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Una storia di Katzanzakis

Solo una questione di contesto

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3 minuti

Pubblicato il 07 dicembre 2018 in Altro

Tags: #bambole #soffitta #complicit

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Avete mai notato quale importanza possa assumere il contesto “nelle mani giuste”?


Pensa ad una bambola nel cesto giochi di una bambina o sulla mensola sopra il suo letto, insieme ad altre bambole o a pupazzi di pelouche.


Immagina la stessa bambola, da sola, su di un ripiano ai piedi del letto, una luce intermittente al neon che dalla finestra la illumina, mentre sembra osservare, con strana fissità, la bambina che dorme…

Oppure, in modo ancor più inquietante, osservala appoggiata sul davanzale della finestra di una casa diroccata, un’orbita è vuota, mentre i lampi di un temporale improvviso a tratti la riportano alla luce, a tratti la restituiscono all’oscurità…


Dici che una bambola è sempre inquietante?

Forse è vero, le bambole vivono dell’eredità antica di migliaia di generazioni di bambine che le hanno coccolate, abbracciate, spogliate, rivestite, A CUI HANNO RIVELATO TUTTI I LORO SEGRETI, cose spesso banali, talora inconfessabili, solitudini, speranze: “quando sarò grande…”, le prime delusioni…

Hanno conosciuto la totale appartenenza, fino a letti condivisi sotto lenzuola profumate, ma anche soltanto l’abbraccio umidiccio, il calore salivare di piccole per cui rappresentavano l’unico tesoro, fedeli confidenti di chiacchiere immaginarie, con le prime intuizioni adulte prima dell’addormentamento, ed il più totale abbandono

in soffitte polverose, in antichi bauli soffocanti o, peggio, in bidoni dell’immondizia, le pose scomposte, talora smembrate, private dell’austera dignità esibita al momento dell’acquisto quando erano ancora prive di vita…


Vi siete mai interrogati sulle complicità tradite?


Immaginate una bambina che, in una soffitta, poco per volta vede scorrere le sue stagioni, come luce solo quella di candele che sembrano consumarsi troppo in fretta, il movimento distratto e ormai inconsapevole di un fiammifero sulla grafite rugosa e ne hai accesa un’altra, mentre racconti di sogni, dell’orrore alle spalle, della vita a venire: “come sarà baciare un ragazzo? e avere un bambino?”, mentre si accumulano le ore, i giorni, i mesi, gli anni, come in un contenitore vuoto aperto sul buio.


E tu sei lì e soffri con lei, piangi le sue lacrime, mai un attimo di distrazione mentre l’ascolti, perché lei è il tuo mondo, a poco a poco la tua stessa vita è sigillata nell’alternanza buio, luce di candela, buio, in quelle mani che ti stringono, ti accarezzano, nello schiudersi dei denti mentre lei ti parla, nei suoi occhi quando ti guarda, nel suo cercarti all'affiorare di un incubo improvviso….

Poi non le basti più, decide di iniziare un diario, sta diventando adulta, all’inizio ti confida quello che sta scrivendo, ma poi riesci solo a sentire il rumore del pennino sul foglio e non sai se sta parlando anche di te, NON SAI PIU’ CHE COSA PENSA, sono finiti i sogni condivisi, le piccole attenzioni che interrompono la routine delle giornate sempre uguali, i giochi…


E ti senti dapprima ferita, poi rappresa in un dolore da cuore di gomma, privo del sollievo di lacrime tue e infine coagulata in un risentimento freddo.


E’ curioso come la gente ignori la capacità che le bambole hanno di comunicare tra loro: sono pensieri fluttuanti nell’aria, sensazioni comuni, richiami che originano da una funzione condivisa come tra gemelli siamesi.


Anche la piccola Greta, la figlia del freddo oberleutnant della Gestapo, aveva una bambola per amica e confidente.


E certo non si poteva permettere che una povera bambina ebrea vivesse tanto a lungo chiusa in una soffitta buia…



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