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 03 agosto 2019 in Erotici

Tags: #dominazione #sesso #etero #masturbazione #bosco

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“There is a pleasure in the pathless woods.”

- Lord Byron


“Bellissimo ragazzo con occhi azzurri va benissimo.”

Mi strappi un sorriso con questa frase, quando ti chiedo sotto che nome salvare il tuo numero.

In effetti, è ciò che ho pensato quando ti ho visto in foto.


In mezzo a dozzine di messaggi da parte dei soliti sfigati in cerca di scopate facili, il tuo modo di scrivere ha subito attirato la mia attenzione. Così elegante e ironico al tempo stesso.


Mi piacciono gli uomini che sanno cosa vogliono e lo dicono chiaramente. Tu volevi me.


Ci incontriamo in un pomeriggio di metà aprile. Fa ancora freddo e il mio giubbino viola di pelle è forse troppo leggero. Indosso un maglioncino blu, jeans e Converse bordeaux.


Ti incontro in una via affollata di gente per via del mercato settimanale.

La prima cosa che mi colpisce di te sono i tuoi occhi azzurri. Percorro con lo sguardo la tua mascella squadrata, i tuoi bei lineamenti e i ribelli riccioli castani. Il tuo sguardo e il tuo sorriso angelico nascondono in realtà un’anima luciferina. Ma in quel momento ancora non ne sono consapevole.


Facciamo una passeggiata verso il centro, parlando del più e del meno. Si sente una specie di elettricità fra le nostre braccia che si sfiorano. Adoro il tuo accento fiorentino, potrei ascoltarti per ore.


Ci sediamo sul muretto che circonda il castello sulla piazza centrale del paese. Appoggi le mani dietro di te, sei molto a tuo agio. Sei sicuro di te. Evidentemente sai che effetto fai a una donna e sfrutti la cosa a tuo vantaggio. Cominci con qualche domanda provocatoria per tastare il terreno.

“Conosci il BDSM?”

“Be’…in realtà, mi è sempre piaciuto essere dominata da un uomo. Ma non tanto a livello fisico, quanto invece quello mentale. Adoro lasciarmi andare e consegnare il mio piacere nelle mani di lui…”

“Sei mai stata legata e bendata?”

“Sì, certo…e mi piace molto…”

“E dimmi, ti piace essere provocata in pubblico?”

“Sì…direi che mi eccita proprio.”

“Qual è una fantasia che desideri realizzare?”


Mi piace questo tuo modo di porre queste domande, con una naturalezza che pochi hanno e col sorriso di chi sa dove vuole arrivare. Perché in quel momento la tua mano destra scivola dietro il mio ginocchio sinistro, accarezzandomi, per poi sentire che mi afferra con una presa salda.


Adesso mi stai provocando apertamente. La cosa ha senza dubbio effetto, perché ti rispondo con un brivido nella voce che mi fa balbettare leggermente.

“Ehm…dunque…pe-penso che se dovessi sceglierne una in questo momento, direi che mi piacerebbe farlo in un bosco…”

“Ah sì? Magari col rischio di essere scoperti?”

Nel mentre continui ad accarezzarmi la gamba con decisione, fissandomi negli occhi.

“Sì, penso che questa cosa mi ecciterebbe ancora di più…”

“Conosci un bosco nelle vicinanze?”


Eh? Cos’hai in mente?


“Uhm…fammi pensare…be’, ce n’è uno dietro casa mia, ma sono anni che non ci entro e non so come sia ora…”

“Allora cominciamo a incamminarci…”


Mi alzo e ti faccio strada. Mentre camminiamo mi guardi come se stessi studiando cosa fare una volta arrivati dove volevi.


Siamo all’ingresso del piccolo bosco. Dopo poco ne esce una signora che portava a spasso il suo cane. Bene, sicuramente ci beccano, penso, indecisa sul da farsi.

“Dai vieni, vediamo un po’ com’è…”

Mi inviti a seguirti sul sentiero di terra umida per la pioggia del giorno prima. La curiosità ha la meglio sulla diffidenza e ti raggiungo.


Ci incamminiamo nel bosco tra i salici, che danno sul vicino corso d’acqua, e le querce. Raggiungiamo la zona delle ginestre e a quel punto abbandoniamo il sentiero, addentrandoci tra gli alberi.


“Sei sicuro che di voler andare così in là?”

“Voglio trovare un punto dove non possa venire a disturbarci nessuno. Non vuoi realizzare la tua fantasia?”, mi dici voltandoti verso di me con un sorriso diabolico.

Mi sento avvampare in viso. Non solo, sento anche una fitta di piacere nel basso ventre.


Sto per realizzare una delle mie fantasie di sempre con te, un perfetto sconosciuto, che sa essere molto convincente, oltre che dannatamente sensuale.


Avanziamo verso il centro del bosco, dove i tigli si stanno ridestando dal lungo sonno invernale e le loro piccole foglie si fanno annunciatrici della bella stagione. Troviamo un grosso cartello, consumato dal tempo e dalle intemperie, che ci dice che siamo esattamente in mezzo alla piccola foresta.

Ci guardiamo attorno e il fitto dei rami sembra nasconderci da qualsiasi sguardo indiscreto.


Senza dire nulla, mi prendi il viso tra le mani e mi baci avidamente, mordendomi le labbra, quasi come a volermi divorare.

Le mie mani scivolano sulla tua giacca verso la schiena e la stringono, per far sì che il tuo corpo sia avvinghiato al mio.


Mentre continui a baciarmi sempre più affamato, le tue mani fanno scivolare verso il basso la zip della mia giacca di pelle. Poi scivolano sotto il mio maglione, risalendo sullo stomaco e insinuandosi sotto al reggiseno. Mi afferri entrambi i seni, stringendoli con forza. Poi mi pizzichi entrambi i capezzoli, strappandomi un gemito di dolore.

“Sappi che siamo solo all’inizio…”, mi dici interrompendo per un secondo i baci.


Mi sollevi il maglione e il reggiseno, i miei capezzoli già duri che si inturgidiscono ancora di più a contatto con l’aria fredda.

Ti abbassi su di me e cominci a succhiarli e mordicchiarli tra i denti, mentre ti stringo la testa verso di me e mi mordo il labbro inferiore, guardandoti.


I morsi scendono sulla pancia, poi ti metti ad armeggiare con la mia cintura per aprirla e con un gesto veloce, mi sbottoni i jeans e tiri giù la zip.

“Sentiamo quanto ti fa bagnare la mia lingua”.

Mentre lo dici, mi abbassi le mutandine, mi allarghi un po’ le gambe e sento la tua lingua umida insinuarsi tra le mie labbra. Ti concentri sul clitoride con movimenti rapidi e decisi, strappandomi dei piccoli gemiti. Non ci vuole molto perché la tua barba curata sia intrisa dei miei umori.


“Cazzo, quanto ti bagni e pure in fretta…sei adorabile.”

Infili il dito medio, che scivola dentro velocemente, seguito subito dall’anulare. Succhiandomi il clitoride, cominci a muovere le dita dentro a uncino e io sento le gambe che stanno per cedere. Mi rendo conto di essere davvero eccitatissima. Te ne accorgi anche tu dai miei gemiti e mi dici: “Non venire, dimmi quando ci sei quasi…”

Passano un paio di minuti scarsi prima che riesca a dire: “Basta, fermati…”

Ti rialzi subito e mi baci, bagnandomi il mento dei miei stessi umori.


Ti stacca da me e mi dai uno schiaffetto sul viso, tenendomi poi per il mento.

“Ora fammi vedere quanto sei brava a farmelo diventare duro.”


Mi spingi la testa verso il basso, facendomi inginocchiare. Ti apro la cintura e i jeans, facendoti sentire il mio respiro caldo da sopra i boxer e inspirando il tuo odore di maschio.

Non ce la faccio più, voglio sentirlo duro tra le mie mani e sulla mia lingua.

Te lo tiro fuori, noto che sei già un po’ eccitato e soprattutto che hai un cazzo stupendo, sembra quello di un dio greco scolpito nel marmo.


Ti sego con una mano e lo prendo in bocca come affamata. Hai un sapore così intenso, che mi fa bagnare ancora di più. Comincio a succhiartelo forte e dalle tue labbra ti sfuggono dei gemiti che mi fanno capire di essere sulla frequenza giusta.


All’improvviso, mi afferri la testa e me lo spingi fino in gola, finché le tue palle non sbattono contro il mio mento, emettendo un lungo gemito colmo di soddisfazione.

“Ohhh sì, cazzo…così…prendilo tutto, fino in fondo…”


Ora mi stai scopando forte la bocca, tenendomi la testa per darmi il ritmo. La mia saliva ti cola lungo l’asta, sulle palle, fino a gocciolare per terra. Sento gli occhi lacrimare, ma adoro avere il tuo cazzo durissimo piantato in gola.


Ti sfili dalla mia bocca e mi dici: “Ora girati, appoggia le mani a quel tronco e mettiti a novanta.”

Seguo i tuoi comandi, mentre sento che apri un preservativo e te lo infili.


Ti fai strada dentro la mia figa ormai grondante di umori, riempiendomi completamente. Sento ogni vena pulsante sul tuo cazzo, mentre ti muovi dentro di me, dandomi colpi lenti, ma profondi.

Mi afferri i capelli e avvicini il viso al mio orecchio per sussurrarmi: “Ti piace così…o…così?”, cominciando a scoparmi più veloce, sempre fino in fondo.

“Ahhh…sì, così…scopami…”

“Sì? Che brava troia che sei…allora ho un’altra sorpresa per te…”

Ti sfili, fai cadere un po’ di saliva sul cazzo e me lo appoggi al buco dietro.

“No, aspet…ahhhhh!”

Il primo affondo fa male. Ti muovi piano e il mio bel culo rotondo si abitua in fretta alle tue notevoli dimensioni.


Ti pieghi su di me e con una mano cerchi il mio clitoride e mi masturbi veloce, scopandomi forte il culo.

“Voglio che vieni, ora!”

È troppo, mi gira la testa da quanto sono eccitata da te, dalla situazione, dai tuoi movimenti.

Vengo mordendomi le labbra per limitare il volume dei forti gemiti che mi scuotono, con le gambe che mi tremano e diventano instabili.


Scivoli fuori da me, sfili il preservativo e ti seghi veloce.

“Inginocchiati, apri la bocca e tira fuori la lingua. Voglio farti bere tutto…”

Eseguo il suo ordine, per poi sentirmi schizzare fino in gola fiotti di sperma che sembrano non esaurirsi mai.

Ingoio tutto e poi ti afferro il cazzo per ripulirlo bene, mentre il tuo respiro ritorna alla normalità.


Ci rivestiamo in silenzio, cercando poi il sentiero per uscire dal bosco, che è appena stato testimone silenzioso di un piacere primordiale.


“Vieni”, mi dici porgendomi una mano per farmi scavalcare un grosso ramo caduto.

Camminiamo silenziosi, per poi guardarci e sorriderci.


Appena usciti dal bosco e arrivati alla strada, sento un “Ciao!”

“Ehi, ciao!”, rispondo.

Allontanandoci, mi chiedi: “La conosci?”

“Veramente è la mia vicina di casa…” e scoppiamo entrambi in una fragorosa risata.


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